sabato 17 ottobre 2015

M come Moderatrice




M come Moderatrice!
Oggi 17 ottobre, alle ore 17,
c/o il Centro Commerciale IperCoop di Mirabello,
a Cantù,
la talentuosa tradautrice e amica
Edy Tassi,
presenterà il suo ultimo romanzo,
EFFETTO DOMINO

Moderatrice dell'evento
Marina Montorfano
aka
M as Me
Io!



Ho parlato di Edy e del suo romanzo di esordio
Ballando con il fuoco.



Ho segnalato la sua presentazione del suo secondo libro uscito all'inzio di luglio.



Ho curato la fotografia dei luoghi di Effetto Domino, seguendo e ritrovando con Edy stessa attraverso le pagine, le suggestioni che con grande arte riesce a creare attraverso le sue descrizioni.



E con grande entusiasmo questo pomeriggio ci ritrovate insieme, vivaci ed appassionate, a raccontarvi un po' di questo Effetto Domino.
Vi aspettiamo!
M as me




mercoledì 7 ottobre 2015

M come Mercoledì. M come Memoria




M come Mercoledì sette ottobre 2015

M come Memoria
Ricordare. Menzionare. Nominare.
Commemorare. Celebrare. Far pensare.
Tenere nel cuore. Avere presente.
Richiamare alla mente.
Tutto questo è memoria!



In questo mese di ottobre, 
in tutto il mondo, si informa e si parla di BabyLoss.
Si ricordano i tanti bambini desiderati, amati, 
vissuti e che si son fermati troppo poco nelle pance, 
nelle Terapie Intensive e nelle braccia di chi li ha amati.
E continua ad amarli.
Silenziosamente esistiti nel loro Mare.
Per qualche settimana, qualche mese. 
Nati e per poche ore o pochi giorni rimasti con le loro famiglie.
E che con sé hanno portato via, 
in un attimo veloce e tragico come una diagnosi 
e l'ultimo battito del loro cuore, 
sogni, speranze e tutti i progetti.

Nell'irreversibilità di quegli istanti
si affronta tutto il misterioso che la vita porta con sé.
Che si fa fatica anche a pronunciare, a leggere e a scrivere, 
ma che è l'unica certezza e la sola garanzia 
che riceviamo e doniamo con la vita.
La morte.

Ma nel "ri cor dare", 
osiamo (to dare in inglese significa osare!) 
portare nel cuore, 
richiamare alla mente, dire, raccontare di loro.
Di questi bambini. 
Ed ogni genitore sceglie come ricordarli. 
E come affrontare l'elaborazione della loro morte.
Che è un lutto grande.
Come spesso scrivo, 
probabilmente direttamente proporzionale a tutti i giorni 
che questi piccoli
uomini e donne non vivranno mai.





Dal 2006 in Italia opera un'Associazione, 
CiaoLapo Onlus,
visitate il sito cliccando Q U I,
fondata dai genitori di Lapo, 
bimbo arrivato e amato e nato in silenzio 
pochi giorni prima del giorno in cui tutti aspettavano di abbracciarlo!
Claudia Ravaldi, sua madre, 
Alfredo Vannacci, suo padre, 
entrambi medici,
hanno creato questa Associazione e questa rete di sostegno serio e professionale.
E da quel giorno, anche da noi, 
a chiunque dovesse capitare la tragedia disumana 
e spesso dalla società sottovalutata e sminuita, 
di una morte di un figlio durante la gravidanza o subito dopo il parto, 
per qualsiasi causa o scelta, 
può contare su un sito e una realtà che è abbraccio, 
conforto, condivisione e consapevolezza.
Ma anche ricerca, prevenzione e informazione sul territorio 
e in cooperazione con le associazioni mondiali.



In questo mese di ottobre l'Associazione CiaoLapo Onlus, 
sarà presente in più di 50 piazze italiane con più di 100 eventi per ricordare!
Qui l'elenco completo www.babyloss.info

Questi bambini ci hanno resi genitori e tali resteremo per sempre.
Occuparsi di un figlio, anche se morto, richiede tempo, cuore, passione, amore.
E scrivere il loro nome, 
accendere una luce in loro ricordo, 
far volare un palloncino non è altro che un mezzo per esprimere il nostro dolore. 
Ma soprattutto l'amore immenso ed infinito per loro.
Che continua oltre la loro vita troppo breve.



Rimangono pensieri, immagini, 
sogni infranti, presenze che sono più forti della loro assenza.
Il nostro voler celebrare la loro vita, 
è un estremo atto di consapevolezza, 
lucidità, cura, oltre il dolore e il silenzio che spesso la società ci impone.

