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mercoledì 1 luglio 2015

M come Ma le vacanze?



M come Ma le vacanze?
Si usa ancora organizzarle mesi prima, 
oppure si aspettano i last minute?
Sempre le due settimane centrali di agosto, 
o flessibilità durante i mesi estivi?
Vivendo e lavorando a Roma mi ero abituata a viaggiare durante i mesi invernali.
Nella capitale si sentiva meno la chiusura delle fabbriche nel mese più caldo dell'anno.
Mentre qui da noi, sembra ancora una consuetudine radicata.
In più adesso, oltre al rientro in Lombardia, devo tener presente,
come moltissime famiglie,
il fattore scuole.
Pertanto le vacanze estive saranno tappa obbligata 
tra metà giugno e metà agosto.




Avete già prenotato?
Le agenzie propongono viaggi a prezzi veramente allettanti 
per destinazioni considerate dalla Farnesina "a rischio".
Quali Nord Africa, paesi del Golfo, Egitto. 
Si è aggiunta la Grecia.
Vi fate condizionare dai suggerimenti di "non andare" 
oppure vi fate attrarre dalle offerte "mai viste" e ci andate comunque?
Mi è sempre piaciuto osservare le abitudini degli italiani.
E quella della scelta delle vacanze è decisamente una tra le più interessanti.
Mare o Montagna?
Italia o Estero?
Appartamento o Hotel?
Fai-da-te o Agenzia?
Località turistiche o città/paesi turistici?



Io credo che l'importante sia fare 
ciò che ci permetta di scaricare le fatiche di un anno di lavoro e di scuola.
E soprattutto di ricaricarci per affrontarne un altro.
Ognuno dovrebbe considerare solo ciò che lo arricchisce e lo rilassa.
E quel che fa per me, magari non è di nessun interesse per gli altri.



E allora in questo mercoledì primo luglio duemilaquindici 
vi lascio all'organizzazione delle vostre vacanze estive.
Che siano al lago, nel giardino di casa, 
su qualche isola o oltreoceano, 
fuori porta o in posti lontani,
attraverso un libro, in nave, in auto o in aereo,
l'importante è staccare la spina.
Alleggerire la mente e riempirla di sogni.
Presi dalla quotidianità, spesso ci sfuggono anche quelli.
Che le vacanze siano occasione di riflessione. 
Di osservazione. Di semplice occasione per rallentare.
Respirare.
Con calma.
E vivere ogni minuto riempiendolo di noi.
Dove ci piace.
Con chi ci piace.
Con semplicità.
Con un mente aperta. 
Come piace a noi.



Usando questo tempo per fare ciò che non riusciamo a fare durante il resto dell'anno.
E anche questo è un privilegio.
Non lamentiamoci che sono troppo corte.
Ogni giorno scorre sulle 24 ore.
Proviamo riconoscenza.
Grati per il sole e il caldo.
E per l'estate.
Buon mese di luglio!
Buon mercoledì.
Da M as me.



martedì 23 giugno 2015

M come Ma lo sapete?




M come Ma lo sapete che il 7 luglio arriverà,
fresco di stampa, in libreria,
il nuovo libro della nostra concittadina
Edy Tassi?
Vi ho già parlato di lei.
Della sua professione di traduttrice di libri.
E del suo talento.
Nello scriverne.
Dopo il sucesso di "Ballando con il fuoco",
a cui ho dedicato uno dei miei primi spazi in
"M come Mercoledi",
che se volete, lo ritrovate cliccando

QUI per leggere il post originale e completo sul blog,

è in arrivo l'attesissimo
"Effetto domino".
Edito sempre da Harlequin Mondadori,
verrà presentato a Cantù il 16 luglio, giovedì.
Non mancate.
Ci sarà Edy Tassi, l'autrice,
a raccontarvi dove le sue
dettagliate e minuziose e straordinarie descrizioni
ci porteranno questa volta!
Ore 21.
Presso il suggestivo Teatro San Teodoro.
Nel frattempo il booktrailer, intrigante e affascinante, vi permetterà di iniziare a viaggiare tra l'Africa ed il Lago di Como.
Con Gloria, la protagonista. E Marco.


