giovedì 12 novembre 2015

M come Mattino!




M come Mattino!
Che ha l'oro in bocca.
E una fetta di ciambella nel piatto.

Con cuore fondente morbido di Nutella.
La ricetta originale la trovate cliccando qui
Io vi lascio la mia versione.
Più semplice. 
Un assemblaggio veloce.
Ma sembra, deliziosa comunque.



Il segreto sta nel congelare la Nutella.
Affinché durante la cottura, invece che cuocere, si sciolga.
Permettendo di mantenere la sua consistenza cremosa.



Quindi procurate uno stampo in silicone 
(o due o tre a seconda di quanti cuori morbidi si desiderino)
per ghiaccio o minicupcakes.
Riempitelo con la Nutella.
E infilatelo nel congelatore per almeno 3 ore.
La Nutella deve ghiacciarsi.

Per l'impasto io ho usato il classico della torta Sette vasetti.
La ricetta è questa che segue, 
e si basa su quantità stabilite dal vasetto di plastica da 125 ml dello yogurt.
Senza dover pesare nulla (la mattina alle 6 non potrei mai riuscirci).
Se avete i misurini americani, le classiche cups, 
usate la "half cup" e otterrete lo stesso risultato.

Ingredienti:

  • 1 vasetto di yogurt da 125 ml
  • 3 uova
  • 2 vasetti di zucchero(io con la Nutella ne metto solo uno colmo)
  • 2 vasetti di farina
  • 1 vasetto di fecola
  • 1 vasetto di olio EVO
  • 1 bustina di lievito
  • 1 pizzico di sale


Nella planetaria:

Unire uova intere e zucchero.
Olio a filo.
Dopo aver mescolato a parte 
farina con fecola con lievito e pizzico di sale,
aggiungeteli all'impasto.
Se ritenete sia troppo liquido, 
aggiungete un cucchiaio di farina fino al raggiungimento
della consistenza desiderata.
E se aggiungete i cubetti di Nutella congelata 
deve essere cremoso e pastoso.




Mettete uno strato (circa la metà) 
nello stampo per ciambella 
(o anche uno normale diametro cm. 24).
Appoggiateci sopra i cubetti congelati di Nutella.
Cercando di riempire ogni spazio 
per permettere ad ogni fetta 
di avere almeno un cuore morbido.
E poi con l'impasto rimasto ricopriteli tutti.

Forno a 200.
30 minuti.
Fate prova stecchino.
Ma evitate di andare oltre cottura se no i cuori solidificano.

Tutto qui.



Buona torta da M as Me!


M come Mostre! Hayez

M come Mostre!
Milano
Hayez
Francesco Hayez
Pittore italiano
Romantico tra i romantici come solo il suo talento trasmette.
Moderno e determinato come solo lui è riuscito ad essere.
Milanese come l'Accademia di Brera.
A cui diede enorme contributo con il suo magistero.
 Grazie a lui trionfa la pittura e il quadro storico.
Artista indiscusso del Romanticismo italiano ed europeo.
Dalla fervente creatività.
Riposa al Monumentale di Milano.
"Maria Maddalena". 
Uno dei suoi straordinari ritratti.
Quello che piace più a me.

"Il bacio"
 una delle sue opere piene di passione che ce lo fanno amare.

Un video che fa innamorare.
Del suo bacio.
Della mostra a lui dedicata.
Una mostra che incanta.
Emozioni
Amore

Fino al 21 febbraio 2016
Gallerie d'Italia
Piazza della Scala
Milano





Io ve l'ho detto!
Non perdetevela!

M as Me

domenica 8 novembre 2015

M come Magie!



M come Ma cos'è successo
alla libreria Libooks in Via Dante a Cantù?
Si chiamano esperimenti.
Io le chiamo M come Magie!
Giovani scienziati hanno incuriosito,
appassionato ed entusiasmato bimbi e giovani ragazzi!
Fisica. Chimica. Biologia.
La scienza entra in libreria.
E diventa pop!