"Perché era ancora piccolo. Perché doveva andare così. Perché tanto ne farai altri."
E invece quel bambino o quella bambina rimane un figlio e una figlia amati.
RICORDATI! Ricordati...
Insostituibili. Di un valore inestimabile. 
Parte della nostra famiglia. Della nostra storia.
Questi piccoli bambini sono l'emblema della vita.

immagine ArisBlog


Come sapete sono la mamma anche di una bambina, Sofia,
che è vissuta 48 ore dopo la sua nascita,
avvenuta a termine di gravidanza, nel 2011.
Sofia è invisibile ma è mia figlia. 
Rimane tale. 
E ricordarla durante i tanti eventi a livello internazionale 
organizzati delle associazioni che donano supporto alle famiglie di queste piccole vite, 
non mi rende una madre impazzita, 
o che ostenta la sua morte, o che non ha probabilmente voluto accettarla. 
Nulla di tutto questo.
Semplicemente questa volontà fa di me una madre 
che ha nel cuore sua figlia Sofia,
ed ha voglia di ricordarla, 
di scrivere qualche volta il suo nome, 
e non è che capiti spesso di farlo,
di celebrare la sua seppur breve vita e 
far un pochino di spazio per lei in un presente ed in un futuro 
che non le appartengono 
ma di cui lei farà sempre e comunque parte.

immagine Madebyme Malone

Nelle mie lacrime e nei miei sorrisi, lei è e c'è.
Nella mia di vita, lei vive.
E non ci trovo nulla di triste in questo mio e nostro ricordare.



Sono riconoscente a CiaoLapo Onlus che permette di rompere il silenzio 
intorno al nostro amore per questi nostri figli.
E insieme ai genitori dell'Associazione,
saremo in 

Piazza San Fedele a Como, dalle ore 15.30,
il giorno 15 ottobre!
Segnate questa data! 



Nel mondo rappresenta la giornata internazionale per il BABYLOSS 
e si concluderà con la bellissima Onda di luce che avvolgerà il nostro pianeta.
Ovunque si accenderà una candela tra le 19 e le 20 
e seguendo i fusi orari, 
illumineremo il mondo per dire 
che la vita non dipende dalla durata, 
ma dall'intensità del valore dati ad ogni singolo battito del cuore! 

Per chi si vuole unire a noi alle 18.30 ci sarà il lancio dei palloncini.
Ma prima:
Ore 16 laboratorio per i bambini con truccabimbi
Ore 17.45 lettura di una fiaba accompagnata dalla magica musica dell'arpa celtica.
E alle 19 illumineremo Piazza San Fedele con l'accensione di centinaia di candele!



Il 17 ottobre invece, alle ore 21, 
potrete assistere alla proiezione del film
Return to Zero
(in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano),
presso la sala Ottagono a Fino Mornasco (Como)
 e seguire il dibattito che ne seguirà
con operatori e pubblico presenti.



Ogni giorno però, quando ce lo sentiamo, 
quando ci va, nel mese della loro nascita, il giorno della loro morte, 
sempre o magari di rado, o anche mai, 
portate rispetto per le scelte che faremo.
Per ricordarli. Per non dimenticarli.
Non permettete alla paura, 
alla cultura della non accettazione della morte come parte imprescindibile della vita, 
di giudicare, di evitare, 
di escludere un genitore in lutto ed i loro figli invisibili dalla loro vita.
Ne guadagnerete non solo in consapevolezza, serenità
ma la prospettiva della vita sarà più piena 
e anche le piccole cose che spesso diamo per scontate, 
acquisteranno valore.
Buon mese di Ottobre 2015!
Buon Babyloss awareness month!
E buon mercoledì, con M as me!


mercoledì 30 settembre 2015

M come Mercoledì 30 settembre con le emozioni




M come Mercoledì.
Di Emozioni.
Inside Out docet.
L'avete visto il film della Pixar in programmazione nelle sale cinematografiche in questi giorni?
Parla di emozioni.
Massimo Gramellini nel suo Buongiorno 
ne elogia il pregio di aver osato parlare di tristezza 
ed averla inclusa come una necessità al pari, e forse più importante, della gioia,
per il raggiungimento della serenità.
E, in una società egoista e che deve apparire, essere anche, a volte, tristi,
 non è di moda.
Cosa ci passa per la testa?
E' interessante considerare che il punto di vista delle emozioni nel film, 
non si trovi nel cuore, bensì, come in effetti è, sia una questione cerebrale.
Ad ogni emozione, almeno a quelle considerate, è stato affidato un colore.
Tristezza azzurro.
Paura viola.
Disgusto verde.
Rabbia rosso.



E in effetti, a chi non è capitato di vedere tutto nero qualche volta?
Da sempre i colori hanno aiutato ad esprimere visivamente un sentimento.
Il film affronta poi in maniera seria, ovviamente semplificata, 
tutto il funzionamento fisiologico della psiche.
Ricordi base. Isole della personalità.
Archivio. Memoria a lungo termine. 
Frammentazione. Destrutturazione dei pensieri.
Subconscio. Deja vu. Pensiero critico.
Chi li conosce li comprende. 
Chi come me poco è addentrato nella materia, 
cerca di prendere
le notizie che emergono dal film.
Per me un po' confuse e non così chiare. 
Il problema potrebbe essere solo mio, in questo caso.
Oltre alle emozioni protagoniste si intrecciano la serenità, 
la gratitudine, l'allegria, la simpatia, 
l'ironia, l'insolenza, la solitudine, 
l'infelicità (che non è la tristezza), il coraggio, la paura.
I sentimenti che ci "agitano" sono tanti e le sfumature, 
se vogliamo continuare a parlare di colori, davvero moltissime.