EFFETTO DOMINO BOOKTRAILER

Vi scrissi che avrei parlato ancora di Edy.
Eccomi. E lo farò ancora.
Al suo secondo romanzo, ne sono certa, ci farà desiderare di poterne leggere un terzo.
E un altro ancora.
Segnatevi per ora due date.
Il 7 luglio:
uscita di Effetto Domino nelle librerie e online.
E il 16 luglio:
la presentazione dello stesso.
M as Me seguirà le presentazioni di Edy e vi terrà aggiornati su luoghi ed eventi.
Nel frattempo, vi anticipo la trama:


Non so voi, ma io non vedo l'ora di avere la mia copia tra le mani.
Pronta per essere autografata da Edy!

Buon Mercoledì,
orgogliosa M as Me

Qui articolo di Cantù News a lei dedicato:
http://www.cantunews.it/?p=12227

Noi


mercoledì 17 giugno 2015

M come Me pirata! Mercoledì 17 giugno!

Dolcenera. Tempesta in arrivo. Web

M come 
"Ma se a piovere e a morire non ci vuole niente",
citando un noto detto napoletano, 
pure a farsi male, ci vuole un attimo!
E così, davanti ad un espositore di collanine, 
nella splendida cornice di un villaggio del lago di Como,
un lunedì di vacanza, mi sono abbassata di colpo.
E mi sono infilzata un occhio!
Sfiorando per un attimo una tragedia ben più grave 
di quella che sembra invece essere 
"solo" una ferita (per quanto profonda ed estesa) sulla sclera 
(la parte bianca) del mio occhio sinistro.
Andava tutto bene. 
Un secondo dopo mi son ritrovata con un occhio sanguinante.
Trafitto dall'uncino di metallo di un raggio che terminava ad angolo retto.
Con la punta all'insù.
Molto simile a questo.
Ma con tre raggiere.
E ricoperto di bigiotteria.



Ho sentito male?
Abbastanza. Ma non da farmi perdere la calma.
Sono andata ad una fontanella e mi sono risciacquata l'occhio.
Appena finito di sanguinare mi sono recata alla prima farmacia.
Il dottore mi ha detto che non poteva aiutarmi.
Di andare dal medico di famiglia, l'unico che c'è in paese, 
e che riceve proprio accanto alla chiesa.
"Per sicurezza".
Su e giù. Per scalinate che mi sembravano interminabili.
Con le mie bambine disperate che "la mamma ha una ferita in un occhio",
aspetto il mio turno.
La diagnosi del secondo parere medico 
è di andare a Monza dove esiste un pronto soccorso oculistico 24 ore su 24.
Che vedeva una grande emorragia.
E che poco poteva fare se non raccomandarmi di recarmi ad un pronto soccorso.
Nessun ospedale vicino.
Nessun aliscafo.
Solo due traghetti che mi avrebbero portato alla macchina.
Non vedevo bene. Ed avevo un po' di male.
Ma ero più che altro spaventata ed agitata.
Nonostante continuassi a mantenere una calma surreale.
E' successo alle 17.30. A Varenna.
Alle 21 ero al Pronto Soccorso di Cantù.
Non usciva più sangue. 
Non mi sembrava il caso di portarmi le mie bimbe in ospedale.
Ho sistemato loro e sono andata.
Ringrazio gli infermieri e la dottoressa che mi ha ricevuto.
Mi hanno dato un codice verde.
Non avevo nessuno davanti con quel colore.
Solo moltissimi "bianchi" ed "azzurri".
Un paio di emergenze nel frattempo.
Con pazienza ho aspettato in silenzio il mio turno.
Alle 23 lasciavo l'ospedale.
Non sembrava avessi toccato iride o pupilla.
Mi hanno dato antibiotico. Una pomata nell'occhio.
Ed un antidolorifico.
Appuntamento alle 7.30 del mattino successivo dall'oculista.
Sempre in ospedale.
Confermerà, il medico specialista, che nell'episodio capitatomi, 
alla fine mi è andata bene.
Se con la stessa violenza avessi colpito pupilla o iride 
invece della sclera, 
avrei perso un occhio.
Ancora la sera chiudo gli occhi e rivivo quell'attimo.
In cui non sono morta. Non sarei morta. Ma avrei potuto ferirmi molto più gravemente.
E ancora immagino con terrore se fosse accaduto ad una delle mie bambine.
O ad uno dei tanti bimbi che, attratti dai colori delle collanine esposte,
gironzolava intorno a quell'espositore.
E così tanto mi sono raccomandata quel giorno con le ragazze.
E così tante volte ho detto loro di allontanarsi da quell'espositore.
Concentrata nell'osservare loro e nel prevenire che potesse accadere qualcosa, 
mi sono ferita io.



