Visualizzazione post con etichetta Daily Me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Daily Me. Mostra tutti i post

mercoledì 5 novembre 2014

M come Macchina!

M come Macchina! Mattina! Maltempo! Quando abbiamo dovuto scegliere il posto dove vivere, nel luogo che avventure lavorative ci avevano imposto, e che è il paese di origine nel profondo nord d'Italia di mio padre, io e mio marito eravamo in accordo su un unico fondamentale punto: avremmo dovuto usare la macchina il meno possibile. E così finimmo per abitare in centro. In un quartiere tranquillo. Che con le dovute proporzioni potrebbe essere la Notthing Hill di questa cittadina. Ci sono parchi con alberi secolari e ville storiche. Viali pieni di alberi. Molto verde. Una vista spettacolare sulla catena delle Alpi. (Non lavoro per la ProLoco e aggiungo un doveroso "nonostante tutto"). La macchina in effetti la usiamo proprio poco. A piedi riesco ad arrivare ad una pasticceria, una latteria, un fornaio, una gastronomia, un fruttivendolo, le scuole, un'edicola, un bar, un ristorante (molti ristoranti), un teatro, una palestra, un mercato, un parco, una farmacia, una libreria, un cinema, una posta, una banca, una profumeria, un mini market. Ed ho addirittura per ognuno di questi negozi e servizi, anche una discreta opportunità di scelta. La mattina si va a scuola a piedi. Una quindicina di minuti. Anche con la pioggia! Nessuno ci ferma. Niente stress. Solo puro divertimento. L'idea di salire in macchina e poi cercare parcheggio e poi non trovarlo e poi innervosirsi e poi pagare l'euro per la sosta e poi imprecare e poi il traffico, mi spaventa. Io e le ragazze sfruttiamo i vari oggetti impermeabili di supporto a nostra disposizione e partiamo. Un'avventura divertente tra pioggia e vento e foglie che volano. A scuola cambiamo stivali con scarpe. Recupero mantella pioggia. Ed io e il passeggino rientriamo. Con del pane ancora caldo. Con della frutta appena arrivata. Con le mozzarelle consegnate da Salerno. Con le creme per il freddo. Due cornetti. Il caffé della torrefazione. Il nostro quotidiano. E ci sentiamo felici. Abbiamo goduto anche del maltempo e dell'opportunità meravigliosa di abitare in centro. Non abbiamo temuto la pioggia. Ma anzi abbiamo saputo apprezzarla. E godere di questo evento atmosferico. Dei colori di questa stagione. Che ogni giorno ci offrono uno spettacolo differente. E serene accettiamo che in autunno piova. Che il tempo e un sacco di altre cose non si possono cambiare ma solo affrontare. E che alla fine siamo felici anche così. Lieti di non aver litigato nel traffico ed esserci presi la nostra pioggia, saltando nelle pozzanghere e comportandoci come in effetti oggi è. Una mattina senza macchina. Abbiamo scelto di vivere il centro ed in centro. Per poter camminare. Muoverci. E godere dei piccoli privilegi che questo stile di vita ci offre. #celapossofare #masme #me #mestyle #maltempo #iomimuovo #stilidivita #consapevolezza Buona giornata! Qui provincia di Como. Undici gradi. Pioggia. Vento. Autunno. Armonia.





martedì 4 novembre 2014

M come Moncler

M come Mi ero ripromessa che non avrei scritto nulla sulla puntata di Report. M come Moncler. M come Ma davvero a nessuno è mai venuto in mente da dove provenissero le piume (ma potrei anche citare la lana e la seta) che indossiamo? M come Ma solo la Moncler usa le piume? E ben vengano testimonianze e denunce di questo genere. Che possano veramente aprire gli occhi e donare consapevolezza. Ma che specificassero anche che non è che un piumino di un altro marchio di piumino o la piuma di quello che sta sopra il vostro letto, di piumino, le piume che ci sono all'interno e vi riscaldano, arrivino da oche in pensione morte di morte naturale alla fine di un'esistenza felice e serena, alle quali una volta spirate hanno gentilmente prelevato le piume per farci i piumini. E non è che non indosserete piumini ma vi riempirete le pance di tacchini e polli e mucche, anche quelli morti tutti di morte naturale? Insomma, proviamo come sempre compassione per le oche, o per l'orsa Daniza, o per i delfini. Bene. Non dimentichiamoci però anche del procione che hanno ammazzato per la decorazione del vostro berretto o del vostro cappotto. E della pecora a cui strappano la pelle durante la tosatura. E ai poveri vitellini strappati alle loro madri. Con la cui pelle ci facciamo i sedili delle macchine. Consapevolezza. Coerenza. Informazione. Continuerò a mettere il piumino. Sapendo cosa c'è sotto. Lo indosserò fino a che si consumerà. E adesso saprò. E cercherò di sapere sempre più. E migliorare. E cercherò di non trovare scuse. E giustificazioni. Si inizia col sapere. Col riflettere. #celapossofare #masme #me #marinam #moncler #myopinion
E aggiungo una considerazione. La cosa che mi sorprende, ma oramai anche no, è che gli italiani scoprono le cose ovvie. E si scandalizzano. Gridano alla disperazione. Si strappano i capelli per le povere oche. Oggi. Urlano al boicottaggio. Per ora. Ma domani, o dopodomani al massimo, continueranno sereni come se nulla fosse. Tanto rumore per nulla. Davvero nessuno comprerà mai più un piumino o un piumone o i cuscini del divano con le piume? Io, che sono utopica, mi auguro che Moncler spieghi ed eventualmente si ravveda e si faccia promotore di una piuma che sia veramente etica e magari fondi un comitato di controllo certificato a livello europeo. Se Report invece si fosse inventata tutto, Moncler dimostrasse in contrario. E in ogni caso, fosse anche Moncler colpevole delle accuse, non penso sia la sua piuma la sola sporca di sofferenza e sangue. Il resto di cui ci hanno informato sinceramente non mi interessa. Esiste una legge di mercato. Se Moncler vende ed ha un ottimo margine di guadagno, buon per Moncler. Lui offre. Qualcuno compra. Affari loro. E del mercato. Produce all'estero e non in Italia? Non è il primo e non sarà l'ultimo ad averlo fatto. Affari nuovamente loro. A me spiace, ma sapevo e mi spiaceva pure prima del servizio di Report, per le oche. Queste atrocità non dovrebbero più esistere. Spero cambi qualcosa. Immediatamente per le povere oche. Sai noi sognatori la vediamo così. Poi la mia amica Vegana estremista mi ha bruciato pure i foulards di seta. Però compra quintali di roba al supermercato preconfezionata tipo finta carne, finto ragù, finto tutto. Invece che mangiarsi buona frutta e verdura a quintali.
Per cui visto che sono in ballo a sognare, sogno fino alla fine e mi piacerebbe ci fossero più fatti concreti verso un rispetto del pianeta e degli esseri viventi che lo abitano, su una prospettiva a lungo periodo. Azioni pratiche su base giornarliera. Tanti piccoli segnali che sappiamo. Adesso. Che l'informazione ci sia. Che la consapevolezza arrivi. E soprattutto che finito il polverone, nessuno dimentichi! 