Grazie!
Per questa opportunità.
Per queste iniziative.
Nutrire le menti.
Creare passioni.
Trasmettere entusiasmo.
Questi sono gli elementi per ottenere
grandi risultati!
A breve e a lungo termine!
Qui il programma degli eventi per il mese di novembre e metà dicembre!




mercoledì 4 novembre 2015

M come Mellito. Diabete di tipo 1






M come Mellito
Diabete Mellito di tipo 1

Novembre è il mese dedicato all'informazione sul diabete.
Nel mondo si vuole evidenziare quanto una cura sia auspicabile 
e quanto difficile sia la vita, nonostante un'apparente normalità,
 per chi è costretto a conviverci quotidianamente.
Il Diabete Mellito di Tipo 1, 
infatti, rimane ad oggi una patologia cronica
senza possibilità di guarigione.
Le associazione mondiali investono sia in ricerca, 
nella speranza di poterla un giorno rendere reversibile,
che in tecnologia per offrire a chi ne soffre,
 una convivenza la più semplice e gestibile possibile. 



Sapere esattamente di cosa stiamo parlando 
è il primo passo verso la consapevolezza per offrire sostegno 
e comprenderne la reale gravità.
Se non è tenuto sotto controllo, il diabete mellito di tipo 1, 
è ancora oggi mortale.
Colpisce milioni di persone in tutto il mondo in modo spesso casuale.
E solo dal 1982 esiste un'insulina sintetica in grado di non causare
ulteriori gravi problemi a chi ne fa uso regolarmente per sopravvivere.
E solo intorno agli anni Venti si è riusciti a produrla in laboratorio.
 Prima di questa grandissima scoperta, il Diabete di Tipo 1
 uccideva bambini e adulti che ne erano affetti.
Il diabete Mellito di Tipo 1 è solitamente diagnosticato in età infantile.

Libro edito da Giunti con AGD per spiegare il Diabete Tipo 1 ai bambini.

Si inizia ad esserne affetti nel momento in cui il nostro pancreas
 non produce più un ormone specifico chiamato insulina.
Il nostro corpo utilizza l'insulina 
per trasmettere alle nostre cellule il glucosio 
che è presente nel sangue attraverso il cibo che ingeriamo,
 e trasformarlo così in energia.
Senza insulina,
le nostre cellule, non ricevono zucchero (e quindi energia) 
e contemporaneamente ne rimane troppo nel sangue. 
Questo accumulo può provocare la ketoacidosi diabetica, 
che può divenire mortale. 
E causare gravi problemi ad occhi, cuori, fegato ed altri organi 
danneggiandoli nel tempo.
Il diabete di tipo 1 infatti causa problemi sia a breve che a lungo termine.


Se il nostro corpo produce questo ormone, 
tutto funziona perfettamente e l'equilibrio di glucosio nel sangue
 si stabilisce in modo naturale.
Nel momento esatto in cui però il nostro corpo dovesse decidere di non produrne più,
 solo attraverso l'introduzione dell'insulina sintetica,
attraverso delle siringhe o dei microinfusori 
(apparecchi di nuova generazione usati per evitare il continuo bucarsi degli aghi),
si potrà permettere il processo che trasforma lo zucchero in glucosio,
e trasferire lo stesso alle cellule.



Sembra quasi semplice,
ma nel quotidiano avere il Diabete di tipo 1 richiede il continuo monitoraggio,
sia di giorno ma anche durante la notte,
della quantità di glucosio nel sangue
(glicemia) e dei quantitativi di cibo introdotti
per poter gestire il proprio benessere
al fine di iniettare il quantitativo di insulina
necessario per mantenere un equilibrio glicemico nel sangue.
E non andare quindi in ipoglicemia o iperglicemia
che sono la causa principale di malessere e di gravi problemi
derivanti da questa disfunzionalità provocata dal Diabete di tipo 1.




Il diabete di tipo 1 non va confuso con gli altri due tipi di diabete esistenti
che non sono irreversibili e non sono insulina dipendenti.
Quello di tipo 2 è solitamente correlato 
a grande sovrappeso, anzianità e predisposizione famigliare. 
Quello gestazionale si presenta invece durante la gravidanza
 e bisogna controllarlo per il benessere di madre e nascituro.



Una diagnosi di diabete di tipo 1 è devastante sia per il paziente 
che per la famiglia intera.
Per ora non si guarisce.
Esistono dei trattamenti e delle abitudini che permettono però
la sopravvivenza ed una vita sana, 
ma gli accorgimenti e le attenzioni nei confronti del proprio corpo 
devono essere costanti e soprattutto mai sottovalutati.

