mercoledì 8 luglio 2015

M come Mezze osservazioni sociologiche da un ombrellone sulla spiaggia


M come Mezze osservazioni.
Semiserie.
Senza nessuno scopo sociologico.
O opinionistico.
Me ne sto in spiaggia.
Sotto un ombrellone.
Osservo.
E penso. Rifletto. Considero.
Ripenso a me. Poco più di una trentina di anni fa.
Stessa riviera.
Alcune cose, statiche. Una garanzia.
Come il Mottarello. La Coppa del Nonno.
Sempre disponibili sul cartello non più scolorito ed arruggino dei gelati confezionati.



Non vanno più di moda, probabilmente.
Ma fanno stare bene. E donano sicurezza.
Come i Calippo. Solo due gusti.
O i Cuccioloni. Biscotti gelato trigusto.
Vivono di un successo ormai lontano.
Ma sopravvivono. O almeno sembra.
Hello Kitty. Water Melon. Smarties cornetto.
Sono le novità per le nuove generazioni.
Che preferiscono il gelato artigianale.
E ieri, quando ho chiesto alla Seienne di andare a prenderci un bel Mottarello mi sono sentita rispondere "Mamma Motta che!?!?".
"Vado a prendere un cono pera e ricotta vegan e nocciola Dop"
...
Concludo che come per l'uomo,
anche per i gelati da spiaggia,
viene confermata la teoria darwiniana dell'evoluzione.
E quelli confezionati sono specie in estinzione.
Ma chi può dirlo.



Il tradizionale "Coccobello" con cestino e campanello e le sue rime in napoletano, c'è.
Non so quante fette di cocco venda, ma resiste ed ogni giorno passa a metà mattina e tardo pomeriggio.

La crisi c'è e anche i venditori di borse e simili rigorosamente falsi, pur se sempre meno, vengono ancora avvistati. Rimangono a riva.
E non è loro permesso entrare tra gli ombrelloni.
Non vedo compratori.
Ma per la famosa legge del mercato, se ancora propongono, qualcuno sarà interessato alla loro merce.
Sono contraria alla contraffazione.
Da sempre.
E se nessuno comprasse.
A nessuno converrebbe più produrre.
E sfruttare. E vendere.
Lezioni spicce di alta finanza vista mare.



Sono su un lettino.
Le sedie sdraio oramai sono una rarità.
Dopo anni di schiene spaccate e gambe in posizione angolo retto, finalemente i lettini sono offerti di default da tutti gli stabilimenti balneari.
Le cabine sono meno di moda.
E i servizi igienici offrono docce calde di ultima generazione, gabinetti con copriwater e simili (il mio bagno in nota rinomata località ligure di quando ero bambina trattavasi di una turca su base in legno), fasciatoio con pannolini Swim up in omaggio e sacchetti antiodore dove richiuderli.
Mica roba da poco.
Il tutto incluso nell'ingresso con i due lettini e l'ombrellone.
Dal mio, noto, purtroppo, che la gente ancora imperterrita continua a fumare.
Magari meno di una volta.
Ma ancora mi tocca subire l'odore del fumo delle sigarette fumate dagli altri.
Siamo in spiaggia. Lo so.
Ma appunto, almeno qui vorrei respirare aria di mare.
Sarà un'idea ma mi sembra che le fumatrici siano rimaste molte donne.
E tra i 30 e i 50 anni. Con bimbi al seguito.
Ripeto, è ciò che sembra a me.
Per cui nulla è attendibile o da considerarsi certezza.
La mia impressione sul fumo, rimane però questa.

Quando ero piccola io ('sta frase fa un po' retrò) c'erano più topless che donne con il seno coperto.
Ora io francamente di topless non ne ho visto nemmeno mezzo.
Mi limito a riportare questa notizia.
A voi lettori le conclusioni.

Tatuaggi ne abbiamo?
Tanti. Tantissimi.
Uno spreco!
Non mi ricordavo ce ne fossero così ai miei tempi.
Ieri ho trascorso un'ora a leggere.
Braccia. Schiene. Gambe.
Citazioni. Date.
Di tutto ci ho letto sui corpi.
Non tautati? Forse qualche minorenne.
Ed io.