domenica 2 novembre 2014

M come Ma son soddisfazioni!

M come Ma son soddisfazioni! Questa sera ho scoperto di essere stata la sola ad aver acquistato il libro Adulterio di Coehlo alla libreria Libux! Gran soddisfazioni! Ma da una che sognava lo Sperelli e considera Il Piacere di D'Annunzio il suo romanzo di iniziazione un po' a tutto, c'è poco da fare! Per cui passi pure che Adulterio sia una sua esclusiva sul territorio canturino! La serata a teatro per la rassegna di novembre, iniziata questa sera, dove ci saranno i libri come protagonisti in scena, è stata piacevole. Io e Barbara ci siamo sentite quasi attrici di una puntata di Sex and the City. No, aspettate. Mi correggo. Molto poco in the City. Ma molto sexy. Noi. Che crediamo che la cultura non abbia un dress code. Si può essere lettori insaziabili e assetati di cultura e girare in stiletto e avere uno stile differente dal tipico dress code che spesso uniforma i gruppi culturali e intellettuali in Italia? Si riesce ad essere ed apparire? Spesso ancora si identifica la voglia di sapere e di cultura in determinati capi di abbigliamento. Come ha potuto la cultura impadronirsi di determinate caratteristiche di un certo stile e farle diventare sue testimonial? Io ritengo che la cultura debba essere oggi dress code free. Permettere a chiunque di essere ciò che è. Libero di essere soprattutto se stesso. Oppure che ognuno mantenga il suo code, cioè il suo stile. E con questo comunichi al mondo la sua filosofia, le sue origini, i suoi gusti. Ma non la sua appartenenza culturale. L'espressione della propria identità, anche culturale, deve essere libera. Il nostro dress code deve raccontare ciò che siamo. Ma non deve etichettare i limiti di ciò che sappiamo. O potremmo sapere. Il nostro cervello non deve avere imposizioni. Il nostro corpo deve essere espressione di ciò che sentiamo, viviamo, conosciamo. E rappresentare la testa. Essere interessanti non significa per forza non apparire interessanti. Libertà di espressione e movimento e abbigliamento. E scegliere anche di essere fashion non significa rinunciare al sapere. L'alternativa sarebbe insomma un po' come giudicare il libro dalla copertina. O una libreria dalla porta di ingresso. Il dress code della cultura sia libero. Trasgressivo. Alternativo. Differente per ognuno di noi. Anche perché per essere sexy ci serve alla fine comunque il cervello. E quello lo puoi solo riempire, arricchire, allenare. E puoi vestirti o travestirti. Apparire. O essere. Ma alla fine ciò che mostreremo sarà ciò che veramente conta ma che non si vede: la nostra essenza e la nostra intelligenza. In sandali tedeschi o tacco 12 italiane!
#celapossofare #feedyoursoul #sexybrain


Serie "Details". Anche le fashionistas leggono. E frequentano teatri!



Serie "Details". Bollicine e sguardo di chi legge Adulterio e Il Piacere. E non se ne vergogna!
(No vabbè il selfie no!)


Serie "Details". Va in scena Libux.




Serie "Details". The city.



Serie "Details". Sexy in the City.



Serie "Details". Mostra collettiva "Ai confini della forma".



Serie "Details". Smart and Sexy! 

sabato 25 ottobre 2014

M come Mamma in carriera!

