martedì 23 dicembre 2014

M come Menorah!







M come Menorah! 
Il mio candelabro. A cui tengo moltissimo. Dono della mia quasi "Mamma per la legge".
(In pratica suocera, ma suona proprio male considerando che lei è una delle Mamme più dolci e strepitose e simpatiche e affascinanti che io abbia conosciuto e pur non essendolo mai divenuta ufficialmente, mia madre "in law", rimane ancora oggi la mia Mom in love).
Il mio Menorah  me lo sono riportato, rientrando dagli Stati Uniti, con grande cura. 
Oggetto prezioso. Carico di significato. Importante.
E soprattutto è per me un onore il fatto che adesso mi appartenga.
Come la tradizione, quella ebraica, che rappresenta in questo periodo dell'anno, quella della festività di Hannukah!

Se vi va, è in inglese, qui trovate molti dettagli, la storia, le tradizioni, le ricette:
http://www.chabad.org/holidays/chanukah/default_cdo/jewish/Hanukkah.htm




Sono riconoscente ai tanti amici di tradizione o religione ebrea sia in America che in Italia, che mi hanno permesso di festeggiare Hannukah con loro!
E per avermi fatto amare questa festa.

Per ulteriori dettagli, il sito in inglese spiega come accendere e come si vive il Menorah è:
http://www.chabad.org/holidays/chanukah/article_cdo/aid/103868/jewish/Menorah-Lighting-Guide.htm

E come un privilegio ed una ricchezza da tramandare, ora la condivido con le mie bambine.
Questa sera al tramonto, come abbiamo fatto le sette sere precedenti, abbiamo acceso il nostro Menorah. Per l'ottava volta, per terminare la nostra Festa delle Luci. 
E celebrare Hannukah!




Per la mia Seienne è oramai una tradizione a cui partecipa con entusiasmo.
Hannukah solitamente cade tra fine novembre e il mese di dicembre.
Dura otto giorni. E le date variano ogni anno seguendo il calendario ebraico.
E' conosciuta come la "Festa delle Luci", Festival of Lights.



Quest'anno è iniziata al tramonto di sabato 16 dicembre ed è finita al scendere della sera di oggi, martedì 23 dicembre, nel "momento in cui tre stelle appariranno nel cielo".
Con l'inizio dell'inverno e diventando le notti più lunghe, le luci del Menorah di Hannukah ci illuminano le sere ricordandoci che anche nel buio più buio, ci può essere Luce!
Per otto sere consecutive si accende la candela centrale (che si chiama shamash) del Candelabro e con quella, una candela in più in aggiunta ogni sera.
Le lasceremo illuminare la sera, fino a quando si consumeranno tutte e si spegneranno da sole.
Nelle scatole ci sono infatti 45 candele. Serviranno per gli 8 giorni!
Non vengono spente ma lasciate brillare!
Fino all'ultima sera quando, sempre con quella centrale, le accenderemo tutte e otto.
Riempiendo tutto il nostro Menorah.
In memoria del miracolo dell'olio che, sufficiente per una notte sola, riuscì ad illuminare il tempio di Gerusalemme per otto notti consecutive.
Ogni sera si aprono dei piccoli doni, che rappresentano la generosità nel donarli e la riconoscenza per averli ricevuti.
E' una tradizione che mi è sempre piaciuta e mi commuovo ogni volta che la celebro.
Ho ascoltato tante storie di diverse famiglie. La storia di Hannukah ha riferimenti precisi.
E molti che sono divenuti parte dei racconti e che arricchiscono il fascino di questo evento storico.



E davvero questa festività rappresenta speranza, fiducia, coraggio e Luce!
I bimbi sono sempre protagonisti e pieni di entusiasmo recitano la preghiera di rito, ringraziano ed accendono la candela. Contando le sere mancanti e celebrando mangiando cibi a base di olio.
I tipici Potato pancakes e i fried donuts.
I colori tipici di questo periodo sono l'azzurro scuro e l'argento!
Buona serata di Tevet, la serata di chiusura di Hannukah!
E felice Hannukah a chi lo celebra!
Con riconoscenza e luce,
Marina M as me






mercoledì 17 dicembre 2014

M come Mercoledì. Me lo sentivo...

M come Me lo sentivo. 

Io al supermercato meglio che non ci vada. Preferisco fare la spesa in centro.