Nessuna cuffia sulla testa in mare.
Oramai anche le nonne sono moderne ed hanno tagli alla moda.
E sanno nuotare.
E sono le signore che "quand'ero piccola io" avevano 30 anni.
Figlie dell'emancipazione e delle lotte post femministe.
Nonne ora con smartpphones e tablets.
Più rilassate.
Forse meno stressate e più benestanti di quelle della mia generazione.
Nonni che non hanno fatto la guerra.
E che possono permettersi  e godersi ancora (e forse rimarranno i soli) la loro pensione guadagnata in anni di lavoro.
I nipoti, quelli, rimangono gli stessi.
Riporto dialogo appena ascoltato.
"Davide ma hai l'infezione alle orecchie. Non avresti dovuto bagnarle"
"Nonnina vai tranquilla. Tu vedi i capelli bagnati, ma ti garantisco le orecchie non hanno visto una goccia di acqua"!
"Bravo amore mi raccomando"!
La nonna torna sul lettino a leggersi "...".
Il nipote dodicenne fa doppio salto e si tuffa nel mare. Senza bagnarsi le orecchie. Ovvio.
Almeno nelle convinzioni della nonna.
La mia nemmeno mi avrebbe fatta avvicinare alla battigia.
Figuriamoci metter un piede in mare. Pure se il problema fosse stato alle orecchie.



Mamme e papà in forma. Vero.
Ma agitati. Troppo nervosi e poco pazienti.
Nessuno sembra più ossessionato dal cibo.
Bimbi e preadolescenti in formissima.
Che spazzolano vaschette di frutta fresca al posto di focacce e fugassin.
Questo è un aspetto che ho notato.
E che mi piace.


Bagnini professionisti.
Giovani. O meno giovani.
Sulle torrette con walkie talkie e ogni possibile mezzo di salvataggio a disposizione.
Dalla moto d'acqua alla tavola da surf.
E non si chiamano più bagnini.
Vocabolo obsoleto.
Ma Lifeguard.
I pedalò resistono.
Ma sono sempre liberi.
Ricercate con lista di attesa le canoe e i surf board.
Anni di Baywatch alla tele ci hanno indubbiamente condizionato.


Io avevo un secchiello e una paletta e un rastrello e un mulinello. Setaccio e formine.
I colori erano 4.
Giallo. Blu. Rosso. Verde.
Da lì non si scappava.
Adesso il materiale plastico destinato alle costruzioni in sabbia è di ogni sorta e dimensione.
Colori che vanno dal fucsia glitterato all'azzurro elettrico metalliscente.



In acqua molti galleggianti dalle svariate forme (delfini, aragoste, tartarughe, donut!!!) hanno sostituito i materassini lato blu e lato rosso in tessuto pesante che non bastava un mese per farli asciugare e che sbiadivano e rimanevano macchiati dal sale del mare.
Ve li ricordate?!?
Nessun salvagente. Oggi. Se non quello Step123 per i neonati garantiti e assicurati a norma di ogni legge e ribaltamento. Vanno di moda e forse sono più sicuri che tenere piccolini al collo nel mare.
Lì galleggiano e si godono il fresco sgambettando liberamente.
Pochi cappellini.
Noi si era quella che senza cappello o foularino non si usciva di casa.
Ora le teste sono sempre rinfrescate.
I corpi schermati da protezioni 50 water proof.
E costumini high tech che proteggono e fanno traspirare.
Menomale.
Il sole fa bene.
I raggi U V no.
Qualcuno se ne frega e si abbronza.
Selvaggiamente.
Ma sono in pochi.
E non sono di moda.
Non lo sono proprio più, per fortuna.
Titntarella di luna e color latte sia!

Racchettoni what?
Non se ne vedono più.
Per buona pace di chi ama sedersi a riva.
E che non rischia più di prendersene uno in testa.
Ora ci sono campi da beach volley e calcetto offerti agli ospiti degli stabilimenti a ridosso del lungomare.
Rimane in voga il torneo delle carte tra gli ombrelloni.
Che resiste alla tecnologia di pad e smartphone.
Son decisamente cose belle.

Sparite completamente le piste di biglie colorate con le foto dei ciclisti e delle macchine di F1.
Noi che impiegavamo una mattina per progettarle e realizzarle.
E occupavamo un pomeriggio per terminare la gara!
Di quelle biglie non c'é più traccia nemmeno in edicola e nei negozietti del budello.
Estinte. Come le nostre pose plastiche per poter tirare al meglio.
Agili e sportivi era una delle attività più di moda a quei tempi.