M come Me che mi ci vuole un weekend per raccontare il mio weekend. Busy busy bee as only M as me. Mal di testa che mi accompagna. Forse per privazione di sonno patologica. Forse perché mi hanno sbattuto una porta in faccia. Se ne sono aperte di migliori. Ma fa ancora male. Lesson learned. Ma il cuore ha bisogno di tempo. Mattina che mi ha dato molta soddisfazione. Realizzazione di un lavoro per cui ho messo cuore e passione. E ringrazio questa enorme opportunità offerta a Me. E la fiducia. Quando si dice un perfetto lavoro di squadra. Molto entusiasmante. Come M as Me in carriera. E adesso Mi sono messa di nuovo al lavoro. Come Mamma in carriera.
Merenda coi biscottini al cocco. 3 ingredienti. 3 uova che amalgamo prima di unirle a 250 grammi di cocco (1 sacchetto) e a un bicchiere di zucchero (200 grammi circa). Appoggio sulla carta forno che ho messo su una piastra dei piccoli biscotti che formo con un cucchiao. Inforno a forno caldo 180° per 10 minuti. Io assemblo. La ricetta l'ho letta sulla bacheca di un'amica esperta. Bravissima. Che ringrazio per le idee deliziose. Attratta dai suoi biscotti precisi e perfetti. I miei sono riusciti perfettamente imperfetti. Un po' come Me! Che non ho tempo e troppa passione. Ma un'assistente seienne accanto. Che adoro. Ho messo meno zucchero. Adoro il sapore di cocco. E non amo il dolce. Ma sono buonissimi! #celapossofare nonostante le corse. Me che corre. Me che la testa scoppia e il cuore batte e un po' fa male. Ancora. Me che il weekend è appena cominciato. E me ne servirebbe già un altro. #masme #me #ricettafacile #ricettaveloce #biscotti #cocco




venerdì 24 ottobre 2014

M come Magia di tulle e scarpette rosa!

M come Magia. Di tulle e scarpette rosa. Di ballerine e teatro. Di rigore e disciplina. Sacrifici e soddisfazioni. Ci sono luoghi dove cuore e passione per la danza classica vengono trasmessi e coltivati. Un teatro piccino. Ma un gioiello. Bimbe piene di stupore per la presentazione della loro divisa. E Miss Linda, che con dolcezza e fermezza riesce a coinvolgere queste piccole bambine in quella che è un'arte tra le più dure e faticose. Che è dono e talento. E nasce con noi. Poi c'è chi, con tutta la buona volontà, non può rinunciare a centottanta centimetri pervenuti da madre natura e la danza la vivrà come spettatrice. Ma che si commuove. Che si emoziona. E non serve essere ballerina. Per amare la danza. E le faccette felici e gli occhi pieni di sorpresa ed entusiasmo di queste ballerine mi hanno trasmesso serenità. Buon anno accademico Bimbe. Grazie Miss Linda! Io #celapossofare a non commuovermi ogni volta. E sarò lì. A cercare di fermare in uno scatto tutta la Magia e la passione che vivete. E ci trasmettete. #foodforsoul #feedmind #loveyourbody #love #danza #masme

lunedì 22 settembre 2014

M come Ma certo. La pioggia nel pineto!

M come Ma certo, lasciamo che questo strascico dell'estate 2014 ci scaldi... ergo ci bagni, queste giornate di metà settembre. Piove. No ma dai, qui si tratta davvero di un colpo di coda di questa estate molto originale! Ascolta! Ascolta! Nessuno si troverà impreparato all'autunno! Piove su le nostre mani! Su i nostri pensieri! Una prosecuzione perfetta di questa stagione estiva che rimarrà negli annali. Estate 2014. Che ieri m'illuse. Che oggi t'illude. E allora danziamo sotto la pioggia. E non ditemi che non avete avuto il tempo di provare qualche passo! C'abbiamo avuto tutta l'estate! #celapossofare #lapioggianelpineto #magari #masme #marinam #maltempo #estate2014 #gabrielefaccisognare #gabrieledannunzio

Gabriele D'Annunzio
La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

M come Mi scusi Signorina!