Perché vi racconto questo episodio?
Perché credo che ci vuole un attimo a farsi male.
A trasformare una giornata serena,
in una corsa al primo Pronto Soccorso.
Lo so bene io.
Lo sappiamo bene tutti.
Per superficialità. Per stanchezza.
O solo perché ci sono oggetti pericolosi che aspettano di mietere vittime.
Ma è un attimo scrivere una breve testimonianza.
E magari fare attenzione.
In effetti sto osservando e la maggior parte degli espositori,
è in regola e aggiornato con le recenti normative.
Ho scoperto che in molti, prima di me, ci hanno lasciato un occhio.
Per distrazione. Per disattenzione.
Ma fondamentalmente anche per pericolosità di quel gancio.
A punta.
Quelli nuovi, come da foto, sono sicuri e se anche li avessi colpiti,
non mi sarei fatta proprio nulla.
Inoltre credo che in quei momenti serva mantenere la calma.
E con obiettività giudicare la situazione.
Una specie di triage che solo noi siamo in grado di stabilire.




E vorrei davvero sottolineare l'efficienza del Pronto Soccorso
dell'Ospedale Sant'Antonio di Cantù.
Mi hanno veramente accolta. Con quest'occhio pieno di sangue.
Da sola. Con il cuore che batteva forte dalla paura.
Mi hanno visitata subito. Mi hanno tranquillizzata.
Mi hanno chiesto il livello di dolore.
Se ritenessi di poter aspettare.
Mi hanno spiegato che non c'era un oculista
ma che un dottore mi avrebbe visitata
e in base alla sua opinione avrebbero deciso cosa fare.
Mi hanno dato un foglietto con un numero. 
In sala d'attesa ho atteso. In silenzio.
Tra gente che brontolava. Insultava. Si arrabbiava. Arrivava. Se ne andava.
Sono arrivati 3 bimbi.
Sono arrivate due ambulanze.
Ho atteso.
Osservando con quanta pazienza e dedizione
tutto il team del Pronto Soccorso ha gestito in quelle tre ore
tutte le emergenze e le situazioni e le persone.
Alcune gentili.
Altre maleducate ed arroganti.
Chiamano il mio nome.
La dottoressa è calma. Concentrata.
Mi fa domande e scrive.
Mi guarda.
Dice all'infermiere di lavarmi l'occhio.
Nelle stanze accanto altri medici e altri infermieri gestiscono altri pazienti.
Mi dice che mi avrebbe fatto l'esame con la fluoresceina.
E che se non avesse evidenziato lesioni all'iride o alla pupilla,
mi avrebbe rimandato alla collega oculista la mattina successiva. 
Che la sclera era insanguinata ma che era normale considerando la contusione.
Che era normale non ci vedessi nitido.
E che mi facesse male!
Ma che a quel punto qualche ora fino al mattino non avrebbero cambiato nulla.
La mattina mi reco con l'urgenza e mi danno un altro foglietto con il mio turno.
Funziona tutto molto bene il sistema.
Mi spiace sentire e leggere spesso di esperienze negative.
Voglio lasciare la mia, positiva. Davvero.