I bambini non spariscono più.
E gli altoparlanti degli stabilimenti non cercano "i genitori di Giulio"; e nessun "bambino Andrea aspetta i genitori ai Bagni Vittoria".
Ora girano con i braccialetti tipo villaggio turistico.
Ogni bagno un colore.
Numero di telefono.
Ma son più svegli di noi.
Loro. E ci tornano da soli al bagno.
E nonni e genitori meno apprensivi.
Dei nostri dell'epoca.
Certo che avremmo potuto inventare prima 'sta cosa dei braccialetti.
(Ringrazio Silvia S., amica mia e quasi coetanea, per questi due ultimi ricordi!)

Non ci si sporca più i piedi ed il costume di catrame.
Ai miei tempi era normale.
Vivaddio forse, siamo riusciti a correre ai ripari!
Una cosa manca, nonostante sia un segno di una evoluzione positiva e di una ulteriore attenzione all'ambiente,  e sono i sassolini levigati dalle onde, i vetrini, resti di bottiglie abbandonate nel mare.
Non ce ne sono più.
Nemmeno mezzo.
Io passavo le ore in riva a raccoglierli e separarli per colore.
Meglio per i nostri mari. Assolutamente.
Ma concedetemi questo ricordo, nostalgia di una me, bambina degli anni Settanta.
Con la crema Coppertone. E le spalle che si spellavano comunque.
Per il momento dalla postazione di M as Me in vacanza è tutto.
Ritornerò tra un paio di settimane.
Se avete altre cose da riportare dalle vostre di postazioni estive, scrivetele nei commenti.
Aggiornerò il post.
Con i nostri ricordi memorabilia di un passato che sembra ieri e che oramai appartiene ad un'altra generazione.
Un abbraccio.
Buon mercoledì. Buona estate. Buon mese di luglio.
Vostra M as Me




giovedì 2 luglio 2015

M come My Secret Dinner 2015!





M come My Secret Dinner!
Lago di Como
3 luglio 2015
Preparativi in corso
Bianco. Total white.
Con un tocco di rosso.




Solo cose belle.
No plastica.
No carta.
Tessuto.
Vetro.
Porcellana.
Candele.
Fantasia.
Passione.
Energia.
Pic nic in città.
Eleganza e semplicità.
Me!



Un'idea originale.
Un'organizzazione straordinaria.

Trovate QUI la storia. 

I dettagli.
 L'amore che ha portato My Secret Dinner fino alle sponde del Lago di Como. 
E oltre!
Seguite Me!

"Serve poco per rendere speciali le cose semplici.
Ma non è da tutti rendere straordinaria la semplicità"

#MySD_Como
#MySecretDinner
#SonounodiMySD

Noi ci proviamo!
M as Me



mercoledì 1 luglio 2015

M come Ma le vacanze?



M come Ma le vacanze?
Si usa ancora organizzarle mesi prima, 
oppure si aspettano i last minute?
Sempre le due settimane centrali di agosto, 
o flessibilità durante i mesi estivi?
Vivendo e lavorando a Roma mi ero abituata a viaggiare durante i mesi invernali.
Nella capitale si sentiva meno la chiusura delle fabbriche nel mese più caldo dell'anno.
Mentre qui da noi, sembra ancora una consuetudine radicata.
In più adesso, oltre al rientro in Lombardia, devo tener presente,
come moltissime famiglie,
il fattore scuole.
Pertanto le vacanze estive saranno tappa obbligata 
tra metà giugno e metà agosto.




Avete già prenotato?
Le agenzie propongono viaggi a prezzi veramente allettanti 
per destinazioni considerate dalla Farnesina "a rischio".
Quali Nord Africa, paesi del Golfo, Egitto. 
Si è aggiunta la Grecia.
Vi fate condizionare dai suggerimenti di "non andare" 
oppure vi fate attrarre dalle offerte "mai viste" e ci andate comunque?
Mi è sempre piaciuto osservare le abitudini degli italiani.
E quella della scelta delle vacanze è decisamente una tra le più interessanti.
Mare o Montagna?
Italia o Estero?
Appartamento o Hotel?
Fai-da-te o Agenzia?
Località turistiche o città/paesi turistici?



Io credo che l'importante sia fare 
ciò che ci permetta di scaricare le fatiche di un anno di lavoro e di scuola.
E soprattutto di ricaricarci per affrontarne un altro.
Ognuno dovrebbe considerare solo ciò che lo arricchisce e lo rilassa.
E quel che fa per me, magari non è di nessun interesse per gli altri.