M come Me lo sentivo. Io al supermercato meglio che non ci vada. Ma non avevo alternative. Rimanendo con due soli pannolini per la unenne, questa mattina ho dovuto recarmici. Decido di non portarmi nemmeno il passeggino. Non avrei perso un minuto di più tra le corsie. Entro. Recupero il pacco misura 4. Ne approfitto e recupero due bottiglie di tè Arizona. Tra l'altro in offerta. Ovvio ho O su un'anca. Borsa sulla spalla. Sacco pannolini in una mano. Una bottiglia nell'altra mano e una in mano ad O. Già questo sarebbe stato sufficiente per la nomination a furba del mese del reparto salami (salumi). Un cestino con le rotelle? Ma io #celapossofare. Tutto fila liscio. Vado in cassa. Ovvio non mi serve il sacchetto e non ho la tessera. Passo indenne e con passo deciso varco la porta in uscita. Contenta dei miei tre pezzi acquistati. Mi dirigo alla macchina. Sento qualcuno che chiama "Signorina! ". Non mi giro. Oramai oltre a darmi del lei mi becco pure della signora. "Signorina!". Saranno state le All Star borchiate. I jeans. O il capello fresco di messa in piega (dietro liceo davanti museo). Sta di fatto la signora ce l'aveva con Me. Sfodero il sorriso di chi ha risolto la giornata per il meglio e si è presa della signorina a 40 anni. Ignara di quello che l'aspettava. "Signorina mi può aiutare?". "Certo, se posso". Sempre in equilibrio con pacco pannolini ed O sull'anca e le due bottiglie in assetto come sopra, mi metto in ascolto. "Signorina non trovo la macchina". Avrei voluto sottolineare che probabilmente, come spesso capita, non ci si ricorda dove la si è parcheggiata. Ma la signora mi dà convinta di nuovo della signorina e pertanto sfodero un più ruffiano "Pensa gliel'abbiano rubata, Signora? (Come no?!!?). Non si agiti che risolviamo". "Signorina era una Seicento grigia metallizzata targata XY". Caspita sa pure la targa e non si ricorda dove l'ha parcheggiata. Andiamo bene. Guardo veloce tra le macchine. Ovvio tutte grigie (varie tonalità e bianche). "Signora si ricorda da dove è entrata? Magari ha parcheggiato vicino all'ingresso che ha usato". Tra l 'altro non c'era molta gente e molti posti erano vuoti. "Signorina (ecco ormai sapevo che era un mero intercalare) mica me l'avranno rubata?". Ma anche no. Se la macchina aveva un quarto dell'età della signora aveva sicuramente vent'anni. "Tutto può essere (ma penso di no). Proviamo a cercarla." Ecco. La signora da questo momento, offesa per la mia supposizione, non mi rivolgerà più la parola iniziando con Signorina. "Cosa dice? Ma le pare che io non sappia dove parcheggio la macchina? Tutte le mattine vengo qui al bar per il caffè con le mie amiche". "No Signora, non mi permetterei mai. Mi scusi. Cercavo solo di trovare una soluzione. A me capita di dimenticarmi dove parcheggio". "A voi giovani capita. Mica a me." Anche questo "voi giovani" ha contribuito al plagio. "Certo. (Come non le capita mai?!?!) Vuole che proviamo a chiedere alla guardia giurata che staziona all'ingresso se ha visto movimenti sospetti o una Seicento grigia metallizzata che vagava per il parcheggio"? "Ecco vada a chiedere, vengo con lei". Insomma per farla breve la mia sosta e la mia permanenza nel parcheggio è durata più di mezz'ora con la signora ultraottantenne al seguito. Nel frattempo Olivia si era scolata mezza bottiglia di tè. Felice dei giri sull'anca della madre. La guardia più ortodossa ha sputato in faccia l'amara verità. "Ma la cerchi, non si ricorda sicuramente dove l'ha parcheggiata. Quale Carabinieri! ". Perfetto. Oramai c'era chi era odiato più di me. Torno signorina e gentilmente quasi in lacrime, mi viene chiesto di girare per il parcheggio per trovare la Seicento. La signora è offesa. Un po' triste. E le dico di aspettare che mi faccio una camminata. Olivia sempre sull'anca. Sacchetto pannolini in mano e una bottiglia di tè. L'altra nel mentre scolata. Nulla di fatto. Non c'è ombra della Seicento. Nemmeno mezza. Torno dalla signora. Abbastanza delusa per non aver trovato la sua macchina e soprattutto per aver dubitato che si fosse solo dimenticata dove se l'era parcheggiata. Pure io che dubito di una nonnina. "Signora ci pensi bene, di solito dove la parcheggia?". Ricominciano. "Signorina, mi creda, sempre qui. Venga. Ho il tagliando arancio per mio marito, qui nello spazio giallo". Ci rechiamo e nello spazio giallo c'è una Micra di almeno un altro quarto dell'età della signora. Vedo che si illumina. Sorride. Estrae le chiavi e le infila nella serratura. Sale. L'avvia. Abbassa il finestrino "Signorina grazie. Ha visto che non mi ero dimenticata dove l'avevo parcheggiata?". Oramai siamo amiche e mi permetto: "Sì ma questa non è una Seicento!" "No. È la Micra di mia sorella. La mia Seicento è dal meccanico". No. Non #celapossofare. Mi ha fatto cercare la Seicento scordandosi di essere uscita in Micra! Se solo non mi fossi fatta plagiare dal Signorina! È stato quello che mi ha fregato. Un po' come uscire in Ferrari e cercare la Porche. Se vi interessa al Bennet c'è il tè Arizona direttamente dagli Usa a 1,49 invece che 1,89. Consolazione. Minima. #masme #marinam

mercoledì 17 settembre 2014

Giochiamo a farmacia! Let's play pharmacy!

M come Ma quanto è infinita e stupefacente la fantasia dei bambini! Mama giochiamo a farmaciste! Meraviglioso invito. Dove abitiamo andiamo spesso in una farmacia in centro che conserva preziosi vasi su scaffali altissimi. Dove si respira un'aria antica. Banconi in marmo e bilance di una volta. Ed ogni volta Vee è interessata e le racconto storie e guardiamo le foto e i libri e curiosiamo e ci immaginiamo creatrici di pozioni e tisane e medicine miracolose. Ma che bello... ed oggi siamo farmaciste! Mai fermare l'immaginazione. Rose, rosmarino, rainbow e camomilla! Dandelions e menta. Fiorellini e piantine. Grazie Bambine! #celapossofare #immaginare #creare #giochiamo #maistanche #ideebimbi #masme #marinam #