Mentre guardavo il film mi sono immedesimata nella bimba undicenne protagonista 
e mi sono resa conto di quante volte ci sforziamo ad essere felici a tutti i costi.
E a volere che gli altri lo siano.
Il suo è un impegno costante e faticoso e,
attraverso il continuo pretendere dell'emozione Gioia, 
di essere per forza senza preoccupazioni,
alla fine si ottiene un effetto di frustrazione e di occultamento
delle nostre impressioni, tutte.
Rendendoci grigi. Apatici. Antipatici. Incolori.



A volte piangere fa bene. E' una necessità. 
Una espressione di un'emozione.
Anche per noi adulti.
E poco importa se gli altri ci criticano per questa nostra sensibilità, 
e Gioia nel nostro cervello si innervosisce, 
è terapeutico e fa parte del nostro modo di esprimere le emozioni.
Tutte.
Dal film, non in modo eclatante secondo me, 
emerge questa importanza di lasciare ad ogni sentimento il suo valore.  
Escludendo la possibilità che nessuno si sostituisca ad un altro.
A meno di non perdere la nostra spontaneità e la nostra innocenza.

Non ho mai sopportato la frase "andrà tutto bene".
La vita e gli eventi andranno come andranno.
E sarà solo la nostra capacità di reazione agli stessi 
e la nostra attitudine a fare, eventualmente, la differenza.
E di sicuro non è annullando delle emozioni che saremo in grado di modificare le cose.

E sopporto ancora meno chi per strada esordisce con "Tutto bene?!?!".
Che è un modo per dire che non ne vuole sapere di ciò che provi 
e di come ti senti. 
E' solo un estremo atto di non accettazione delle emozioni.
Le proprie (reazioni) e le altrui (emozioni).

La felicità non è costante ed eterna.
O forse lo è in quanto accompagnata ad altre sensazioni ed emozioni.
E la tristezza prende colore con l'ascolto e l'empatia e l'accoglienza della stessa 
come veicolo per poter apprezzare ed abbracciare anche la felicità.

Il discorso sarebbe ampio. Articolato. E anche complicato.
La Pixar l'ha affrontato in maniera forse troppo rapida e semplicistica.
E ad un certo punto sembra che tutto diventi ancora più banale per poter far finire il film.
Hanno voluto sottolineare il potere di avere una famiglia e della
serenità che ne scaturisce.
L'importanza della percezione delle emozioni che magari gli altri cercano di celare.
Il non ironizzare sui sentimenti altrui.
Il considerare tutti i punti di vista.
Anche quelli più remoti.
Le metafore sono spettacolari come da un cartone animato ci si aspetta che siano.
I ricordi e i pezzetti della nostra testa che perdono colore senza entusiasmo e obiettività nel considerarli.
Lo zuccheroso Bing Bong che sparisce perché la protagonista cresce e perde la capacità di immaginare.
L'isola della "stupidera" che lascia spazio a quella della pubertà.
La confusione dei sogni.
Frasi ad effetto che ci permettono di realizzare che anche 
"un broccolo può far paura al pari di una cantina buia".
Tanti dettagli, tante riflessioni, molti spunti.
Troppi e confusi, tutti.
E l'immediatezza secondo me deve essere fondamentale in un film.
Soprattutto se così carico di messaggi che vogliono provocare reazioni ed emozioni.
L'alternativa è che non ne passi nessuno.



Il messaggio che più mi è piaciuto, e sicuramente uno tra i tanti preziosi del film,
è per chi non solo è in grado di recepirlo, ma lo desidera trovare.
Forse, giudicare gli altri per le loro emozioni, non è giusto.
Mai.
E la nostra pretesa di essere felici e di pretendere felicità siano insensati.
Quella da sola, poco può fare.
Volere essere SOLO felici non è solo desiderare di esserlo.
Una differenza piccina. Banale. Ma che fa grande differenza.
Sarà un insieme di emozioni, la resilienza e anche l'ascolto e l'abbraccio esterni, 
che ci porteranno ad essere anche felici.



Uscendo dal cinema ero commossa.
Soprattutto perché spesso non comprendiamo quanto una parola detta 
venga recepita da un altro 
con un contesto emozionale completamente differente 
e con una prospettiva a noi sconosciuta, 
e quanto possa davvero cambiare il colore della sua giornata.
E allora forse, più che un elogio alla tristezza, 
questo film credo volesse essere 
un portare alla luce l'importanza dell'accoglienza delle emozioni.
Le nostre e quelle degli altri.
E a volte, immedesimarsi e compatire è il segreto per essere più felici. 
Tutti.
Io vi auguro un sereno mercoledì.
M as Me





mercoledì 23 settembre 2015

M come Madre! La grande Madre.