Ma avendo necessità urgente di alcuni articoli ed il camion giallo col pomodoro previsto solo dopo due giorni, decido di recarmi al Centro Commerciale con la Sedicimesenne. Non avrei perso tempo tra le corsie. Entro.
Recupero le emergenze. Tutte impilate tra spalle e braccia. 

E già questo sarebbe stato sufficiente per la nomination a furba del mese del reparto salami (salumi). Un cestino con le rotelle? Ma io #celapossofare.


Tutto fila liscio. Vado in cassa. Ovvio non mi serve il sacchetto e non ho la tessera.
Passo indenne anche questo ostacolo e con fare deciso varco la porta dell’uscita. Mi dirigo alla macchina.
Sento qualcuno che chiama “Signorina! “. Non mi giro. 

Oramai oltre a darmi del lei, mi becco pure della signora. 

“Signorina!”. Saranno state le All Star borchiate. I jeans.
O il capello fresco di messa in piega (dietro liceo davanti museo).
Sta di fatto la signora ce l’aveva con Me.
Sfodero il sorriso di chi ha iniziato la giornata per il meglio e si è presa della signorina a 40 anni.
Ignara chiaramente di quello che l’aspettava.


“Signorina mi può aiutare?”.

 “Certo, se posso”.


Sempre in equilibrio con pacco pannolini e ed O sull’anca e due bottiglie di tè in vetro, il mio preferito al quale non ho potuto resistere, mi metto in ascolto.


“Signorina non trovo la macchina” mi viene detto in evidente e marcato dialetto brianzolo con accento tipico canturino.
Io, col mio italiano e senza poter utilizzare il mio dialetto scolastico ormai polveroso da quando sono morti i nonni, avrei voluto dire e sottolineare alla signora che probabilmente, come spesso capita, non ci si ricorda dove la si è parcheggiata.
Ma la signora mi dà convinta di nuovo della signorina e insiste che non trova la sua macchina, pertanto sfodero un più ruffiano e diplomatico:
“Pensa gliel’abbiano rubata, Signora? (Come no?!!?). Non si agiti che risolviamo”.


“Signorina era una Seicento grigia metallizzata targata XY”.
Caspita sa pure la targa e non si ricorda dove l’ha parcheggiata. Andiamo bene.


Guardo veloce tra le macchine. Ovvio tutte grigie (varie tonalità e bianche).
“Signora si ricorda da dove è entrata? Magari ha parcheggiato vicino all’ingresso che ha usato”.
Tra l ‘altro non c’era molta gente e molti posti erano vuoti.
“Signorina (ecco ormai sapevo che era un mero intercalare) mica me l’avranno rubata?”.
Ma anche no. Il mio era un pour parler per non dirle spudoratamente che non si ricordava dove l’avesse messa ‘sta macchina. Ma se la macchina avesse avuto un quarto dell’età della signora, avrebbe sicuramente vent’anni.
Acceno a un “Tutto può essere, ma penso di no. Proviamo a cercarla.” Ecco.
La signora da questo momento, offesa per la mia supposizione, non mi rivolgerà più la parola iniziando con Signorina. “Cosa dice? Ma le pare che io non sappia dove parcheggio la macchina?
Tutte le mattine vengo qui al bar per il caffè con le mie amiche”.
“No Signora, non mi permetterei mai. Mi scusi. Cercavo solo di trovare una soluzione. A me capita di dimenticarmi dove parcheggio”.
“A voi giovani capita. Mica a me.” 

Anche questo “voi giovani” ha contribuito al plagio. Si sappia.
“Certo. (Come non le capita mai?!?!) Vuole che proviamo a chiedere alla guardia giurata che staziona all’ingresso se ha visto movimenti sospetti o una Seicento grigia metallizzata che vagava per il parcheggio”?
“Ecco vada a chiedere, vengo con lei”.
Insomma per farla breve la mia sosta e la mia permanenza nel parcheggio è durata più di mezz’ora con la signora ultraottantenne al seguito. Nel frattempo mia figlia si era scolata mezza bottiglia di tè.
Felice dei giri sull’anca della madre.
La guardia, più ortodossa di me ha sputato in faccia l’amara verità alla mia Signora.
“Ma la cerchi, non si ricorda sicuramente dove l’ha parcheggiata.

Quale Carabinieri! “.

Perfetto. Oramai c’era chi era odiato più di me. 

Torno signorina e gentilmente quasi in lacrime, mi viene chiesto di girare per il parcheggio per trovare la Seicento.
La signora è offesa. Un po’ triste. 

E le dico di aspettare che mi faccio una camminata.
Con figlia sempre sull’anca. E la spesa sottobraccio. 