giovedì 11 settembre 2014

9/11 Undicisettembre

M come Me. Undicisettembreduemilaeuno. Vivevo in America. Anche quel giorno ero lì. Inseguendo il mio sogno americano. Faceva caldo in Florida. Io abitavo lì. E faceva caldo anche a New York. Quella mattina ero a casa della mia amica M. Saremmo dovute andare al Mall. Per degli acquisti. Ma dovevamo pianificare un viaggio a Chicago e lavorare su date e dettagli. Stavamo bevendo caffè e chiacchieravamo di musica. Iniziò a suonare il telefono. Un continuo. Per cinque minuti. Ci stanno attaccando. Siamo sotto attacco. Chi? Come? Accendete la tv. Terroristi. World Trade Center. Hanno dirottato degli aerei. Statevene in casa. Per due giorni, da casa, non ce ne siamo più uscite. Sospese. Incredule. Non poteva essere vero. Lacrime. Emozione. Commozione. Molta. Non usavamo telefono e linea internet. Ci chiesero di non farlo. Eravamo terrorizzate. E non per finta. E non perché ci avessero messo paura. O ansia. Noi avevamo paura. Sotto quelle torri c'erano due dei migliori amici di M. Li avevamo incontrati solo quattro mesi prima. Ed io nelle Torri ci entrai per la prima volta. In quella primavera. Ed erano vivaci. Pieni di gente. Di ogni colore e di ogni nazionalità. Un fermento come quel quartiere della Grande Mela dove tutti si muovono veloci col caffé in mano. Quando andai c'era un cielo azzurro. Limpido. Non una nuvola. Iniziava a far caldo a NYC. E mi ricordo che l'aria condizionata era forte. E le Torri erano enormi. Infinite. Giagantesche. Impressionanti. Dominavano tutta Manhattan. Mi sdraiai. Sul marciapiede. Per poterle fotografare tutte. Stupende. Mi ricordo quel cielo. Riflesso sulle torri e i palazzi vicini così piccoli in confronto. Le notizie che ci giungevano quell'Undicisettembre erano di rimanere in casa. Scuole chiuse. Mall blindati. Nessuno esca. Non si telefoni se non si hanno parenti o amici in New York o sui voli. Non intasare le linee. Donate sangue, se potete. Ma come, noi stavamo così lontani da NYC. Che c'entra chiudere DisneyWorld ed ogni luogo pubblico? Tutto nel giro di poche ore fu chiuso. Ogni luogo di aggregazione evacuato e blindato. Cosa stava succedendo? La sensazione era terrificante. Eravamo sotto attacco. Credo che per chiunque fosse in suolo statunitense quell'Undicisettembre non se la scorderà mai quella sensazione. Non si avevano parole. Non si riusciva a piangere. Pensieri. Immobili. Terrorizzati. Non si sapeva che fare. E ci si è sentiti inermi. Tutto sembrava inadatto. Impensabile. Irriverente. Incapaci di reagire davanti ad una tale tragedia. Fermi. Non può essere vero. Chi? Perché? Quante parole si sono sprecate dopo. Ho visto terrore negli occhi del Presidente Bush ed incapacità di reagire in quella scuola della Florida. Un uomo pietrificato. Come ognuno di noi lì in quel giorno. Non sono americana. Ma amo l'America. Controversa fin che volete. Piena di difetti fin che volete. Ma un suolo dove convivono persone di qualsiasi nazionalità, origine, religione. E so che quel giorno morirono tremila persone. Civili. Padri. Madri. Fratelli e Sorelle. Amici di amici. Gente comune. Che lavorava. Che aveva salutato i loro figli e il loro paese. Centoquindici paesi per l'esattezza. Centoquindici nazioni erano rappresentate nelle Twin Towers. Com'è possibile non percepire e condividere quel terrore? Attaccarono un simbolo del Mondo. Uccidendo migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, mettendo in ginocchio società che avevano sedi in tutto il mondo e cambiando il corso della storia per sempre. Per tutti. Per tutto il Mondo. Questo è l'Undicisettembre. Io so che c'era un prima. Per tutti. Dopo tutto è cambiato. Per tutti. E questo è il punto. Che sfugge. Nessun paese libero dovrebbe vedersi attacato. Privato della libertà di vivere. Io quegli attimi li ho assorbiti. Ero gelata. Mi ricordo che decidemmo di aprire le finestre. E spegnere l'aria condizionata. Ci saranno stati 35 gradi. Sentivamo freddo. Avevamo paura. Io ho avuto paura. Eravamo tutti sotto attacco. Tutti. Il messaggio era chiaro ma la sensazione provata era di quelle indescrivibili. M mi obbligò a telefonare a mia madre. Lei che era già madre mi obbligò a fare quella telefonata. Da noi in Italia erano le 5 del pomeriggio. Rispose mia mamma. Le dissi che da noi la situazione era surreale, ma che tutti noi stavamo bene. E aggiunsi, "credo". Mi disse che la stavano chiamando tutti. Per sapere di me. E parlava. L'ho interrotta. Le dissi ciao e che la linea doveva rimanere libera. E che stesse tranquilla. Io tremavo. Invece. Piangevo. La gente si buttava dalle finestre. A NYC. Pensavo a chi era su quegli aerei. Chi nelle Torri. Chi per strada. Gli sguardi fissi ad una diretta che era peggio della peggiore delle sceneggiature. Un'apocalisse. Viaggiavo spesso per gli Stati Uniti. Ma ero in Florida. A casa. Quell'Unidicisettembre. Gli aeroporti rimasero chiusi. Nessuno voleva più volare. Se chiudo gli occhi rivivo quei due giorni. Quelle ore. Quelle immagini. Perché la capacità di reazione non è stata immediata. Per nessuno di coloro che erano in America. Nessuno aveva voglia di mangiare. Di uscire. Di parlare. Di sorridere. Quello che stavamo vivendo sarebbe stato uno degli attacchi a civili più terrificante della storia recente. Ma noi sapevamo solo che non si sapeva. Molto. E nei nostri occhi solo le immagini. E il terrore. Stampato per sempre in noi. Sarei ritornata per trascorrere il Thanksgiving a New York. Avevo voli e programma già stabiliti. Prima di quell'Undicisettembre. Fort Lauderdale-NYC. Volo mezzo pieno. Nonostante tutto. Si ricominciava a vivere. Le Torri non le trovai più. Quel novembre dall'Empire si vedevano ancora le macerie. C'era movimento sul luogo dove una volta sorgevano le Torri. Ma non quel movimento che è vita. Si cercavano e si trovavano ancora cadeveri. O pezzi di persone dilaniate. Bruciate. L'aria era pesante. Nonostante gli americani e la loro voglia di sorridere. Di nuovo. E di sentirsi liberi. Come prima. Non era come qualche mese prima. Si sentiva gelo per il dolore. Ma anche il calore dell'abbraccio di una nazione più unità che mai. L'atmosfera surreale. NYC non era vivace ed allegra come sempre. Accogliente e illuminante però si. Consapevole. Ferita. Devastata. Ma con la volontà di voler ripartire. Di non lasciarsi distruggere. Di non farsi privare della sua libertà. C'è spazio per compatire gli americani e chiunque venga attaccato ingiustamente ieri oggi e domani. Non c'è limite alla compassione. Per tutti. Siamo stati testimoni inconsapevoli di un grande attacco terroristico ma anche di una fortissima volontà di reazione e di non farci togliere la libertà. Di continuare ad amare. A ricordare. A vivere. Comunque. E so che per ricostruire sopra delle macerie così pesanti ci vuole una gran forza. E che nessun terrorista potrà mai uccidere questa forza. Che è tutti noi. Indignati davanti a tanto male. E a tutti i mali. E ogni Undicisettembre sarà una data da ricordare. Rivivo quegli attimi. In Florida l'Undicisettembre non ci sono più voluta tornare. A me il terrore di quegli attimi mi riporta all'umido di quel settembre. Il caldo avvolgente e il gelo immobilizzante. E il silenzio assordante. Il tredicisettembreduemilauno io e M uscimmo la sera. Non girava nessuno per strada. Nessuno. Ci infilammo in un locale sull'oceano. Mezzo vuoto. Eravamo ancora senza parole. Ma sentivamo la necessità di staccare. Di riprendere in mano la realtà. E continuare. Si avvicinò la cameriera. How u doin? Ci guardammo in faccia. Fine, thanks. And you? Doin fine. What can I bring you Ladies tonite? Silenzio. 2 Apple Martinis please. Ce ne portò 6. Ci abbracciammo. E li bevemmo in silenzio. Di fronte all'oceano. #celapossofare #undicisettembre #torrigemelle #nyc #me #streetblogger #masme #marinam