M come Madre!
M come Mostra!
Mostra a Milano intitolata La Grande Madre!

A Palazzo Reale. In Piazza Duomo 12.
Oggi, Mercoledì 23 settembre 2015,
 cercherò di raccontarvi una mostra.
Che è un po' come "ballare sull'architettura".
Praticamente impossibile.
Ve la raccomando. Però.
Perché curata estremamente bene.
Da Massimiliano Gioni.
Completa e commovente.
Poderosa ed estremamente coinvolgente.

Gertrude Kaesebier. Adoration.
Foto Masme

E racconta di un amore estremo ed unico.
Come quello e solo di una Madre per i propri Figli.
Si sviluppa in 29 sale.
E attraversa la storia di questo legame attraverso l'osservazione attenta 
e le prospettive che l'hanno giudicata e trasformata.
Un amore dichiarato e rappresentato attraverso 
l'arte visiva, figurativa, scultorea, letteraria.
Ma anche vissuto ed interpretato da manifesti, video, installazioni, fotografie.
La Grande Madre offre un viaggio profondo e ampio 
di questo sentimento che va oltre la maternità. 
Raggiunge legami primordiali con la natura.
Si intreccia con miti e tradizioni di culture diverse.
Molti gli artisti presenti.
Tanti i pensatori e i critici che li hanno amati.
Ed hanno raccontato e parlato de La grande Madre.
Citarne alcuni tra i tanti è difficile: 
Edvard Munch, Freud, Marinetti, Rosa Rosà, Mina Loy, 
H. Hoch, Kafka, Duchamp, André Breton, Dalì, Frida Khalo, 
Lee Miller, Dorothea Tanning, Diane Arbus, 
Dorothea Lange, Marisa Merz,Sarah Lucas, Yoko Ono, 
Nicole Eisenman, Cattelan, Cathy Wilkes, Matt Mullican.

Nari Ward. The amazing grace.
Foto Masme

Dall'Ottocento fino alla seconda metà del Novecento.
Fino ad arrivare a noi.
Toccando storia e cultura attraverso 
anni di fermento e vivacità artistica mondiale.
Con protagonista La grande Madre.
Per terminare nell'ultima sala 
con uno spazio dedicato alla perdita, all'assenza e al ricordo.
Nulla è tralasciato. 
Tutta l'immensità ed il mistero vengono vissuti attraverso le opere presenti.
Ognuno di noi, in base alle sue conoscenze, 
alla sua storia, alle sue passioni, 
affronterà la visita di questa mostra e si soffermerà a riflettere 
e ad ammirare le opere che più attireranno la loro attenzione.

Matt Mullican. Sleeping Child.
Foto Masme

Termino riprendendo il concetto che descrivere le mostre è veramente impossibile.
E' arte. 
E ciò che trasmette rimane obiettivamente qualcosa 
di intangibile ma fortemente emozionale 
e presente sotto forma di energia ed esperienza personale.
Commovente ed entusiasmante.
Come solo l'amore. L'arte. La vita.

Se vi va, fino al 15 novembre.
La Grande Madre.
Buon mercoledì,
M as me

Con me è venuta mia figlia.
A lei ha colpito un film muto del 1900.
Bianco e nero.
Di Alice Guy-Blaché.
Un piccolo corto, di un minuto, in cui una "Fata dei Cavoli"
girando per un orto,
con un tocco di magia, dai cavoli, ne estraeva piccoli neonatini nudi.
Sono passati 115 anni.
E per una bambina del nuovo secolo,
è parso così strano che dei bambini potessero
credere che fosse la fatina a portare i figli.
Ma lo ha rivisto 20 volte.
Affascinata ed interessata e curiosa.
In ammirazione.
Anche questa è la magia de La Grande Madre!

mercoledì 16 settembre 2015

M come Martino!



M come Martino!
San Martino!
Oggi, in questo grigio e piovoso e tipico Mercoledì autunnale, 
in una città in fermento per l'imminente inizio della "Festa del Legno", 
parlerò di meteorologia.
Solitamente non lo faccio mai. Anzi, proprio del parlare del tempo, non mi interessa.
Ma siamo a metà settembre e dopo una bella estate calda 
(personalmente sempre e comunque troppo breve) 
ci siamo ritrovati con questo tempo decisamente fuori stagione.
E' solo il 16 e questa nebbiolina, 
questa pioggia e questa umidità, anticipano un autunno che è si alle porte, 
ma per cui non eravamo forse pronti.



Mentre portavo a scuola la mia bambina, 
a piedi con l'ombrello, mi ha chiesto se l'estate fosse veramente finita 
e quando avrebbe rivisto il sole e il cielo azzurro.
Le ho risposto che l'"Estate indiana" è una certezza, 
e che di sicuro prima delle rigidità dell'inverno 
avremmo avuto una settimana di tempo bello e temperature miti.
Mi ha guardato incuriosita e mi ha chiesto di ricordarle cosa fosse l'"Indian Summer".