Quindi,
il mio corpo produce insulina. 
Ed io non mi devo preoccupare di nulla. 
Il processo avviene naturalmente.
Ma ho grandi amici che invece, oltre ad una vita piena e completa, 
dietro a sorrisi, cene, jogging, vacanze, scuola,
devono dedicare tempo e attenzioni per permettere al proprio corpo di poter funzionare.
E non morire!
A volte diamo per scontato quanta perfezione 
si nasconda nei nostri meravigliosi corpi!
E proprio per questa incapacità di apprezzarne spesso il valore inestimabile, 
che ritengo importante ed opportuno informare 
su come potrebbe diventare la nostra vita 
nel momento in cui questi straordinari e naturali processi dovessero interrompersi.




Un bambino, un giovane, un adulto ed un anziano
devono controllare il livello di glicemia nel sangue
attraverso uno stick che viene sporcato di una goccia di sangue
e letto da una macchinetta.
In base al risultato si dovrà iniettare nel proprio corpo
una dose di insulina capace di ristabilire 
l'equilibrio di glucosio nel sangue.
Il Diabete non dorme.
Non va in vacanza.
E' incurabile ma controllabile.
E ha dipendenza costante dall'insulina.





Volti di bimbi normali che convivono con coraggio e forza
la loro vita con il Diabete di Tipo 1.

Che questo mese di novembre ci insegni che nonostante
la normalità, questa patologia rimane seria e cronica
e richiede un trattamento continuo e soprattutto
sosteniamo e abbracciamo
la speranza di una cura e di una guarigione.




Il 14 novembre sarà la giornata mondiale del diabete.
Anche a Como ci sarà un evento organizzato 
dall'Associazione per l'aiuto ai Giovani Diabetici Onlus
che opera a sostegno e in collaborazione
con i maggiori ospedali del territorio
e le istituzioni nazionali.
Sul loro sito 
trovate informazioni,
aggiornamenti, 
e riferimenti per una maggiore consapevolezza
relativa alla patologia diabetica in età pediatrica e adolescenziale
proponendo strategie di educazione rivolte ai pazienti
e alle loro famiglie.
Ha come scopo quello di consentire una gestione autonoma
del diabete mantenendo una normale qualità di vita.

Che questo mese di novembre porti consapevolezza
e possa raccogliere fondi per la ricerca,
informare e soprattutto richiamare al rispetto
delle tante persone affette che conducendo una vita spesso
normale e sana,
nascondono una patologia gravissima
ed irreversibile con cui, 
se non si troverà una cura,
dovranno convivere per il resto della loro vita.
A loro e alle loro famiglie arrivi il mio abbraccio
e la mia stima profonda per come riescono
a vivere magnificamente e normalmente
nonostante il loro Diabete di Tipo 1!

Buon Mercoledì
da 
M as me







sabato 17 ottobre 2015

M come Moderatrice




M come Moderatrice!
Oggi 17 ottobre, alle ore 17,
c/o il Centro Commerciale IperCoop di Mirabello,
a Cantù,
la talentuosa tradautrice e amica
Edy Tassi,
presenterà il suo ultimo romanzo,
EFFETTO DOMINO

Moderatrice dell'evento
Marina Montorfano
aka
M as Me
Io!



Ho parlato di Edy e del suo romanzo di esordio
Ballando con il fuoco.



Ho segnalato la sua presentazione del suo secondo libro uscito all'inzio di luglio.



Ho curato la fotografia dei luoghi di Effetto Domino, seguendo e ritrovando con Edy stessa attraverso le pagine, le suggestioni che con grande arte riesce a creare attraverso le sue descrizioni.



E con grande entusiasmo questo pomeriggio ci ritrovate insieme, vivaci ed appassionate, a raccontarvi un po' di questo Effetto Domino.
Vi aspettiamo!
M as me




mercoledì 7 ottobre 2015

M come Mercoledì. M come Memoria




M come Mercoledì sette ottobre 2015

M come Memoria
Ricordare. Menzionare. Nominare.
Commemorare. Celebrare. Far pensare.
Tenere nel cuore. Avere presente.
Richiamare alla mente.
Tutto questo è memoria!



In questo mese di ottobre, 
in tutto il mondo, si informa e si parla di BabyLoss.
Si ricordano i tanti bambini desiderati, amati, 
vissuti e che si son fermati troppo poco nelle pance, 
nelle Terapie Intensive e nelle braccia di chi li ha amati.
E continua ad amarli.
Silenziosamente esistiti nel loro Mare.
Per qualche settimana, qualche mese. 
Nati e per poche ore o pochi giorni rimasti con le loro famiglie.
E che con sé hanno portato via, 
in un attimo veloce e tragico come una diagnosi 
e l'ultimo battito del loro cuore, 
sogni, speranze e tutti i progetti.