E allora in questo mercoledì primo luglio duemilaquindici 
vi lascio all'organizzazione delle vostre vacanze estive.
Che siano al lago, nel giardino di casa, 
su qualche isola o oltreoceano, 
fuori porta o in posti lontani,
attraverso un libro, in nave, in auto o in aereo,
l'importante è staccare la spina.
Alleggerire la mente e riempirla di sogni.
Presi dalla quotidianità, spesso ci sfuggono anche quelli.
Che le vacanze siano occasione di riflessione. 
Di osservazione. Di semplice occasione per rallentare.
Respirare.
Con calma.
E vivere ogni minuto riempiendolo di noi.
Dove ci piace.
Con chi ci piace.
Con semplicità.
Con un mente aperta. 
Come piace a noi.



Usando questo tempo per fare ciò che non riusciamo a fare durante il resto dell'anno.
E anche questo è un privilegio.
Non lamentiamoci che sono troppo corte.
Ogni giorno scorre sulle 24 ore.
Proviamo riconoscenza.
Grati per il sole e il caldo.
E per l'estate.
Buon mese di luglio!
Buon mercoledì.
Da M as me.



martedì 23 giugno 2015

M come Ma lo sapete?




M come Ma lo sapete che il 7 luglio arriverà,
fresco di stampa, in libreria,
il nuovo libro della nostra concittadina
Edy Tassi?
Vi ho già parlato di lei.
Della sua professione di traduttrice di libri.
E del suo talento.
Nello scriverne.
Dopo il sucesso di "Ballando con il fuoco",
a cui ho dedicato uno dei miei primi spazi in
"M come Mercoledi",
che se volete, lo ritrovate cliccando

QUI per leggere il post originale e completo sul blog,

è in arrivo l'attesissimo
"Effetto domino".
Edito sempre da Harlequin Mondadori,
verrà presentato a Cantù il 16 luglio, giovedì.
Non mancate.
Ci sarà Edy Tassi, l'autrice,
a raccontarvi dove le sue
dettagliate e minuziose e straordinarie descrizioni
ci porteranno questa volta!
Ore 21.
Presso il suggestivo Teatro San Teodoro.
Nel frattempo il booktrailer, intrigante e affascinante, vi permetterà di iniziare a viaggiare tra l'Africa ed il Lago di Como.
Con Gloria, la protagonista. E Marco.


EFFETTO DOMINO BOOKTRAILER

Vi scrissi che avrei parlato ancora di Edy.
Eccomi. E lo farò ancora.
Al suo secondo romanzo, ne sono certa, ci farà desiderare di poterne leggere un terzo.
E un altro ancora.
Segnatevi per ora due date.
Il 7 luglio:
uscita di Effetto Domino nelle librerie e online.
E il 16 luglio:
la presentazione dello stesso.
M as Me seguirà le presentazioni di Edy e vi terrà aggiornati su luoghi ed eventi.
Nel frattempo, vi anticipo la trama:


Non so voi, ma io non vedo l'ora di avere la mia copia tra le mani.
Pronta per essere autografata da Edy!

Buon Mercoledì,
orgogliosa M as Me

Qui articolo di Cantù News a lei dedicato:
http://www.cantunews.it/?p=12227

Noi


mercoledì 17 giugno 2015

M come Me pirata! Mercoledì 17 giugno!

Dolcenera. Tempesta in arrivo. Web

M come 
"Ma se a piovere e a morire non ci vuole niente",
citando un noto detto napoletano, 
pure a farsi male, ci vuole un attimo!
E così, davanti ad un espositore di collanine, 
nella splendida cornice di un villaggio del lago di Como,
un lunedì di vacanza, mi sono abbassata di colpo.
E mi sono infilzata un occhio!
Sfiorando per un attimo una tragedia ben più grave 
di quella che sembra invece essere 
"solo" una ferita (per quanto profonda ed estesa) sulla sclera 
(la parte bianca) del mio occhio sinistro.
Andava tutto bene. 
Un secondo dopo mi son ritrovata con un occhio sanguinante.
Trafitto dall'uncino di metallo di un raggio che terminava ad angolo retto.
Con la punta all'insù.
Molto simile a questo.
Ma con tre raggiere.
E ricoperto di bigiotteria.