Le ho detto che in Italia è conosciuta soprattutto come l'"Estate di San Martino".
Ed è un periodo di tempo in cui il clima straordinariamente, 
da umido e freddo e piovoso e grigio, 
diventa dolce e caldo, secco e soleggiato con il cielo azzurro e limpido 
e le temperature sopra le medie stagionali.



"E quando arriva questa estate di San Martino, mamma?"
In effetti non c'è un giorno esatto 
ma da noi che abitiamo nell'emisfero nord, 
può capitare tra la seconda metà di settembre e al massimo metà novembre.

"Cosa c'entra San Martino?"
Gli agricoltori, che una volta osservavano il meteo e il clima per il loro raccolto, 
e non avevano la televisione e la app per le previsioni del tempo, 
sapevano che verso metà novembre, di ogni anno, c'era questo repentino cambio di clima.
Come fosse quasi un ritorno d'estate.
L'11 novembre è appunto San Martino, per cui decisero di chiamarla l'"Estate di San Martino".



Osservarono inoltre che subito dopo arrivava un'ondata di freddo e gelo 
con poca differenza di temperatura tra la notte e il giorno.
E che quindi anche l'autunno, con questo regalo illusorio se non di estate, di primavera inoltrata,
 avrebbe lasciato tempo all'inverno.
Una leggenda narra inoltre che San Martino, 
che non era chiaramente ancora santo, 
stava percorrendo una strada con il suo cavallo. 
Faceva molto freddo e pioveva forte ed incontrò un anziano senza vestiti tutto infreddolito.
Martino, senza pensarci prese il suo mantello e glielo porse 
ma proprio in quel momento non solo i mantelli divennero due 
ma il tempo immediatamente diventò sereno e mite.
E quel tempo fuori stagione e particolarmente clemente durò tre giorni e mezzo 
il tempo che servì a Martino, 
incredulo del miracolo e convinto che stesse semplicemente sognando, 
di arrivare a destinazione e trovare riparo, prima che arrivasse neve e gelo.
Da questa storia in molte località ci sono ancora dei detti popolari 
che fanno riferimento proprio a questo racconto.
San Martino... tre giorni e un pocolino!
San Martino... si veste il grande ed il piccino!
Inoltre un grande poeta italiano, 
Giosué Carducci, proprio al giorno di San Martino e all'arrivo dell'inverno
ad esso legato, 
ha dedicato una sua famosa poesia. 



"Mamma e invece gli indiani? Perché si chiama Indian Summer"?
Anche in questo caso non si ha un'origine certa 
ma riferimenti a queste giornate di bel tempo nei mesi di ottobre e novembre
 prima della rigidità invernale 
si ritrovano in molti brani della letteratura anglosassone.
Negli Stati Uniti questa espressione si pensa possa riferirsi
 all'arrivo dei pellegrini sulle coste atlantiche durante proprio quei giorni di inaspettato clima mite 
e che appunto avessero poi chiamato "Estate Indiana" 
avendo trovato accoglienza da parte dei nativi americani.
Viene anche interpretata come metafora di falsità, di illusione... 
un'estate in novembre sintomo certo non di arrivo di clima buono, 
ma anzi, premonitore di clima freddo.
Gli anglosassoni ritengono che l'uso di "Estate" in questa definizione 
risalga a Shakespeare che la utilizzò in Enrico IV (Part 1, act I, scene 2)... 
"Farewell, thou latter spring; All-hallown Summer".



Essendo in effetti un fenomeno riscontrabile in autunno un po' ovunque, 
è anche parte di molte culture e tradizioni in entrambi gli emisferi, 
ed è soggetto a miti e leggende e storie territoriali.
Pertanto se ci troveremo in Germania o in Austria ma anche in Svizzera o Ungheria 
si parlerà di "Altweibersommer", letteralmente l'"Estate delle donne anziane".
In Bulgaria avremo l'"Estate dei gitani".
In Ukraina è l'"Estate delle Nonne".
In Francia e Spagna ma anche Portogallo e Serbia 
si parla come da noi dell'"Estate di San Martino".
In Olanda invece l'estate in autunno è di Santa Teresa; 
è di Santa Brigida in Svezia e di San Michele in Galles.
In Sudamerica il fenomeno viene definito "Piccola Estate" (Veranico) 
e siccome siamo nell'emisfero opposto al nostro, 
avverrà a metà maggio e spesso la sua durata è associata al famoso "El Nino".