Grazie Pronto Soccorso di Cantù.
Grazie all'ambulatorio oculistico.
Ai medici ed agli infermieri tutti.
Come sto? Meglio. Credo. Avrò altri controlli. 
M come Mai dimenticarsi che a piovere e a morire non ci vuole niente!
Ma pure a farsi a male!
Mi raccomando, non fate come Me!
Cercate di rilassarvi.
Di non accumulare troppa stanchezza.
Di prendere queste lunghe giornate di estate con meno stress.
La mente ed il corpo hanno bisogno di respiri lenti.
Di lasciare andare.
Per potersi ossigenare e vedere le cose e vivere gli episodi della vita,
con più vividezza.



Buon Mercoledì,
da M as me!

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mercoledì 10 giugno 2015

M come Mondo! M come Milano! Expo2015



M come Mercoledì 10 giugno!
M come Milano!
M come Mondiale.
Oggi vi racconto in breve la mia esperienza ad Expo.

Avvenuta domenica scorsa.
Con le mie bambine.
L'evento è di grandissima portata.
E' l'Esposizione Universale che Milano ha l'onore di ospitare 
dal primo maggio al 31 ottobre 2015.
Il titolo è "Nutrire il pianeta. Energia per la vita".



I paesi presenti (145) ci mostrano il meglio delle loro tecnologie 
e ci faranno assaggiare la loro cucina, 
i loro prodotti e conoscere le loro danze, la loro cultura... 
insomma, il loro paese!

Foto Marina M.

Si ha la possibilità di girare il mondo.
In una Expo!
Un'occasione unica e davvero a due passi da noi.


Io avevo acquistato i biglietti in anticipo.
Ho scelto di andare in auto, ho preso l'autostrada dei Laghi (A9).
Direzione Milano.
I parcheggi a disposizione della manifestazione sono molto e ben indicati con cartelli grandi.
Io ho scelto quello di Fiera Milano. Per il quale non era necessaria prenotazione.
 Proseguendo diritta sull'autostrada, 
sono uscita propri all'ingresso Fiera Milano 
dove è situato il parcheggio. In una mezz'oretta da Cantù siamo arrivati.
Per tutto il giorno la tariffa è di 16 euro.
Una comoda navetta gratuita (autobus con accesso anche a passeggini e carrozzine) 
con fermata a due passi direttamente nel parcheggio, 
ci ha portato all'ingresso Ovest Fiorenza 
dove c'è anche la fermata della Metropolitana Rho Fiera.
Pur avendo il biglietto, se avete bambini non paganti (0-3), 
non dimenticate di passare in biglietteria per ritirare l'ingresso comunque.
Superate le biglietterie e il controllo di sicurezza 
(se avete passeggini o bimbi piccoli o se siete disabili o anziani, ci sono passaggi riservati), 
si attraversa un grande ponte e ci si ritrova davanti alla via principale: 
il Decumano.

Questa via, chiamata così dai progettisti ispirati alla struttura delle città romane, 
si estende per un chilometro e mezzo da ovest a est.
Troverete ai lati i vari padiglioni. 
Alcuni paesi (circa 60) hanno il loro proprio padiglione nazionale esclusivo.
Altri sono raggruppati in base alle produzioni comuni in padiglioni chiamati "Cluster".
Mi è piaciuto molto quello del cioccolato e del caffè!
L'asse del Decumano si incrocia con la via denominata Cardo
lunga 350 metri, va da nord a sud 
e ospita il Sito Espositivo del paese ospitante la mostra internazionale, 
e cioè la nostra Italia.
Al centro dell'incrocio tra Cardo e Decumano troviamo Piazza Italia.
La principale dell'Expo. 
In cui simbolicamente l'Italia incontra il resto del mondo!

Foto Marina M.

Si trova l'albero della vita e il Palazzo Italia.
L'impressione è molto bella. Da subito.
Tutto è studiato e organizzato in ogni minimo particolare e dettaglio.

Molti i bagni (accessibili a tutti) ed i servizi cambio bimbi con fasciatoi e spazi riservati.
Semplice orientarsi.
Tantissime le offerte di cibo. Ovviamente.
Dai vari camioncini dello Street Food 
che offrono patate fritte del Belgio 
o pizza fritta napoletana, pancakes americani o tramezzini stellati Michelin 
e altra ampissima scelta mondiale.
Ai ristoranti dei vari stati, a quelli tipici regionali.
Nessuno rimarrà deluso. 
Ce n'è davvero per tutti e per tutti i gusti!