Nell'irreversibilità di quegli istanti
si affronta tutto il misterioso che la vita porta con sé.
Che si fa fatica anche a pronunciare, a leggere e a scrivere, 
ma che è l'unica certezza e la sola garanzia 
che riceviamo e doniamo con la vita.
La morte.

Ma nel "ri cor dare", 
osiamo (to dare in inglese significa osare!) 
portare nel cuore, 
richiamare alla mente, dire, raccontare di loro.
Di questi bambini. 
Ed ogni genitore sceglie come ricordarli. 
E come affrontare l'elaborazione della loro morte.
Che è un lutto grande.
Come spesso scrivo, 
probabilmente direttamente proporzionale a tutti i giorni 
che questi piccoli
uomini e donne non vivranno mai.





Dal 2006 in Italia opera un'Associazione, 
CiaoLapo Onlus,
visitate il sito cliccando Q U I,
fondata dai genitori di Lapo, 
bimbo arrivato e amato e nato in silenzio 
pochi giorni prima del giorno in cui tutti aspettavano di abbracciarlo!
Claudia Ravaldi, sua madre, 
Alfredo Vannacci, suo padre, 
entrambi medici,
hanno creato questa Associazione e questa rete di sostegno serio e professionale.
E da quel giorno, anche da noi, 
a chiunque dovesse capitare la tragedia disumana 
e spesso dalla società sottovalutata e sminuita, 
di una morte di un figlio durante la gravidanza o subito dopo il parto, 
per qualsiasi causa o scelta, 
può contare su un sito e una realtà che è abbraccio, 
conforto, condivisione e consapevolezza.
Ma anche ricerca, prevenzione e informazione sul territorio 
e in cooperazione con le associazioni mondiali.



In questo mese di ottobre l'Associazione CiaoLapo Onlus, 
sarà presente in più di 50 piazze italiane con più di 100 eventi per ricordare!
Qui l'elenco completo www.babyloss.info

Questi bambini ci hanno resi genitori e tali resteremo per sempre.
Occuparsi di un figlio, anche se morto, richiede tempo, cuore, passione, amore.
E scrivere il loro nome, 
accendere una luce in loro ricordo, 
far volare un palloncino non è altro che un mezzo per esprimere il nostro dolore. 
Ma soprattutto l'amore immenso ed infinito per loro.
Che continua oltre la loro vita troppo breve.



Rimangono pensieri, immagini, 
sogni infranti, presenze che sono più forti della loro assenza.
Il nostro voler celebrare la loro vita, 
è un estremo atto di consapevolezza, 
lucidità, cura, oltre il dolore e il silenzio che spesso la società ci impone.

"Perché era ancora piccolo. Perché doveva andare così. Perché tanto ne farai altri."
E invece quel bambino o quella bambina rimane un figlio e una figlia amati.
RICORDATI! Ricordati...
Insostituibili. Di un valore inestimabile. 
Parte della nostra famiglia. Della nostra storia.
Questi piccoli bambini sono l'emblema della vita.

immagine ArisBlog


Come sapete sono la mamma anche di una bambina, Sofia,
che è vissuta 48 ore dopo la sua nascita,
avvenuta a termine di gravidanza, nel 2011.
Sofia è invisibile ma è mia figlia. 
Rimane tale. 
E ricordarla durante i tanti eventi a livello internazionale 
organizzati delle associazioni che donano supporto alle famiglie di queste piccole vite, 
non mi rende una madre impazzita, 
o che ostenta la sua morte, o che non ha probabilmente voluto accettarla. 
Nulla di tutto questo.
Semplicemente questa volontà fa di me una madre 
che ha nel cuore sua figlia Sofia,
ed ha voglia di ricordarla, 
di scrivere qualche volta il suo nome, 
e non è che capiti spesso di farlo,
di celebrare la sua seppur breve vita e 
far un pochino di spazio per lei in un presente ed in un futuro 
che non le appartengono 
ma di cui lei farà sempre e comunque parte.

immagine Madebyme Malone

Nelle mie lacrime e nei miei sorrisi, lei è e c'è.
Nella mia di vita, lei vive.
E non ci trovo nulla di triste in questo mio e nostro ricordare.