Nulla di fatto. Non c’è ombra della Seicento.
Nemmeno mezza. Torno dalla signora. Abbastanza delusa per non aver trovato la sua macchina e soprattutto per aver dubitato che si fosse solo dimenticata dove se l’era parcheggiata.
Pure io che dubito di una nonnina. Che si ricorda pure la targa. 

Io, per dire, quella della mia auto non la conosco.
“Signora ci pensi bene, di solito dove la parcheggia?”. Ricominciamo.
“Signorina, mi creda, sempre qui. Venga. Ho il tagliando arancio per mio marito, qui nello spazio giallo. La parcheggio sempre qui”. Ci rechiamo e nello spazio giallo e c’è una Micra di almeno un altro quarto dell’età della signora.
Vedo che le si illumina il viso. Sorride. Estrae le chiavi e le infila nella serratura. Sale. L’avvia.
Abbassa il finestrino: “Signorina grazie. Ha visto che non mi ero dimenticata dove l’avevo parcheggiata?”.
Oramai siamo amiche e mi permetto: “Sì ma questa non è una Seicento!”
“No. È la Micra di mia sorella. La mia Seicento è dal meccanico”.
No. Non #celapossofare. Mi ha fatto cercare per mezz’ora la Seicento scordandosi di essere uscita in Micra!
Se solo non mi fossi fatta plagiare dal Signorina! È stato quello che mi ha fregato.
E lei, ha fatto un po’ come uscire in Ferrari e cercare la Porche!
Peccato che l’abbia fatta cercare a me, la Porche!
Lezione assolutamente imparata: se qualcuno mi chiama signorina e parla il dialetto canturino al parcheggio del Bennet, non si sta ovviamente rivolgendo a Me!
Buon mercoledì!
“Em es mì”

domenica 14 dicembre 2014

M come Mi sembrano gustosi! Pizzoccheri!

M come Mi sembra un gustoso ed incoerente modo di terminare una nebbiosa domenica di metà dicembre. 
Dopo aver letto i miei due nuovi tomi su "I cibi più sani al mondo" e "Cosa mangiare", 
e aver considerato le innumerevoli ricette deliziose, naturali e sane, rifletto.
E decido di preparare: i Pizzoccheri!



Un piatto tipico della Valtellina che a noi piace molto. 
Pasta di grano saraceno. Formaggi di alpeggio. Verdura, molta. Fagiolini. 
Coste. Patate. Zucchine. Verze. Erbette. E salvia. E burro.
 #celapossofare a concludere questa giornata. 
In perfetta e consapevole ipocrisia. Ma appagante e piena di piacere. 
Non li ho trovati citati nei libri ma solo perché probabilmente (e solo per questo, il fatto che ci sia un po' di burro non c'entra nulla) è un piatto territoriale ed italiano. 
 Buona serata! #masme #me #pizzoccheri

sabato 13 dicembre 2014

M come Mondo! La Svizzera!

M come Mondo.
 Zona di confine. Como. Noi comaschi andiamo in Svizzera. In 5 minuti. 
Ed ha sempre il suo fascino poter espatriare. 
Anche solo per andare alla Coop.
 O a far fare un giro sul trenino del Villaggio di Babbo Natale alle bimbe. 
Buona giornata di luce. Buona Santa Lucia! 
Anche alla mia Sofia bergamasca! #celapossofare #masme #me

mercoledì 10 dicembre 2014

M come Mercoledì! Via Matteotti e i suoi negozi!