lunedì 1 settembre 2014

M come Momento bagnetto

M come Momento bagnetto. M style! Mi rilasso io seduta per terra. Si rilassano le pupe. Nella vasca. Ogni sera da Me ci si lava. La maggior parte delle volte ci organizziamo in maniera tale da trovare almeno 15 minuti per un bagnetto. Per loro un'abitudine. Un rituale. In cui ci si lava. Si gioca. Si ride. E ci si risciacqua da quello che abbiamo accumulato durante la giornata. Polvere. Nervosismo. Smog. Stress. Un bagno ristoratore. Mi organizzo. Metodica. Sono sempre sola. Devo. Accappatoi. Tappetino in memory foam. Cambi per entrambe. Pigiama o vestito a seconda dei programmi. Acqua (c'hanno sempre sete e vogliono quella con le bolle). Bollicine per me. Magari. No, ovvio che no. Green tea e snack per me. Il rituale dura anche 40 minuti. Polvere Milky Hello Kitty alla rosa e lampone. Dal Giappone. Per trasformare l'acqua in un latte rosa profumato. E bagnoschiuma "Sa di me". L'unico che uso. Per entrambe. E che adoro. A partire dal nome. E il mio tempo è scaduto. Time to get out! #celapossofare #masme #marinam #rituale #bagnetto @fiocchidiriso



M come Menù senza prezzi

M come Menù. Senza i prezzi. Ma quanto apprezzo questa attenzione? Se pagherò io provvederò a chiedere il menù con i prezzi e lascerò al mio invitato il privilegio di scegliere e godersi il suo pasto. Scegliendo tra quello che gli ispira. Se sarò io ad avere l'onore di essere invitata al ristorante, sarà per me un grande lusso non sapere la spesa. È un dettaglio. Il doppio menù. Ma a me piace. Molto. Sono all'antica. Ed i ristoranti che lo mantengono, hanno un giudizio positivo. Se invito non vorrei che il mio invitato sapesse. E se sono invitata mi sentirò viziata. E gradita. E magari amata. Questione di dettagli. Molto Me. Che mi trovo qui. Dal mio tavolo vedo il lago. Vino scelto dal mio sommelier preferito. Il Marito. Ma secondo voi cosa ordinerà M as me? Chi mi conosce e mi vive sa cosa di sicuro non ordinerei mai... #celapossofare #me #menu #masme #marinam #lagodicomo #locandasantanna #schignano



mercoledì 27 agosto 2014

M come Me che mangia Couscous!

M come Me. Che alle 14.30 riesce finalmente a sedersi. E già che c'è ne approfitta per mangiare. Quello che si era preparata due ore prima. Girando con felpa dalle 6 la voglia di qualcosa di caldo mi aveva spinto a cucinare del couscous (biologico di Tavola Clandestina) con le verdure. Necessitavo di proteine ed ho aggiunto una purea di fagioli cannellini con rosmarino. E qualche mora. Che mi ha portato ieri mamma. Raccolte prima che la pioggia le rovinasse. E adesso facciamo che mangio. #celapossofare Anche M mangia! #masme #marinam #cibosano #ricetteveloci #couscous #love #yummymummy

sabato 23 agosto 2014

M come Musica e Magia!

M come Musica. Magia. Che mi fa battere il cuore. Veloce. E ancora mi emoziona. Credo il peggiore investimento fatto dai miei genitori, dal loro punto di vista, sia stato quello nel farmi studiare musica e pensare che M as me sarebbe diventata una musicista. Papà suona la fisarmonica. Mi sono solfeggiata pagine di musica. Cantato. Studiato. Suonato, in ordine cronologico, flauto, violoncello e pianoforte. 16 anni di pentagrammi quotidiani. Un pianoforte a coda. Che mi sono regalata quando ho compiuto 18 anni. Che nessuno suona più. Per adesso. Adoro la musica. Tutta. Amo i musicisti. Non suono più. O quasi mai. Nemmeno io. Ma rimango incantata dalla musica. E dalle meravigliose e talentuose anime che mi permettono di goderne. Come ascoltat8rice umile e appassionata la musica mi penetra e mi fa vibrare. Ogni singola vena del mio corpo. Piacere ed estasi. Questo è per me. Questa sera io e le mie bambine ci siamo sedute per terra. Ed abbiamo ascoltato un concerto di un giovane Maestro, un arpista slovacco. Jakub Rizman. Sedute immobili tutte e tre sul ciglio della strada. Accanto a lui. In silente ammirazione e ammaliate dalle sue Melodie. E dal dolce e vibrante suono del suo stumento. Ipnotizzate dalle sue splendide mani che scivolano armoniose sulle corde della sua arpa. E la pizzica con le sue lunghe dita da musicista. Un anno fa a Trani gliela rubarono. La sua arpa.