Sono riconoscente a CiaoLapo Onlus che permette di rompere il silenzio 
intorno al nostro amore per questi nostri figli.
E insieme ai genitori dell'Associazione,
saremo in 

Piazza San Fedele a Como, dalle ore 15.30,
il giorno 15 ottobre!
Segnate questa data! 



Nel mondo rappresenta la giornata internazionale per il BABYLOSS 
e si concluderà con la bellissima Onda di luce che avvolgerà il nostro pianeta.
Ovunque si accenderà una candela tra le 19 e le 20 
e seguendo i fusi orari, 
illumineremo il mondo per dire 
che la vita non dipende dalla durata, 
ma dall'intensità del valore dati ad ogni singolo battito del cuore! 

Per chi si vuole unire a noi alle 18.30 ci sarà il lancio dei palloncini.
Ma prima:
Ore 16 laboratorio per i bambini con truccabimbi
Ore 17.45 lettura di una fiaba accompagnata dalla magica musica dell'arpa celtica.
E alle 19 illumineremo Piazza San Fedele con l'accensione di centinaia di candele!



Il 17 ottobre invece, alle ore 21, 
potrete assistere alla proiezione del film
Return to Zero
(in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano),
presso la sala Ottagono a Fino Mornasco (Como)
 e seguire il dibattito che ne seguirà
con operatori e pubblico presenti.



Ogni giorno però, quando ce lo sentiamo, 
quando ci va, nel mese della loro nascita, il giorno della loro morte, 
sempre o magari di rado, o anche mai, 
portate rispetto per le scelte che faremo.
Per ricordarli. Per non dimenticarli.
Non permettete alla paura, 
alla cultura della non accettazione della morte come parte imprescindibile della vita, 
di giudicare, di evitare, 
di escludere un genitore in lutto ed i loro figli invisibili dalla loro vita.
Ne guadagnerete non solo in consapevolezza, serenità
ma la prospettiva della vita sarà più piena 
e anche le piccole cose che spesso diamo per scontate, 
acquisteranno valore.
Buon mese di Ottobre 2015!
Buon Babyloss awareness month!
E buon mercoledì, con M as me!


mercoledì 30 settembre 2015

M come Mercoledì 30 settembre con le emozioni




M come Mercoledì.
Di Emozioni.
Inside Out docet.
L'avete visto il film della Pixar in programmazione nelle sale cinematografiche in questi giorni?
Parla di emozioni.
Massimo Gramellini nel suo Buongiorno 
ne elogia il pregio di aver osato parlare di tristezza 
ed averla inclusa come una necessità al pari, e forse più importante, della gioia,
per il raggiungimento della serenità.
E, in una società egoista e che deve apparire, essere anche, a volte, tristi,
 non è di moda.
Cosa ci passa per la testa?
E' interessante considerare che il punto di vista delle emozioni nel film, 
non si trovi nel cuore, bensì, come in effetti è, sia una questione cerebrale.
Ad ogni emozione, almeno a quelle considerate, è stato affidato un colore.
Tristezza azzurro.
Paura viola.
Disgusto verde.
Rabbia rosso.



E in effetti, a chi non è capitato di vedere tutto nero qualche volta?
Da sempre i colori hanno aiutato ad esprimere visivamente un sentimento.
Il film affronta poi in maniera seria, ovviamente semplificata, 
tutto il funzionamento fisiologico della psiche.
Ricordi base. Isole della personalità.
Archivio. Memoria a lungo termine. 
Frammentazione. Destrutturazione dei pensieri.
Subconscio. Deja vu. Pensiero critico.
Chi li conosce li comprende. 
Chi come me poco è addentrato nella materia, 
cerca di prendere
le notizie che emergono dal film.
Per me un po' confuse e non così chiare. 
Il problema potrebbe essere solo mio, in questo caso.
Oltre alle emozioni protagoniste si intrecciano la serenità, 
la gratitudine, l'allegria, la simpatia, 
l'ironia, l'insolenza, la solitudine, 
l'infelicità (che non è la tristezza), il coraggio, la paura.
I sentimenti che ci "agitano" sono tanti e le sfumature, 
se vogliamo continuare a parlare di colori, davvero moltissime.