Dislocate ovunque troverete le colonnine che distribuiscono l'acqua.
Sia naturale che frizzante.
Portate un paio di bottigliette vuote e a costo zero potrete riempirle appena le consumerete.
Molta anche l'offerta di gelati, granite, piadine, baguette, 
croque monsieur, waffles, cioccolate, caffè, hummus, piadine, sushi.
Chi più ne ha ne metta!
Notevole il presidio Slow Food con tante botteghe 
che offrono il meglio della loro selezionata produzione. 
Noi qui abbiamo bevuto un calice di vino, 
assaggiato 4 formaggi a latte crudo di diversa provenienza 
accompagnati da crackers di cereali integrali.
Ma tante sono le opportunità.
Basta essere disponibili ad assaggiare ed ascoltare cosa 
e perché quei cibi rappresentano la loro filosofia.



Visitare tutti i padiglioni per noi sarebbe stato impossibile.
Abbiamo camminato 15 chilometri.

Foto Marina M.
Entrati nei padiglioni di 
Angola, Brasile, Vietnam. Kazakhstan, Cina, Russia, 
Stati Uniti d'America, Italia, Giappone, Israele.
Siamo andati al padiglione Alitali-Ethiad 
(dove c'è un simulatore di volo e si può visitare 
l'interno delle nuove cabine First Class degli aeromobili della compagnia).
E siamo stati ospiti nella tenda di Save The Children 
dove abbiamo conosciuto realtà difficili che è indispensabile sostenere 
ed incontrare e fare la differenza affinché tutti possano 
avere accesso a cibo ed acqua. 
C'è un pozzo e la possibilità di firmare una petizione
 attraverso dei braccialetti con il nome simbolico di alcuni bimbi dal mondo.



Non abbiamo potuto evitare il bellissimo Children's park dedicato a bimbi e ragazzi.
Dove giochi ed attività sono stati studiati a tema Expo proprio per loro.
Ci è piaciuto davvero tanto.
Il tempo scorre veloce una volta entrati.
Ad ogni bimbo all'ingresso viene consegnato un braccialetto su cui si scriverà 
il numero di telefono dei genitori 
così che in caso si dovessero smarrire, i tantissimi volontari e non in divisa EXPO che girano per Cardo e Decumano e nei padiglioni, possano facilmente aiutarli a ritrovare la propria famiglia! 
La gente è davvero tanta.
L'attesa per l'ingresso ad alcuni padiglioni è di 90 minuti circa.
Alcuni prevedono accesso rapido se si hanno bimbi piccoli o particolari problemi di salute o disabilità.
Moltissime persone scelgono di noleggiare delle sedie a rotelle con manubrio e batteria.
Si cammina davvero tanto.
Scarpe comode per tutti!
E sorriso.
Voglia di scoprire e di vivere questa Expo internazionale di Milano.
M come Milano. M come Mondiale!
Expo2015.



Non perdetevi questa enorme occasione e grande privilegio che ci sono offerti!
Io ci sono già ritornata.
E ci ritornerò ancora.
Potrei raccontare e molto. Tutto mi è piaciuto. Tutti i paesi visitati.
Chiedetemi se necessitate altre informazioni.
E' bella.
E' universale.
E' meravigliosa.
E' energia.
E' Expo 2015!
Siamo energia.
Conosciamo. Impariamo. Nutriamo noi stessi e il nostro pianeta!
Siamo Expo!

Buon Mercoledì,
con M as Me!





mercoledì 27 maggio 2015

M come Meravigliosa opportunità.

BE A

M come Meravigliosa opportunità.
M come Medie.
M come Me che è stata invitata, 
a raccontare di "F come Food", 
ai ragazzi delle scuole Medie.