9
Fu ritrovata. Jakub, che vanta collaborazioni con le maggiori orchestre europee, diplomatosi al conservatorio di Bratislava, decide che avrebbe portato la sua arpa e la sua musica per le strade. E in ogni paese e città in cui decide di suonare, ripete la magia. E lascia un segno. Nei cuori di chi ha l'occasione di incontrare lui e una delle sue arpe. Offre un repertorio di musica classica e uno, altrettanto affascinante e vario, di musica contemporanea pop. V e O sono state sedute. Immobili. Applaudivano. Sorridevano a Jakub. Lo ringraziavano. Incantate. Hanno potuto godere di un concerto di un Maestro dal talento e dalla preparazione indiscussi. Su YouTube, se cercate, lo trovate. Ma io vi auguro di poter vivere la sua magia un giorno per la strada. E incontrandolo lo riconoscerete. Fermatevi. Lasciatevi incantare. Ascoltatelo. Io non sono diventata musicista. Ma sono riconoscente ai miei genitori per il loro investimento sbagliato. Per avermi permesso così di assorbirla, conoscerla, apprezzarla e viverla. Mi hanno fatto un dono inestimabile e di grande valore. Per me è un privilegio aver goduto delle note dell'Arpa di Jakub. Ringrazio lui e i musicisti che ci garantiscono, grazie alla loro conoscenza e al loro grande impegno e ai costanti studi, la possibilità di godere da ascoltatori, dell'arte preziosa e magica della Musica. M come Musica che è per me energia, magia, evasione, conforto e amore. Ed è anche grazie alla musica, che #celapossofare! https://m.facebook.com/profile.php?id=211758155513269&_rdr #jakubfrizman #musica #arpa #artistidistrada #masme #marinam

M come Me per Aisla e IceBucketChallenge

#IceBucketChallenge #StrikeOutASL www.alsa.org www.aisla.it

venerdì 22 agosto 2014

M come Mi hanno lanciato una sfida!

M come Mi hanno lanciato una sfida! Accettata, @ciaolapo! #IceBucketChallenge per raccogliere fondi per la SLA! #celapossofare #masme #marinam Dont forget to love! www.alsa.org www.aisla.it

M come Minigolf

M come Minigolf. Me al minigolf con V. Avevo promesso. E nonostante fossi in evidente ritardo già alle 20, ci siamo fatto le nostre 18 buche. "Mamma ho fatto golf!" V si è divertita. Moltissimo. Io avevo lasciato a casa gli occhiali. Non vedevo niente e fare "golf" tra le luci e il sonno e l'astigmatismo è stato spassoso. Almeno per V. Che invece di solito trova i campi da golf estremamente noiosi e pieni di signori anziani con i bastoni. In effetti vuoi mettere un minigolf anni '70 in un paese della Liguria rispetto al campo da golf sull'Oceano della 17 miles drive in California? O il più discreto Golf Club di Villa d'Este? Non c'è competizione. V adora il minigolf di Loano. E anche il minigolf ha il suo perché. E uno è quello di comprendere che la mia intenzione di trasmettere la mia passione per questo sport a V, rimarrà un'utopia. E che ai bimbi basta davvero poco. Una mamma allegra. Anche se con le occhiaie e senza trucco. Una pallina da golf. Una serata per lei. Organizzata con 5 euro a testa di noleggio mazze. Dopo le 22, se non sono a letto, sdraiata e con le bimbe addormentate, ho le prospettive di una che arriva da Los Angeles con scalo a NY senza possibilità di dormire. Praticamente un jet lag umano. A metà serata ho avuto un attimo di panico. Durato quei due secondi. Dovuto alla fame e al fatto che non avessi pranzato, a meno che 5 albicocche e una banana possano essere considerati tali. Ma è bastato un piatto di spaghetti alla chitarra con pinoli e uvetta e acciughe di Marilena (seguirà post recensione è svelerò chi mi ha nutrito per questi giorni al mare) per ridarmi tono. E buonumore. La mia piccina dormiva nel passeggino. Ed io e V abbiamo condiviso una serata piacevole. E credo, nonostante tutto, che ieri M as me, #celabbiafatta. Questa mattina ho le solite occhiaie. Il solito sonno. Una figlia più felice del solito. E il solito sorriso. Perché so che #celapossofare. Almeno. Credo. Spero. Vi farò sapere. #masme #me #marinam #love #golf


M come Ma che bella 'sta cosa del Caffé Sospeso!