Ho sentito male?
Abbastanza. Ma non da farmi perdere la calma.
Sono andata ad una fontanella e mi sono risciacquata l'occhio.
Appena finito di sanguinare mi sono recata alla prima farmacia.
Il dottore mi ha detto che non poteva aiutarmi.
Di andare dal medico di famiglia, l'unico che c'è in paese, 
e che riceve proprio accanto alla chiesa.
"Per sicurezza".
Su e giù. Per scalinate che mi sembravano interminabili.
Con le mie bambine disperate che "la mamma ha una ferita in un occhio",
aspetto il mio turno.
La diagnosi del secondo parere medico 
è di andare a Monza dove esiste un pronto soccorso oculistico 24 ore su 24.
Che vedeva una grande emorragia.
E che poco poteva fare se non raccomandarmi di recarmi ad un pronto soccorso.
Nessun ospedale vicino.
Nessun aliscafo.
Solo due traghetti che mi avrebbero portato alla macchina.
Non vedevo bene. Ed avevo un po' di male.
Ma ero più che altro spaventata ed agitata.
Nonostante continuassi a mantenere una calma surreale.
E' successo alle 17.30. A Varenna.
Alle 21 ero al Pronto Soccorso di Cantù.
Non usciva più sangue. 
Non mi sembrava il caso di portarmi le mie bimbe in ospedale.
Ho sistemato loro e sono andata.
Ringrazio gli infermieri e la dottoressa che mi ha ricevuto.
Mi hanno dato un codice verde.
Non avevo nessuno davanti con quel colore.
Solo moltissimi "bianchi" ed "azzurri".
Un paio di emergenze nel frattempo.
Con pazienza ho aspettato in silenzio il mio turno.
Alle 23 lasciavo l'ospedale.
Non sembrava avessi toccato iride o pupilla.
Mi hanno dato antibiotico. Una pomata nell'occhio.
Ed un antidolorifico.
Appuntamento alle 7.30 del mattino successivo dall'oculista.
Sempre in ospedale.
Confermerà, il medico specialista, che nell'episodio capitatomi, 
alla fine mi è andata bene.
Se con la stessa violenza avessi colpito pupilla o iride 
invece della sclera, 
avrei perso un occhio.
Ancora la sera chiudo gli occhi e rivivo quell'attimo.
In cui non sono morta. Non sarei morta. Ma avrei potuto ferirmi molto più gravemente.
E ancora immagino con terrore se fosse accaduto ad una delle mie bambine.
O ad uno dei tanti bimbi che, attratti dai colori delle collanine esposte,
gironzolava intorno a quell'espositore.
E così tanto mi sono raccomandata quel giorno con le ragazze.
E così tante volte ho detto loro di allontanarsi da quell'espositore.
Concentrata nell'osservare loro e nel prevenire che potesse accadere qualcosa, 
mi sono ferita io.



Perché vi racconto questo episodio?
Perché credo che ci vuole un attimo a farsi male.
A trasformare una giornata serena,
in una corsa al primo Pronto Soccorso.
Lo so bene io.
Lo sappiamo bene tutti.
Per superficialità. Per stanchezza.
O solo perché ci sono oggetti pericolosi che aspettano di mietere vittime.
Ma è un attimo scrivere una breve testimonianza.
E magari fare attenzione.
In effetti sto osservando e la maggior parte degli espositori,
è in regola e aggiornato con le recenti normative.
Ho scoperto che in molti, prima di me, ci hanno lasciato un occhio.
Per distrazione. Per disattenzione.
Ma fondamentalmente anche per pericolosità di quel gancio.
A punta.
Quelli nuovi, come da foto, sono sicuri e se anche li avessi colpiti,
non mi sarei fatta proprio nulla.
Inoltre credo che in quei momenti serva mantenere la calma.
E con obiettività giudicare la situazione.
Una specie di triage che solo noi siamo in grado di stabilire.




E vorrei davvero sottolineare l'efficienza del Pronto Soccorso
dell'Ospedale Sant'Antonio di Cantù.
Mi hanno veramente accolta. Con quest'occhio pieno di sangue.
Da sola. Con il cuore che batteva forte dalla paura.
Mi hanno visitata subito. Mi hanno tranquillizzata.
Mi hanno chiesto il livello di dolore.
Se ritenessi di poter aspettare.
Mi hanno spiegato che non c'era un oculista
ma che un dottore mi avrebbe visitata
e in base alla sua opinione avrebbero deciso cosa fare.
Mi hanno dato un foglietto con un numero. 
In sala d'attesa ho atteso. In silenzio.
Tra gente che brontolava. Insultava. Si arrabbiava. Arrivava. Se ne andava.
Sono arrivati 3 bimbi.
Sono arrivate due ambulanze.
Ho atteso.
Osservando con quanta pazienza e dedizione
tutto il team del Pronto Soccorso ha gestito in quelle tre ore
tutte le emergenze e le situazioni e le persone.
Alcune gentili.
Altre maleducate ed arroganti.
Chiamano il mio nome.
La dottoressa è calma. Concentrata.
Mi fa domande e scrive.
Mi guarda.
Dice all'infermiere di lavarmi l'occhio.
Nelle stanze accanto altri medici e altri infermieri gestiscono altri pazienti.
Mi dice che mi avrebbe fatto l'esame con la fluoresceina.
E che se non avesse evidenziato lesioni all'iride o alla pupilla,
mi avrebbe rimandato alla collega oculista la mattina successiva. 
Che la sclera era insanguinata ma che era normale considerando la contusione.
Che era normale non ci vedessi nitido.
E che mi facesse male!
Ma che a quel punto qualche ora fino al mattino non avrebbero cambiato nulla.
La mattina mi reco con l'urgenza e mi danno un altro foglietto con il mio turno.
Funziona tutto molto bene il sistema.
Mi spiace sentire e leggere spesso di esperienze negative.
Voglio lasciare la mia, positiva. Davvero.