Un'esperienza che mi ha molto emozionata.
Loro sono il futuro più prossimo.
Loro stanno concludendo l'anno delle scuole considerate dell'obbligo.
Che altro non sono che un enorme privilegio.
Offerto e garantito a tutti.
Scuole di passaggio degli anni più tormentosi e al tempo stesso meravigliosi.
Mi hanno accolto con entusiasmo. Tutti.
Mi hanno abbracciato con i loro sguardi curiosi e pieni di voglia di sapere.
Le loro tshirts. Le loro felpe. Le loro domande. 
Espressione della loro personalità in trasformazione.
Ho augurato loro di fare, 
e soprattutto di essere, 
la differenza.
Di coltivare le loro doti. I loro talenti.
Con l'entusiasmo dei loro pochi anni 
e con la speranza di chi ha davanti una vita.
Per poterlo fare!


BE


Ho detto loro di studiare la lingua inglese.
Che li porterà ovunque ed in ogni parte del mondo.
E di parlarla. Di scoprirla. Di amarla.
Che è semplice, E solo per questo è diventata così popolare.
E' una lingua immediata. 
Senza troppe declinazioni o regole grammaticali.
Informale come solo l'inglese sa essere.
Un'unica seconda persona singolare e plurale.
Un YOU che va bene per Mr. Obama o per il mio amico Mario.
Un "beautiful" che è perfetto per la mia bambina, 
per il fiore, per gli occhi e per le stelle!
E per qualsiasi cosa che sia bella!
Come questa lingua.

Ho parlato delle abitudini alimentari americane.
Del fatto che mangino la cena intorno alle 6 di sera.
E che il "breakfast" altro non è che l'interruzione del digiuno notturno.
E nulla ha a che fare con l'essere veloce.
Anzi, rimane il loro pasto principale e opportunità per fare il carico di energia e di amore.
Con il cibo e verso se stessi.
O da condividere con chi si ama.
Prendendosi il tempo di mangiare e di nutrirsi bene per affrontare la giornata.


BUON CIBO PER IL BUONUMORE
Ho raccontato di come Michelle (M come Michelle!) Obama abbia 
tanto desiderato diventare l'ambasciatrice del nutrirsi bene. 
Iniziando a trasmettere sane abitudini ai bambini.
Con il suo arrivo alla Casa Bianca ha iniziato 
una personale campagna per far comprendere a tutti 
quanto il nutrirsi bene sia importante per il corpo e per l'umore.
Ha iniziato a coltivare un orto.
Ha cercato di diffondere e trasmettere messaggi che fossero diretti 
e arrivassero a tutti su quanto la frutta e la verdura siano buoni. 
E quanto il "junk" food (cibo spazzatura) sia non solo fuori moda, 
ma pericoloso per noi e per il nostro pianeta.




Ho detto che i Fast food sono una parte del loro modo di vivere 
in quanto spesso a pranzo non hanno tempo di fermarsi e sedersi ad un tavolo.
E negli anni Ottanta fosse diventata una cattiva necessità.
Oggi anche loro cercano di adeguarsi ed offrire cibo più vario e meno processato.
Queste catene, e sono molte di più di quelle arrivate fino a noi, 
oltre ad essere fast sono anche cheap (di basso costo) 
e per questo attraggono tante persone e sono diventate popolari.
Ma ho detto di quanto tutto stia girando intorno al business del biologico.
Che in America si chiama "organic".


Ho chiesto se conoscessero l'origine della parola Hot Dog.
Ed ho condiviso quella che ritengo personalmente la storia più attendibile.
Di come questi carrettini che vendevano "hot hog sausage" siano nati a New York.
E che erano la pausa pranzo veloce e golosa ed ideale di una città in piena espansione economica.
E che tante persone da ogni parte del mondo approdavano ad Ellis Island in cerca di fortuna.
I venditori gridavano "Hot Hog"... e chissà forse loro capivano "Hot Dog".
E così la salsiccia di maiale (hog) è diventato il panino a forma di bassotto per tutti.

Ho riportato delle citazioni inglesi che includessero dei cibi.



Ogni stato dei 50 stati ha i suoi cibi tradizionali.
Divenuti tali per questioni geografiche ma anche grazie alle influenze storiche e culturali.
Dovute alle diverse origini degli abitanti. E dalla condivisione delle tradizioni.
Legate al cibo. Legate alle abitudini.
E che rendono questo paese unico e multiculturale come nessun altro.