M come Mercoledì.
Come anticipato, nuovamente in Via Matteotti!
E questa volta per ripercorrere insieme i negozi e le attività che negli anni si sono susseguiti!
Oramai mi sto appassionando! A questa Via e alle sue storie!
Spero questa sia una possibilità di condividere i ricordi preziosi che magari non sono ancora stati ritrovati. Per poterli aggiungere e conservare. Importanti. Tutti.
Come l'opportunità offerta dal gruppo "Sei di Cantù se..." che ci ha dato lo stimolo e l'entusiasmo di iniziare questa passeggiata attraverso la Via e la storia che l'ha animata.
In questa settimana ho ascoltato con così tanto interesse dalla voce di figli o nipoti di commercianti storici della via, aneddoti ed episodi di tempi moderni e un po' meno recenti, che oramai il mio è amore!
Se volessi parlare di questa via, nella mia rubrica di metà settimana, e mi dovessi ritrovare senza argomenti, con M come Matteotti, avrei materiale e racconti da condividere per un bel po' di tempo.
Che emozione. Avevo i brividi mentre sentivo la loro narrazione.
Mi sembrava di vedere i frequentatori di fine Ottocento. O quelli dei primi anni Ottanta.
Ho curiosato tra i libri ed internet e ci sono foto che riproducono bene la vitalità della nostra bella strada pedonale e rendono meglio l'idea di come sia cambiata negli anni.
Cercherò in breve, e qui so che qualcuno già mi accuserà di essere invece come sempre prolissa e poco sintetica, e questa volta a ragion veduta me lo scrivo da sola e vi avviso, di riportare, come promesso, le condivisioni del gruppo di Facebook  aggiungendo qualche cosa che ho recuperato andando a disturbare dentro e fuori dai negozi, gli esercenti che si sono dimostrati tutti, come gli utenti del Social Network, pieni di entusiasmo e con molta voglia di donare i propri ricordi.
Con la promessa di aggiornare man mano che mi lascerete dei commenti.


Ringrazio di cuore tutti quanti! Grazie davvero!

Nella mia ipotetica passeggiata per la via e nel tempo, partirò da Piazza Volontari della Libertà.
Che i canturini conoscono come Piazza San Rocco. 
Da qui scenderò ed arriverò in piazza Garibaldi. Partiamo!





Dove adesso c'è Il Fornaio Beretta, c'è sempre stato un forno. 
Quello della signora Camilla con il suo pane! 
Di fronte, altrettanto famosa la Gastronomia Molteni dove Ilia si ricorda che comperava 
"gli affettati e l'insalata russa" la domenica mattina, dopo la messa!
Dal 1996 i suoi locali sono occupati da D'Oro.
Accanto le vetrine di Marzorati Leone, il nostro Leunin, 
che vende frutta e verdura e prodotti tipici da tutta Italia, dal 1931. 
Prima occupando i locali dell'attuale Cartoleria Marzorati, 
e successivamente subentrato nell'attuale negozio che ospitava il marchio Stefanel.
E prima la Rosa Becal! 
Ve ne siete ricordati in molti della Becala e della sua merceria!
Ai suoi tempi, accanto a lei, c'era la Cartoleria delle sorelle Pina e Flora Colombo.
 Oggi il negozio è chiuso.
Proseguendo troviamo il Minimarket, per anni Despar,
 e prima ancora Cooperativa Agricola del Popolo e dove ad inizio secolo si vendeva vino. 
Quello prodotto sulle colline di Cantù! Si, esatto. A Cantù c'erano le vigne!
Di fronte la Corte San Rocco. 
Con ingresso da Salita Brambilla c'era la Trattoria Trani.
Poi il signor Dacò aprì il primo negozio che vendeva tv in bianco e nero!
Qualcuno se lo ricorda di voi?
Dove ora c'è la Pro Cantù c'era la drogheria Scotti. 
Che divenne poi Farina quando la Figlia dei Signori Scotti sposò il Signor Farina! 
Che conosciamo tutti! E che rimarrà qui fino al 1984 quando si sposterà dal Prutas!
Al posto del Signor Silvio!
Nella drogheria c'era anche una piccola Buvette dove i pendolari che aspettavano il trasporto pubblico per andare a Milano che passava appunto da Via Milano, 
si rifugiavano qui soprattutto in inverno a bere qualcosa per scaldarsi.





Proseguendo su quel lato c'è un portoncino chiuso. 
Qui il signor Carugati vendeva sementi!
"Il "sumenzat" era il padre dello stesso Carugati dove all'interno della corte,
 ha un negozio di elettricità" sottolinea Fabio. 
E Rossella dice che comperava "le luminarie di Natale, spettacolari, in vetro"!
Accanto attualmente c'è il negozio La Croisette. 
Fino a qualche anno fa c'era il fiorista Polliceverde.






Di fronte la Farmacia Sonvico. 
In questi locali dal 1775 si sono dati il cambio diversi farmacisti.
Dal 1880 ci fu il Dottor Antonio Giussani.
Nel 1928 prese la Farmacia il Nonno dei Dottori Sonvico,
 e nel 1946 il loro Papà, di ritorno dalla guerra.
Io sono innamorata dell'atmosfera antica della prima sala di questa storica farmacia canturina!
Le boiserie, i vasi, i mortai, le bilance sono lì a ricordare come un tempo la farmacia fosse una scienza e un'arte e spesso i farmacisti considerati metà dottori e metà chimici e molto maghi in grado di mescolare e mischiare e creare pozioni capaci di guarire! 
Dei veri e propri scienziati! Dei Maghi!
Questi locali sono impregnati di storia ed entrando dal primo ingresso sembra sempre di respirare un po' di antico, di vissuto, di quella magia.
I Dottori Sonvico hanno mantenuto e anzi, valorizzato questo patrimonio
 e noi possiamo avere una "ricostruzione" storica di una farmacia di inizio Novecento, 
che è sicuramente una stupenda opportunità di cui andare fieri.
Quando entro non vorrei mai andarmene.