Grazie Pronto Soccorso di Cantù.
Grazie all'ambulatorio oculistico.
Ai medici ed agli infermieri tutti.
Come sto? Meglio. Credo. Avrò altri controlli. 
M come Mai dimenticarsi che a piovere e a morire non ci vuole niente!
Ma pure a farsi a male!
Mi raccomando, non fate come Me!
Cercate di rilassarvi.
Di non accumulare troppa stanchezza.
Di prendere queste lunghe giornate di estate con meno stress.
La mente ed il corpo hanno bisogno di respiri lenti.
Di lasciare andare.
Per potersi ossigenare e vedere le cose e vivere gli episodi della vita,
con più vividezza.



Buon Mercoledì,
da M as me!

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mercoledì 10 giugno 2015

M come Mondo! M come Milano! Expo2015



M come Mercoledì 10 giugno!
M come Milano!
M come Mondiale.
Oggi vi racconto in breve la mia esperienza ad Expo.

Avvenuta domenica scorsa.
Con le mie bambine.
L'evento è di grandissima portata.
E' l'Esposizione Universale che Milano ha l'onore di ospitare 
dal primo maggio al 31 ottobre 2015.
Il titolo è "Nutrire il pianeta. Energia per la vita".



I paesi presenti (145) ci mostrano il meglio delle loro tecnologie 
e ci faranno assaggiare la loro cucina, 
i loro prodotti e conoscere le loro danze, la loro cultura... 
insomma, il loro paese!

Foto Marina M.

Si ha la possibilità di girare il mondo.
In una Expo!
Un'occasione unica e davvero a due passi da noi.


Io avevo acquistato i biglietti in anticipo.
Ho scelto di andare in auto, ho preso l'autostrada dei Laghi (A9).
Direzione Milano.
I parcheggi a disposizione della manifestazione sono molto e ben indicati con cartelli grandi.
Io ho scelto quello di Fiera Milano. Per il quale non era necessaria prenotazione.
 Proseguendo diritta sull'autostrada, 
sono uscita propri all'ingresso Fiera Milano 
dove è situato il parcheggio. In una mezz'oretta da Cantù siamo arrivati.
Per tutto il giorno la tariffa è di 16 euro.
Una comoda navetta gratuita (autobus con accesso anche a passeggini e carrozzine) 
con fermata a due passi direttamente nel parcheggio, 
ci ha portato all'ingresso Ovest Fiorenza 
dove c'è anche la fermata della Metropolitana Rho Fiera.
Pur avendo il biglietto, se avete bambini non paganti (0-3), 
non dimenticate di passare in biglietteria per ritirare l'ingresso comunque.
Superate le biglietterie e il controllo di sicurezza 
(se avete passeggini o bimbi piccoli o se siete disabili o anziani, ci sono passaggi riservati), 
si attraversa un grande ponte e ci si ritrova davanti alla via principale: 
il Decumano.

Questa via, chiamata così dai progettisti ispirati alla struttura delle città romane, 
si estende per un chilometro e mezzo da ovest a est.
Troverete ai lati i vari padiglioni. 
Alcuni paesi (circa 60) hanno il loro proprio padiglione nazionale esclusivo.
Altri sono raggruppati in base alle produzioni comuni in padiglioni chiamati "Cluster".
Mi è piaciuto molto quello del cioccolato e del caffè!
L'asse del Decumano si incrocia con la via denominata Cardo
lunga 350 metri, va da nord a sud 
e ospita il Sito Espositivo del paese ospitante la mostra internazionale, 
e cioè la nostra Italia.
Al centro dell'incrocio tra Cardo e Decumano troviamo Piazza Italia.
La principale dell'Expo. 
In cui simbolicamente l'Italia incontra il resto del mondo!