Mentre guardavo il film mi sono immedesimata nella bimba undicenne protagonista 
e mi sono resa conto di quante volte ci sforziamo ad essere felici a tutti i costi.
E a volere che gli altri lo siano.
Il suo è un impegno costante e faticoso e,
attraverso il continuo pretendere dell'emozione Gioia, 
di essere per forza senza preoccupazioni,
alla fine si ottiene un effetto di frustrazione e di occultamento
delle nostre impressioni, tutte.
Rendendoci grigi. Apatici. Antipatici. Incolori.



A volte piangere fa bene. E' una necessità. 
Una espressione di un'emozione.
Anche per noi adulti.
E poco importa se gli altri ci criticano per questa nostra sensibilità, 
e Gioia nel nostro cervello si innervosisce, 
è terapeutico e fa parte del nostro modo di esprimere le emozioni.
Tutte.
Dal film, non in modo eclatante secondo me, 
emerge questa importanza di lasciare ad ogni sentimento il suo valore.  
Escludendo la possibilità che nessuno si sostituisca ad un altro.
A meno di non perdere la nostra spontaneità e la nostra innocenza.

Non ho mai sopportato la frase "andrà tutto bene".
La vita e gli eventi andranno come andranno.
E sarà solo la nostra capacità di reazione agli stessi 
e la nostra attitudine a fare, eventualmente, la differenza.
E di sicuro non è annullando delle emozioni che saremo in grado di modificare le cose.

E sopporto ancora meno chi per strada esordisce con "Tutto bene?!?!".
Che è un modo per dire che non ne vuole sapere di ciò che provi 
e di come ti senti. 
E' solo un estremo atto di non accettazione delle emozioni.
Le proprie (reazioni) e le altrui (emozioni).

La felicità non è costante ed eterna.
O forse lo è in quanto accompagnata ad altre sensazioni ed emozioni.
E la tristezza prende colore con l'ascolto e l'empatia e l'accoglienza della stessa 
come veicolo per poter apprezzare ed abbracciare anche la felicità.

Il discorso sarebbe ampio. Articolato. E anche complicato.
La Pixar l'ha affrontato in maniera forse troppo rapida e semplicistica.
E ad un certo punto sembra che tutto diventi ancora più banale per poter far finire il film.
Hanno voluto sottolineare il potere di avere una famiglia e della
serenità che ne scaturisce.
L'importanza della percezione delle emozioni che magari gli altri cercano di celare.
Il non ironizzare sui sentimenti altrui.
Il considerare tutti i punti di vista.
Anche quelli più remoti.
Le metafore sono spettacolari come da un cartone animato ci si aspetta che siano.
I ricordi e i pezzetti della nostra testa che perdono colore senza entusiasmo e obiettività nel considerarli.
Lo zuccheroso Bing Bong che sparisce perché la protagonista cresce e perde la capacità di immaginare.
L'isola della "stupidera" che lascia spazio a quella della pubertà.
La confusione dei sogni.
Frasi ad effetto che ci permettono di realizzare che anche 
"un broccolo può far paura al pari di una cantina buia".
Tanti dettagli, tante riflessioni, molti spunti.
Troppi e confusi, tutti.
E l'immediatezza secondo me deve essere fondamentale in un film.
Soprattutto se così carico di messaggi che vogliono provocare reazioni ed emozioni.
L'alternativa è che non ne passi nessuno.



Il messaggio che più mi è piaciuto, e sicuramente uno tra i tanti preziosi del film,
è per chi non solo è in grado di recepirlo, ma lo desidera trovare.
Forse, giudicare gli altri per le loro emozioni, non è giusto.
Mai.
E la nostra pretesa di essere felici e di pretendere felicità siano insensati.
Quella da sola, poco può fare.
Volere essere SOLO felici non è solo desiderare di esserlo.
Una differenza piccina. Banale. Ma che fa grande differenza.
Sarà un insieme di emozioni, la resilienza e anche l'ascolto e l'abbraccio esterni, 
che ci porteranno ad essere anche felici.



Uscendo dal cinema ero commossa.
Soprattutto perché spesso non comprendiamo quanto una parola detta 
venga recepita da un altro 
con un contesto emozionale completamente differente 
e con una prospettiva a noi sconosciuta, 
e quanto possa davvero cambiare il colore della sua giornata.
E allora forse, più che un elogio alla tristezza, 
questo film credo volesse essere 
un portare alla luce l'importanza dell'accoglienza delle emozioni.
Le nostre e quelle degli altri.
E a volte, immedesimarsi e compatire è il segreto per essere più felici. 
Tutti.
Io vi auguro un sereno mercoledì.
M as Me





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