Uscendo dall'ultima porta, sulla sinistra trovo il parrucchiere Equipe Ornella.
Ma qualche anno fa avrei trovato la Gianna Filati e il suo negozio Phildar!
Pieno di gomitoli colorati di lana e di cotone. 
Uno dei primi franchising come ricordano Mariarosa ed Anna!
Subito dopo la gioielleria Cappelletti. 
Gioiellieri in Cantù dal 1937 ma in questa sede di Via Matteotti dal 1957!
Segue un altro esercizio storico della via: il Toppi che è presente dal 1925.
Inizialmente in uno dei locali accanto alla Becala, e poi in quelli attuali.
Vendeva tessuti. I vestiti venivano realizzati dai sarti e ancora non c'era commercio di manufatti!
Siamo prima della seconda guerra mondiale.
Sotto i portici di fronte c'è una profumeria, l'unica rimasta di tre che ospitava la Via. 
Che fu ancor prima un negozio di abbigliamento giovane. Il "Ciao Ciao". (Cit. Cristina).
Ed è possibile anche la Singer come mi ricorda Lucia?






Torno indetro qualche metro. 
Dopo (o prima) del negozio di alimentari dei Signori Montorfano, arrivo al famoso civico 33! 
Oggi il bellissimo cortile delle Ortensie.
Corte dove ha avuto sede il "Fusat". 
Che vendeva casalinghi ma anche alberi di Natale, 
insomma da lui si trovava di tutto e di più! 
Ed è un ricordo davvero forte in tanti canturini!
Segue il negozio che negli anni Ottanta e Novanta è stato occupato da Carin bijoux!
E chi è nato negli anni Settanta come me, se lo ricorda molto bene!
Nel piccolo cortile dove dal 2001 Carlotta vende gioielli e vestiti originalissimi, 
pensate, prima c'era una mangiatoia!




E dove adesso c'è la Benetton Bimbi cosa c'era? 
Le proprietarie lo gestiscono da ben 25 anni!!!
Abbiamo percorso un terzo di Via Matteotti. 
Dal 1969 tolsero il passaggio della "Filovia" che prese il posto del tram qualche decennio prima.
Fino al 1988, anno del rifacimento del manto stradale con l'attuale piastrellatura, rimase semi pedonale con delle catenelle che bloccavano il traffico magari nei fine settimana.
Dopo invece divenne isola pedonale come è tuttora.
Prendiamo fiato e riprendiamo la nostra camminata.




A sinistra c'è il palazzo delle Canossiane. Oggi sede dell'Oratorio femminile e della scuola dell'infanzia della parrocchia di San Michele.
Di fronte, partendo qualche passo indietro, la cartoleria La Matita che ha chiuso in estate, 
prima c'era l'Ottico Cappelletti che adesso si è spostato 
di una vetrina e che dal 1978 è in Via Matteotti.
Arriva poi il negozio di scarpe della famiglia Lietti,
 che qui commercia dal 1929 e la cui bottega non ha subito molti ammodernamenti 
rimanendo e conservando un fascino vintage.
E poi c'era il Poldin, con "la premiata macelleria Marelli" come scrive Armando, 
al posto del negozio fu "Thun".




E accanto il bar Caffè Caffè che però tutti chiamano ancora "La Latteria".
Si mangiavano coni di panna montata fresca, e così tante persone me ne hanno parlato!
Nei locali che seguono si ricorda la corsetteria Florian.
Dopo aver attraversato la salita Camuzio, un altro esercizio storico, l'abbigliamento Toppi.
L'Agenzia Viaggi... cosa c'era qui? Chi si ricorda? 
Annamaria interviene: 
"Il Frutteto", piccola boutique di frutta e verdura di cui era assidua cliente!
La gioielleria Fasana dal 1925.
E la gastronomia La Baita. Che è stata per molti anni di Severino.
Poi troviamo Io Laura. 
Prima qui c'è stata la Pellicceria Caimi.
E ancora prima la cappelleria della Signora Marisa Maspero!
Vendeva guanti e cappelli!
Dove ora c'è il Pancho, c'era il negozio che tutti noi bimbi ci ricordiamo molto bene. 
Quello con la girandola stilizzata e l'insegna blu. 
Il Mantovani giocattoli! 
Ale e Fabio ed iostessa ed in tantissimi "ci hanno lasciato gli occhi"!
E prima di lui c'era una ferramenta.