Ho raccontato del perché la cena del Thanksgiving deve includere tacchino, patate, mais e zucca.
Ho raccontato del profumo di aglio e perché sia tanto popolare in USA.



Ho detto loro di pensare a quanti cibi che non ci appartengono siano divenuti oramai comuni anche da noi. I popcorn. I pancakes. I muffins. Gli hamburgers. I cereali del mattino. 



E spero soprattutto di aver trasmesso loro un'immagine riassuntiva 
di ciò che gli Stati Uniti d'America mi hanno offerto riguardo al cibo.
E di aver creato in loro curiosità e voglia di approfondire questa visione che ho offerto loro.



Li ringrazio per avermi ascoltata con tanta attenzione.
Li ringrazio perché li ho trovati splendidi e pieni di energia.
Li ringrazio perché con coraggio affronteranno 
un mondo che è eredità di un passato non sempre luminoso.
Ma che sono certa saranno in grado di migliorare.
Ringrazio le insegnanti che mi hanno accolto nelle loro ore di lezione.
Ringrazio la mia amica Barbara. Professoressa Baron. 
Che mi ha invitata. 
Ed ha sempre fiducia in me. Dai tempi delle scuole medie.
Le nostre.
Che abbiamo condiviso insieme. A Cantù.
E fa parte delle persone belle e dei doni preziosi che rimangono e che la vita ti offre.

Che ognuno di loro possa contare e riconoscere e apprezzare 
ed essere grati per questi privilegi 
e queste opportunità straordinarie.
E le sappia coltivare!

E davvero mi auguro che loro possano comprendere quanto siano responsabili della loro felicità. 
Che non è data dagli eventi che accadranno loro.
Ma da come loro saranno in grado di affrontarli.
Ed auguro ad ognuno di loro di saper sempre ritrovarsi 
e potersi aggrappare alle loro radici per poter volare liberi e sicuri.
E di essere loro stessi.
Di crescere. Che in inglese si dice "to grow".
Ma che in inglese "to grow" significa anche "coltivare".
E lo auguro anche ad ognuno di noi.
Di trovare nelle nostre straordinarie differenze, la nostra unicità e bellezza.
E da lì ripartire. Ogni giorno. 
Coltivando e crescendo la speranza e la volontà di essere noi per primi la differenza.
E la bellezza della nostra vita.
E di quella degli altri!
Buon Mercoledì,
vostra M as Me





mercoledì 13 maggio 2015

M come Ma l'educazione? Il Mercoledì.


Credits web

M come Ma l'educazione?

Che è il contrario della Mala educazione.
Di cui ho scritto a fine gennaio.
Poco è cambiato nella nostra città.
E allora ritorno sul concetto.

M come Maleducazione!
Mancanza di senso civico.
Ritengo che una città, per essere vivibile e bella, 
debba essere vissuta e resa tale, anche e soprattutto, dai cittadini.
La città ci appartiene. E' di tutti.
E dovrebbe essere una priorità rispettare le norme che la regolano.
Per il proprio benessere e per quello dei propri concittadini.
Ma sembra che a Cantù tutto sia dovuto.
E poca sia la responsabilità dei singoli.
E se ricominciassimo ancora una volta da noi?
Iniziando ad essere più educati?
E nel momento in cui qualcuno ci dicesse
"ma l'educazione?", invece che arrabbiarci e rispondere ad insulti,
perché non ci fermiamo e riflettiamo.


Credits web



Su quel suolo lurido e puzzolente che sono diventate le vie del centro, ci camminano anche i maleducati di turno. E i loro amici e famigliari.
E in quel bel parco, potrebbe giocare anche un nipotino o un figlio di uno dei tanti maleducati.
Ma l'educazione?
Non sarebbe così semplice portare i cagnolini su un'aiuola o al parco al guinzaglio e dire loro gentilmente "No" se scegliessero lo scivolo o la casetta come gabinetto?
Pensate che bella figura che faremmo tutti!