"Mamma ma è una cosa che succede quindi sempre? 
E' sicuro che potremo godere ancora di qualche giorno di bel tempo"?
Pur rimanendo nel nome un fenomeno legato a leggende popolari, 
siano i santi, gli indiani o i gitani,
sembra che davvero in questo caso ci sia 
un reale riscontro scientifico e fisico e meteorologico.
Pertanto con questa sicurezza,
 vi saluto, e in attesa di questa illusione d'estate, 
auguro a tutti voi un buon mercoledì e una buona settimana.
A presto,
vostra M as me





mercoledì 9 settembre 2015

M come Manutenzione! Mercoledì 9 settembre 2015






M come Manutenzione.
M come Mercoledì nove settembre duemilaquindici.
M come Ma come avete trascorso i mesi estivi?
Ci siamo lasciati a luglio con l'augurio di poter trovare serenità e un po' di tempo per noi.
E la possibilità di rallentare.
Vacanza significa anche ritrovare tempo per fare ciò che rimandiamo solitamente.
Troppo presi dalle nostre routine e dai nostri impegni quotidiani.
Spero siano stati giorni belli.
Sono stata fuori e rientrando in questo settembre fatto di propositi e nuovi inizi, con queste giornate con il cielo limpido ed un sole piacevole, ho ricominciato a girare a piedi per la nostra cittadina.
Avrei voluto cominciare la serie delle mie rubriche con un titolo M come Ma che meraviglia.
Invece mi ritrovo ad iniziare con un articolo che è un reportage di una decadenza e di una desolazione indescrivibili.
M come Manutenzione.
Dei parchi. Dei giochi. Dei luoghi dove i bambini possano correre e trascorrere un po' di tempo all'aria aperta. Sicuri e in allegria.
Invece, recandomi nei parchi cittadini, Via Casartelli, Villa Calvi e Villa Argenti, quello che trovo è mancanza totale di manutenzione.
Unita sicuramente ad un'enorme mancanza di senso civico da parte dei cittadini stessi.
Questi due dati insieme sono una formula perfetta e scienza esatta per ottenere ciò che ieri ho visto.
Mi sono vergognata. Della manutenzione che non esiste. E dell'inciviltà che regna sovrana.
Quel parco è di tutti.
E soprattutto dei nostri bambini.
È un parco abbandonato a se stesso.
Sembra un parco senza vita.
Di una città fantasma.
C'erano tanti bimbi ma con poche opportunità di usufruire dei giochi.
Con l'erba alta.
Ed il tappeto antitrauma che si sbriciola sotto i loro piedi e si apiccica ai vestitini.
Con proprietari di cani che tranquillamente li facevano urinare sui pali delle altalene o alla base degli scivoli. Senza vergogna.
E i piedini dei bimbi che correvano e si bagnavano.
Loro, i nostri bambini, hanno più energia e positività di noi adulti.
Per loro questo è il parco.
Queste sono cose normali.
Consuetudini. Gridano "che schifo"!
Ma nessuno si indigna. E allontana il proprio cane.
Qualcuno fa presente che ha paura.
Ma nessuno sente.
Alla fine si abitueranno a tanta maleducazione e a tanta bruttezza.
Seguiranno delle foto. Sono di Via Casartelli.
Non aggiungo commenti.
Credo le immagini parlino da sole.
Si faccia qualcosa.
I bambini sono il nostro futuro.
Non possiamo offrire loro questo scempio!
E questi esempi di inciviltà.
Non dobbiamo trasmettere questo messaggio di disinteresse.
Mi spiace iniziare così.
Ma fa male.
Avendo già denunciato la mancanza di educazione, ora scrivo che forse, anche ordinaria e straordinaria manutenzione e controlli costanti, aiuterebbero a mantenere parchi degni di accogliere i nostri figli.
E farli sentire amati! E liberi di giocare in sicurezza.
Questo, secondo Me, non è un parco.
Riflettiamo. Tutti.
E di conseguenza, iniziamo per primi ad avere cura di ciò che abbiamo.
Mozziconi. Cartacce. Scritte.
Queste sono a noi imputabili.
Erba incolta. Tappeto inesistente. Giochi rotti (e pericolosi) senza manutenzione, mancanza di controlli perché tutti rispettino le leggi, lo facciamo presente all'amministrazione.
Insieme. Che davvero sia la parola chiave per poter offrire ai bambini dignità e rispetto attraverso la cura dei luoghi a loro destinati.
Forza. Buon Mercoledì!
M as me

Foto di Marina M.
Tutti i diritti riservati.
Ogni utilizzo senza autorizzazione è illegale.














mercoledì 8 luglio 2015

M come Mezze osservazioni sociologiche da un ombrellone sulla spiaggia


M come Mezze osservazioni.
Semiserie.
Senza nessuno scopo sociologico.
O opinionistico.
Me ne sto in spiaggia.
Sotto un ombrellone.
Osservo.
E penso. Rifletto. Considero.
Ripenso a me. Poco più di una trentina di anni fa.
Stessa riviera.
Alcune cose, statiche. Una garanzia.
Come il Mottarello. La Coppa del Nonno.
Sempre disponibili sul cartello non più scolorito ed arruggino dei gelati confezionati.