Foto Marina M.

Si trova l'albero della vita e il Palazzo Italia.
L'impressione è molto bella. Da subito.
Tutto è studiato e organizzato in ogni minimo particolare e dettaglio.

Molti i bagni (accessibili a tutti) ed i servizi cambio bimbi con fasciatoi e spazi riservati.
Semplice orientarsi.
Tantissime le offerte di cibo. Ovviamente.
Dai vari camioncini dello Street Food 
che offrono patate fritte del Belgio 
o pizza fritta napoletana, pancakes americani o tramezzini stellati Michelin 
e altra ampissima scelta mondiale.
Ai ristoranti dei vari stati, a quelli tipici regionali.
Nessuno rimarrà deluso. 
Ce n'è davvero per tutti e per tutti i gusti!




Dislocate ovunque troverete le colonnine che distribuiscono l'acqua.
Sia naturale che frizzante.
Portate un paio di bottigliette vuote e a costo zero potrete riempirle appena le consumerete.
Molta anche l'offerta di gelati, granite, piadine, baguette, 
croque monsieur, waffles, cioccolate, caffè, hummus, piadine, sushi.
Chi più ne ha ne metta!
Notevole il presidio Slow Food con tante botteghe 
che offrono il meglio della loro selezionata produzione. 
Noi qui abbiamo bevuto un calice di vino, 
assaggiato 4 formaggi a latte crudo di diversa provenienza 
accompagnati da crackers di cereali integrali.
Ma tante sono le opportunità.
Basta essere disponibili ad assaggiare ed ascoltare cosa 
e perché quei cibi rappresentano la loro filosofia.



Visitare tutti i padiglioni per noi sarebbe stato impossibile.
Abbiamo camminato 15 chilometri.

Foto Marina M.
Entrati nei padiglioni di 
Angola, Brasile, Vietnam. Kazakhstan, Cina, Russia, 
Stati Uniti d'America, Italia, Giappone, Israele.
Siamo andati al padiglione Alitali-Ethiad 
(dove c'è un simulatore di volo e si può visitare 
l'interno delle nuove cabine First Class degli aeromobili della compagnia).
E siamo stati ospiti nella tenda di Save The Children 
dove abbiamo conosciuto realtà difficili che è indispensabile sostenere 
ed incontrare e fare la differenza affinché tutti possano 
avere accesso a cibo ed acqua. 
C'è un pozzo e la possibilità di firmare una petizione
 attraverso dei braccialetti con il nome simbolico di alcuni bimbi dal mondo.



Non abbiamo potuto evitare il bellissimo Children's park dedicato a bimbi e ragazzi.
Dove giochi ed attività sono stati studiati a tema Expo proprio per loro.
Ci è piaciuto davvero tanto.
Il tempo scorre veloce una volta entrati.
Ad ogni bimbo all'ingresso viene consegnato un braccialetto su cui si scriverà 
il numero di telefono dei genitori 
così che in caso si dovessero smarrire, i tantissimi volontari e non in divisa EXPO che girano per Cardo e Decumano e nei padiglioni, possano facilmente aiutarli a ritrovare la propria famiglia! 
La gente è davvero tanta.
L'attesa per l'ingresso ad alcuni padiglioni è di 90 minuti circa.
Alcuni prevedono accesso rapido se si hanno bimbi piccoli o particolari problemi di salute o disabilità.
Moltissime persone scelgono di noleggiare delle sedie a rotelle con manubrio e batteria.
Si cammina davvero tanto.
Scarpe comode per tutti!
E sorriso.
Voglia di scoprire e di vivere questa Expo internazionale di Milano.
M come Milano. M come Mondiale!
Expo2015.



Non perdetevi questa enorme occasione e grande privilegio che ci sono offerti!
Io ci sono già ritornata.
E ci ritornerò ancora.
Potrei raccontare e molto. Tutto mi è piaciuto. Tutti i paesi visitati.
Chiedetemi se necessitate altre informazioni.
E' bella.
E' universale.
E' meravigliosa.
E' energia.
E' Expo 2015!
Siamo energia.
Conosciamo. Impariamo. Nutriamo noi stessi e il nostro pianeta!
Siamo Expo!

Buon Mercoledì,
con M as Me!





mercoledì 3 giugno 2015

M come Mercoledì e questa moda...


M come Mercoledì e questa moda dei "Tag"!