M come Ma quanto è bella questa cosa? È successo a St. Petersburg in Florida, ma accade (ancora!) a Napoli. Ho un suocero campano che mi ha sempre raccontato del rito del "caffè sospeso". L'ho sempre trovato così affascinante. E me la faccio ripetere, instancabile, questa storia. Di generosità. Gratuita. Un modo di "restituire" un piacere o una fortuna ricevuta al mondo. Alla società. Un atto di gentilezza fatto per lasciarlo "sospeso". Per qualcuno. Che non si conosce. Ma che godrà del nostro gesto. A Napoli, città che amo e trovo sempre così interessante, e credo in tutta la Campania, si usa pagare il proprio caffè. Ed un altro. Uno in più. Che non si beve. Ma si lascia "in sospeso". Pagato. Finché qualcuno passerà e lo berrà. Gioia per chi lo paga. Piacere per chi lo riceve. E a sua volta magari ne lascerà uno in sospeso. Proprio all'inizio della settimana io ed un'altra mamma di Instagram, parlavamo di quanto fosse carina questa abitudine. E che per una volta la catena era proprio bella e sapeva di buono. Allo Sturbucks ha iniziato un signore offrendo il caffè al cliente successivo. Semplicemente perché gli andava. E così ha innestato una catena inaspettata. Ed è proprio vero che a volte basta davvero poco ad infiammare cuori e con poco si genera catene di affetto. Io ci provo a lasciare in sospeso un caffè. Qui da noi un espresso costa ancora solo un euro. Forse a Napoli anche meno. Fosse uno Starbucks il mio sospeso costerebbe circa 6 dollari. Meglio un caffè. Espresso. Sospeso. E se vado a Napoli ci provo, come ogni volta, a chiedere se c'è un caffè sospeso! E la mia domanda non stupirà nessuno. Meglio provare gratitudine sempre. Ed apprezzare ciò che si ha. Condividendo. E un sospeso di questo tempo è secondo me, una cosa meravigliosa. #celapossofare #masme #caffesospeso #napoli #marinam #love
http://www.nbcmiami.com/news/local/378-People-Pay-it-Forward-at-St-Petersburg-Starbucks-272128911.html?_osource=SocialFlowFB_MIBrandhttp://www.nbcmiami.com/news/local/378-People-Pay-it-Forward-at-St-Petersburg-Starbucks-272128911.html?_osource=SocialFlowFB_MIBrand

M come Mi ami?

M come Mi ami? Amare. Amore. Sentimento tanto poderoso. E così bello. Così contagioso. Amare. Sentirsi amati. Provare amore. Imparare ad amare se stessi accettando di essere amati. Come si è. Per quello che si è. E amare. Partire da noi stessi. Volendoci bene. Amando la nostra vita. Perché è questa. Ora. Da vivere. E questi siamo noi. Pacchetto completo. Tutto incluso. Ed io non sono mai stata brava ad amare Me. Prendermi così come sono. Ma attraverso l'amore degli altri e il bene che ricevo forse sto imparando. Che è vero sono un'imbranata coi sentimenti. Che sono un'imperfetta di cuore e del resto. Che potrei lasciarmi amare. E amare di più semplicemente dando a me stessa un'opportunità. Che non nego mai agli altri. Ma che spesso vieto a me stessa. Lasciarsi amare per amarsi. E amare. Allo specchio non so dirmelo. Che mi posso voler bene. Che vado bene. Ci provo. Mica è semplice. Ma il segreto è tutto lì. Racchiuso nei nostri sguardi e nei nostri cuori. Un'amica ha condiviso un articolo della giovane donna che ha creato l'"Ice Bucket". La doccia fredda che impazza sui social. Cantanti. Presidenti. Tutti stanno partecipando in una catena d'amore per sensibilizzare sulla Sla, la malattia che ha ucciso la madre di Rebecca. Ma lei, ci porta a riflettere ed elevarsi ad un messaggio superiore. Riporto parte di quell'articolo che trovate completo in inglese nel link.
Quelle parole mi stanno commuovendo. Risuonano nella mia testa e rimbalzano nel mio cuore. E non posso non condividerle.
Mi ami? Amo me? Io ti amo. Amami! Amiamoci! ♡
#celapossofare #masme #me #marinam #iloveyou #love #grazie #IceBucketChallenge #StrikeOutALS
Questa è la mia interpretazione. In breve. È ciò in cui credo. E vorrei trasmettere.
Rebecca scrive:
"È possibile affrontare ogni giorno come se fosse l'ultimo. È possibile raggiungere chi amiamo. Anche se non ci guardiamo negli occhi. Anche se ci urtano l'ultimo dei nostri nervi, e se ci fanno venir voglia di urlare per la frustrazione. Ce la possiamo fare e dire loro che li amiamo. Esattamente come sono. Esattamente per quello e chi sono. Diciamo loro che vediamo del bello in loro. Nonostante loro non lo notino.
Ecco la cosa che possiamo fare.
Ed è di un livello superiore.
E non è semplice.
Dobbiamo guardarci allo specchio e pronunciare queste parole: ti amo. Ti voglio bene.
E se trovate difficoltà e distogliete lo sguardo, ritentateci. Riprovate. Ancora. Di nuovo. Ripetetevelo finché sentirete questo amore.
Perché l'unico modo di combattere i mali, ..., è imparare ad amare.
Amare se stessi.
Amare gli altri.
Amare ed accettare e celebrare e apprezzare ogni singolo respiro.
Ogni piccolo movimento delle dita delle nostre mani e dei nostri piedi.
Non trattenersi.
Non porsi limiti o parametri o aspettative.
Semplicemente amate.
Amate la vostra vita.
Amate chi vi sostiene con amore.
Amate i vostri fratelli.
E imparate ad amare voi stessi.
Senza paura.
Come dice Anita Morjani. Sopravvissuta al cancro.
Questa vita effimera è transitoria.
Ma è importante.
Questo ci accomuna tutti.
Quindi vi prego. Vi prego.
Scegliete di amare la vostra vita.
Docce fredde incluse."
http://www.mindbodygreen.com/0-14990/my-mom-died-of-als-heres-what-the-ice-bucket-challenge-means-to-me.html

Translate