Non vanno più di moda, probabilmente.
Ma fanno stare bene. E donano sicurezza.
Come i Calippo. Solo due gusti.
O i Cuccioloni. Biscotti gelato trigusto.
Vivono di un successo ormai lontano.
Ma sopravvivono. O almeno sembra.
Hello Kitty. Water Melon. Smarties cornetto.
Sono le novità per le nuove generazioni.
Che preferiscono il gelato artigianale.
E ieri, quando ho chiesto alla Seienne di andare a prenderci un bel Mottarello mi sono sentita rispondere "Mamma Motta che!?!?".
"Vado a prendere un cono pera e ricotta vegan e nocciola Dop"
...
Concludo che come per l'uomo,
anche per i gelati da spiaggia,
viene confermata la teoria darwiniana dell'evoluzione.
E quelli confezionati sono specie in estinzione.
Ma chi può dirlo.



Il tradizionale "Coccobello" con cestino e campanello e le sue rime in napoletano, c'è.
Non so quante fette di cocco venda, ma resiste ed ogni giorno passa a metà mattina e tardo pomeriggio.

La crisi c'è e anche i venditori di borse e simili rigorosamente falsi, pur se sempre meno, vengono ancora avvistati. Rimangono a riva.
E non è loro permesso entrare tra gli ombrelloni.
Non vedo compratori.
Ma per la famosa legge del mercato, se ancora propongono, qualcuno sarà interessato alla loro merce.
Sono contraria alla contraffazione.
Da sempre.
E se nessuno comprasse.
A nessuno converrebbe più produrre.
E sfruttare. E vendere.
Lezioni spicce di alta finanza vista mare.



Sono su un lettino.
Le sedie sdraio oramai sono una rarità.
Dopo anni di schiene spaccate e gambe in posizione angolo retto, finalemente i lettini sono offerti di default da tutti gli stabilimenti balneari.
Le cabine sono meno di moda.
E i servizi igienici offrono docce calde di ultima generazione, gabinetti con copriwater e simili (il mio bagno in nota rinomata località ligure di quando ero bambina trattavasi di una turca su base in legno), fasciatoio con pannolini Swim up in omaggio e sacchetti antiodore dove richiuderli.
Mica roba da poco.
Il tutto incluso nell'ingresso con i due lettini e l'ombrellone.
Dal mio, noto, purtroppo, che la gente ancora imperterrita continua a fumare.
Magari meno di una volta.
Ma ancora mi tocca subire l'odore del fumo delle sigarette fumate dagli altri.
Siamo in spiaggia. Lo so.
Ma appunto, almeno qui vorrei respirare aria di mare.
Sarà un'idea ma mi sembra che le fumatrici siano rimaste molte donne.
E tra i 30 e i 50 anni. Con bimbi al seguito.
Ripeto, è ciò che sembra a me.
Per cui nulla è attendibile o da considerarsi certezza.
La mia impressione sul fumo, rimane però questa.

Quando ero piccola io ('sta frase fa un po' retrò) c'erano più topless che donne con il seno coperto.
Ora io francamente di topless non ne ho visto nemmeno mezzo.
Mi limito a riportare questa notizia.
A voi lettori le conclusioni.

Tatuaggi ne abbiamo?
Tanti. Tantissimi.
Uno spreco!
Non mi ricordavo ce ne fossero così ai miei tempi.
Ieri ho trascorso un'ora a leggere.
Braccia. Schiene. Gambe.
Citazioni. Date.
Di tutto ci ho letto sui corpi.
Non tautati? Forse qualche minorenne.
Ed io.

Nessuna cuffia sulla testa in mare.
Oramai anche le nonne sono moderne ed hanno tagli alla moda.
E sanno nuotare.
E sono le signore che "quand'ero piccola io" avevano 30 anni.
Figlie dell'emancipazione e delle lotte post femministe.
Nonne ora con smartpphones e tablets.
Più rilassate.
Forse meno stressate e più benestanti di quelle della mia generazione.
Nonni che non hanno fatto la guerra.
E che possono permettersi  e godersi ancora (e forse rimarranno i soli) la loro pensione guadagnata in anni di lavoro.
I nipoti, quelli, rimangono gli stessi.
Riporto dialogo appena ascoltato.
"Davide ma hai l'infezione alle orecchie. Non avresti dovuto bagnarle"
"Nonnina vai tranquilla. Tu vedi i capelli bagnati, ma ti garantisco le orecchie non hanno visto una goccia di acqua"!
"Bravo amore mi raccomando"!
La nonna torna sul lettino a leggersi "...".
Il nipote dodicenne fa doppio salto e si tuffa nel mare. Senza bagnarsi le orecchie. Ovvio.
Almeno nelle convinzioni della nonna.
La mia nemmeno mi avrebbe fatta avvicinare alla battigia.
Figuriamoci metter un piede in mare. Pure se il problema fosse stato alle orecchie.