Che continuo a non comprendere.
Ma che continua ad andare per la maggiore 
su tutti i muri e i giochi e le vetrine della nostra città.
Ripropongo il mio articolo in merito alle scritte.
E allego le foto delle recentissime scritte apparse in città.
Perché?
Davvero, perché?
Non sono disegni.



Ho letto e mi sono informata in merito ai Tag 
(così si chiamano queste firme per definire un proprio territorio).
Ma non riesco a trovarne un significato che ne giustifichi il proliferare.
Sarò fuori moda.
Sarà che dedicare un altro mercoledì a questo fenomeno mi mette un po' di desolazione.
Ma vorrei una risposta.
Ecco le foto.





Cosa mi rappresentano quelle scritte?
E continuano a farne di nuove.

Ecco l'articolo.
Modificato.
Più duro.
Più arrabbiato.

"M come Me lo potete spiegare?"

Sarà che, probabilmente, mi separano trent’anni dagli autori.
Sarà che mi piace l’arte e in questo caso io non ci trovi nulla, 
ma proprio nulla, di artistico.
(Altro discorso sarebbe per i graffiti o i murales)
Sarà che ho provato a trovare delle definizioni diplomatiche, 
ma alla fine l’unica parola che trovo consone sia 
atto vandalico.
Sarà che a me che Mary ami Anto e che Ale voglia bene a Sara non mi interessi proprio nulla e che soprattutto le parolacce viste e lette forzatamente inoltre, mi disturbino moltissimo;
sarà che faccio addirittura fatica a leggere quelle firme lasciate ovunque: 
ma io vorrei che qualcuno mi spiegasse 
cosa possa spingere delle persone a scrivere sui giochi, 
sulle panchine, sui cartelli stradali, sulle saracinesche, 
sulle vetrine e sui muri tutte quelle parole!

No, davvero, me lo potete spiegare?
Nomi. Firme (i famosi Tag). Date. Parole e parolacce.
Così, per imbrattare un cartello e uno scivolo e un muro.
Così, tanto per rendere una città già in decadenza, 
addirittura fatiscente.
Perché così, la città già poco rispettata, possa risultare ancora più desolata e deturpata.
Così, per marchiare un territorio (per chi? e per cosa?) lasciando la propria firma spesso illeggibile.
Chi non ha nulla da fare di più divertente che lasciare messaggi senza nemmeno un grande senso, o un tag, praticamente ovunque?
Non sono scritte romantiche. 
Non sono scritte sagge o polemiche. No.
Non sono firme di protesta.
Non sono messaggi alla popolazione.
E nemmeno di ispirazione.
È una scritta. Un segno. Un qualcosa che davvero semplicemente rovina il poco bello che ci rimane. 
E dona l'idea di sporco e di degrado.
Almeno valesse imbrattare una parete della casetta del parco per lasciare un messaggio di qualsiasi natura. Con un senso.
Le trovo proprio antiestetiche. Brutte. Di cattivo gusto. 
Queste (o questi?) Tag.
Simbolo di mancanza di senso civico. Di maleducazione.
Incomprensibile atto di estrema inciviltà è pasticciare qualsiasi cosa ci capiti davanti con la vernice spray.
Altrettanto incomprensibile come per anni siano rimaste lì, quelle scritte.
Senza che nessuno le pulisse. Quasi ad autorizzare altri a fare lo stesso.
Tanto dei bambini e dei cittadini tutti, chissenefrega.
Si abitueranno al brutto. Al degrado. 
All’inciviltà come ben sopportata e soprattutto garantita.
Mi mette un’enorme tristezza girare per la città.
E vederla tutta imbrattata.

Vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse due cose:

1. cosa può spingere un giovane a lasciare messaggi sui giochi (sulle panchine, castelli, scivoli, cestini, fontane) di un parco. 
E sui muri della città. Sui cartelli. Sulle vetrine.

2. cosa mi rappresentano tutti quegli scarabocchi

Pensavo... perché non si inventa una App e come con Foursquare si lasciano i segni ed i tag attraverso la tecnologia e i check in?
Una specie di tag virtuali.
Considerate l'idea. Fossi più tecnologica la produrrei io stessa.
Ringrazio fin d’ora se qualcuno mi risponderà.
E sperando che, se l’amministrazione provvederà alla pulizia o alla copertura di tali scritte, a nessuno più in un momento di noia, venga in mente di scambiare un gioco o un muro per un foglio o una tela!
Nel rispetto della liberà di espressione, troviamo davvero una soluzione che rispetti il diritto di una città a rimanere pulita e decorosa.
Ringrazio ed auguro un buon Mercoledì,
M as me!


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