Ed ogni volta che parcheggiate su un posto illegalmente pur non avendo il permesso disabili, magari un parente o un conoscente o un amico avrebbe voluto parcheggiare regolarmente.
E la mamma tua amica o tua sorella vorrebbe passeggiare senza buttarsi ogni volta in mezzo alla strada per evitare la tua macchina.
E con il telefonino a 70 chilometri (ma anche a 50) in centro città si è un pericolo per tutti, per il compagno di scuola dei tuoi figli, per la figlia di tuo fratello, per ogni bambino che potrebbe essere vittima innocente della tua superficiale mala educazione.
E scusate, ma se tutti rispettassimo i limiti di velocità, su che base "farebbero cassa" gli autovelox?!

Scritte sui muri. Spesso pasticci o frasi incomprensibili. Brutti. Perché imbrattare e sporcare i cartelli e i giochi e le panchine e i muri che sono di tutti?
Anche a questo fenomeno ho dedicato un articolo. Lo trovate cliccando QUI
Carte per terra. Bicchieri e bottiglie abbandonate. Fazzoletti di carta. Mozziconi di sigaretta.
Ma che ci vuole a tenerli in mano fino al primo cestino?





Ma l'educazione non è poi così complicata come sembra!

Penso che se chiedessi ad ognuno di voi di segnalare un comportamento che potrebbe aiutare a migliorare la città e far notare quanto l'educazione sia semplice, sono certa me ne citereste molti altri.
Le istituzione hanno le loro responsabilità.
Noi cittadini abbiamo le nostre!
Tanta piccola mala educazione, rende la città decadente e poco decorosa per tutti!



Perché non proviamo nel nostro piccolo ad iniziare per primi a contribuire attivamente al miglioramento della nostra città? 
Appelliamoci al nostro senso civico!
Bimbi, ragazzi, giovani, adulti, anziani. Io. Voi.
Nessuno escluso.
Se ognuno di noi riuscisse ad evitare un comportamento al giorno di inciviltà, 
e far notare a chi invece ne commette uno di essere in torto, 
chi ci guadagnerebbe?
Tutti ed ognuno di noi!
Mal educati compresi.
E la città stessa. Che è nostra!

Tutto ciò che è pubblico, appartiene alla comunità. 
E' un privilegio enorme poterne usufruire.
E' nostro diritto averlo bello e curato. 
E' un nostro dovere contribuire a mantenerlo tale.



Insegniamo ai nostri figli il senso del bello! 
Del rispetto! 
Anche delle cose pubbliche e della nostra città che è loro, 
nostra e degli altri cittadini! 
Di come ci si deve comportare per avere 
ed essere parte di una città e di una comunità serena.
Che cresce e cammina insieme. Che protegge. Che non insulta. Che difende.
Sarebbe positivo per tutti tessere questa rete di concittadini "amici" e rispettosi.
Gireremmo più sicuri. Tutti quanti.



Sarà la mia predisposizione al senso civico, 
a trasmetterne un po' agli altri.

Parlare. 
Scrivere e farsi per primi portavoce di malesseri e necessità.
Con educazione esporre il proprio punto di vista. 
Raccontare.
Portare a conoscenza di un problema Sindaco e giornali.
E quindi coinvolgere la comunità tutta.
In questo i gruppi Facebook aiutano. 
Cerchiamo magari di perderci in polemiche sterili!

Credits web


E siamo per primi noi tutti, 
i cittadini che vorremmo!
Esprimiamo dovere, senso civico, 
rispetto delle leggi e delle regole (tutte!!!), 
educazione, gentilezza.
E forse potremmo eliminare la mala educazione.
E rendere migliore la nostra città, 
che è fatta soprattutto da chi la vive! 
Noi!
Buon Mercoledì,
M as Me



Grazie ai tanti concittadini che ogni giorno sono educati e gentili dimostrando non solo senso civico, ma anche di essere persone in grado di apprezzare ciò che viene loro offerto e di contribuire al benessere generale della comunità dove vivono!
Di cuore, GRAZIE a tutti voi!

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