Mamme e papà in forma. Vero.
Ma agitati. Troppo nervosi e poco pazienti.
Nessuno sembra più ossessionato dal cibo.
Bimbi e preadolescenti in formissima.
Che spazzolano vaschette di frutta fresca al posto di focacce e fugassin.
Questo è un aspetto che ho notato.
E che mi piace.


Bagnini professionisti.
Giovani. O meno giovani.
Sulle torrette con walkie talkie e ogni possibile mezzo di salvataggio a disposizione.
Dalla moto d'acqua alla tavola da surf.
E non si chiamano più bagnini.
Vocabolo obsoleto.
Ma Lifeguard.
I pedalò resistono.
Ma sono sempre liberi.
Ricercate con lista di attesa le canoe e i surf board.
Anni di Baywatch alla tele ci hanno indubbiamente condizionato.


Io avevo un secchiello e una paletta e un rastrello e un mulinello. Setaccio e formine.
I colori erano 4.
Giallo. Blu. Rosso. Verde.
Da lì non si scappava.
Adesso il materiale plastico destinato alle costruzioni in sabbia è di ogni sorta e dimensione.
Colori che vanno dal fucsia glitterato all'azzurro elettrico metalliscente.



In acqua molti galleggianti dalle svariate forme (delfini, aragoste, tartarughe, donut!!!) hanno sostituito i materassini lato blu e lato rosso in tessuto pesante che non bastava un mese per farli asciugare e che sbiadivano e rimanevano macchiati dal sale del mare.
Ve li ricordate?!?
Nessun salvagente. Oggi. Se non quello Step123 per i neonati garantiti e assicurati a norma di ogni legge e ribaltamento. Vanno di moda e forse sono più sicuri che tenere piccolini al collo nel mare.
Lì galleggiano e si godono il fresco sgambettando liberamente.
Pochi cappellini.
Noi si era quella che senza cappello o foularino non si usciva di casa.
Ora le teste sono sempre rinfrescate.
I corpi schermati da protezioni 50 water proof.
E costumini high tech che proteggono e fanno traspirare.
Menomale.
Il sole fa bene.
I raggi U V no.
Qualcuno se ne frega e si abbronza.
Selvaggiamente.
Ma sono in pochi.
E non sono di moda.
Non lo sono proprio più, per fortuna.
Titntarella di luna e color latte sia!

Racchettoni what?
Non se ne vedono più.
Per buona pace di chi ama sedersi a riva.
E che non rischia più di prendersene uno in testa.
Ora ci sono campi da beach volley e calcetto offerti agli ospiti degli stabilimenti a ridosso del lungomare.
Rimane in voga il torneo delle carte tra gli ombrelloni.
Che resiste alla tecnologia di pad e smartphone.
Son decisamente cose belle.

Sparite completamente le piste di biglie colorate con le foto dei ciclisti e delle macchine di F1.
Noi che impiegavamo una mattina per progettarle e realizzarle.
E occupavamo un pomeriggio per terminare la gara!
Di quelle biglie non c'é più traccia nemmeno in edicola e nei negozietti del budello.
Estinte. Come le nostre pose plastiche per poter tirare al meglio.
Agili e sportivi era una delle attività più di moda a quei tempi.

I bambini non spariscono più.
E gli altoparlanti degli stabilimenti non cercano "i genitori di Giulio"; e nessun "bambino Andrea aspetta i genitori ai Bagni Vittoria".
Ora girano con i braccialetti tipo villaggio turistico.
Ogni bagno un colore.
Numero di telefono.
Ma son più svegli di noi.
Loro. E ci tornano da soli al bagno.
E nonni e genitori meno apprensivi.
Dei nostri dell'epoca.
Certo che avremmo potuto inventare prima 'sta cosa dei braccialetti.
(Ringrazio Silvia S., amica mia e quasi coetanea, per questi due ultimi ricordi!)

Non ci si sporca più i piedi ed il costume di catrame.
Ai miei tempi era normale.
Vivaddio forse, siamo riusciti a correre ai ripari!
Una cosa manca, nonostante sia un segno di una evoluzione positiva e di una ulteriore attenzione all'ambiente,  e sono i sassolini levigati dalle onde, i vetrini, resti di bottiglie abbandonate nel mare.
Non ce ne sono più.
Nemmeno mezzo.
Io passavo le ore in riva a raccoglierli e separarli per colore.
Meglio per i nostri mari. Assolutamente.
Ma concedetemi questo ricordo, nostalgia di una me, bambina degli anni Settanta.
Con la crema Coppertone. E le spalle che si spellavano comunque.
Per il momento dalla postazione di M as Me in vacanza è tutto.
Ritornerò tra un paio di settimane.
Se avete altre cose da riportare dalle vostre di postazioni estive, scrivetele nei commenti.
Aggiornerò il post.
Con i nostri ricordi memorabilia di un passato che sembra ieri e che oramai appartiene ad un'altra generazione.
Un abbraccio.
Buon mercoledì. Buona estate. Buon mese di luglio.
Vostra M as Me




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