Riprendo dall'altro lato. I portici di metà Via Matteotti. Senza colonne!
 Quelli di un'altra farmacia che fa parte della storia. Quella Centrale!
Quelli della Profumeria centrale al posto di Edoardo Castelli oggi.
E il primo negozio che sembra stia riaprendo, 
e che ha ospitato le attività di "Tentazioni" (oggettistica) e poi la Sisley.




E siamo al cuore, al fulcro della Via e di Cantù: la storica Pasticceria Colombo!
Prima licenza per questa attività in questa sede,
 rilasciata al signor Colombo Angelo fu Protaso nel 1868!
Come ricorda il dipinto sul muro dietro al bancone del bar.
Qui si sono festeggiati matrimoni e battesimi e se i muri parlassero, 
avrebbero davvero tanto da raccontare!
Nel 1984 lo ritirerà la famiglia Farina, gli stessi della drogheria.
La mia nonna veniva a bere un tè "in del Prutas". 
Io dal Colombo. E mia figlia alla "Pasticceria Farina"!
Prima qui c'erano le scuderie dei nobili Calvi. 
I proprietari della Villa che diventerà Municipio di Cantù 
e che vediamo da Via Matteotti in fondo a Largo XX settembre.







Dopo un caffé proseguo e trovo l'attuale boutique Maspero. 
Graziana però aprì la sua prima attività in uno dei locali della famiglia Zanfrini.
Al suo posto attuale invece aveva sede la lavanderia 1H, una delle prime ad offrire questo servizio.
E pensate, prima, proprio qui, venne rilasciata la prima licenzia per supermercato a Cantù
che verrà trasferita per aprire il Bennet in Piazza Garibaldi! 
Per i canturini questa è davvero storia!
Continuiamo.

Pub Le Colonne. 
Frequentatissimo e per anni attività di grande successo, 
questo bar, oggi "Civico 3", negli anni Ottanta e Novanta 
fu destinazione di tantissimi adolescenti e giovani che si riunivano
 e ritrovavano qui e sotto i portici di fronte.
Quelli della profumeria Ilia per intenderci. 
Che era al posto del colorificio ma che ad un certo punto si scambiarono i locali
 ed andò ad angolo dove c'era più spazio e oggi c'è Maspes.
Accanto un negozio di intimo. Che era "della Roberta".
E nel primo negozio vendevano scarpe... 
"Orsenigo/Arnaboldi, artigiani che creavano le calzature per i giocatori della squadra di basket" 
mi dice Annamaria. E Pinuccia aggiunge 
"E pensa che le scarpine Brunate dei bambini le allungavano fino a due numeri"
Proseguendo trovo oggi Fabrizia, che fu Ideal Seta (Simona me lo riporta) e prima,
 Maura dice esserci stata anche una lavanderia.






Nel palazzo di Zanfrini c'era la macelleria Rossi, 
"grandissima e una novità per quell'epoca, con le porte che si aprivano da sole e tutte le donne ma anche uomini ci sbattevano la testa, me compresa" ci racconta Maura!
E per qualche anno anche la Fiorucci commentano Maura e Patrizia.
Stiamo arrivando alla fine, e su questo lato
 c'è la storica pelletteria Elmir e di fronte il Tomato per alcuni, la Benetton per altri, 
per i giovanissimi la libreria Mondadori e per adesso, un negozio sfitto.
Ma Barbara e Rosalba negli anni Sessanta sono certe ci fosse l'esposizione di mobili Broggi!
C'è la Tavernetta (oggi Carnaby e prima drogheria Raddrizzani).
Ripartendo di fronte ai portici del Pub si ricorda una polleria, una bustaia e poi il magazzino/vetrina del negozio di Casalinghi e Liste nozze Arrighi, la Roberta dove oggi c'è Original Marines.




Ancora Arrighi e vicino una cartoleria "vecchia e buia che aveva di tutto" ci dice Patrizia.
Ed Emanuela aggiunge e specifica 
che "Le sorelle Pagnoni Franca e Nerina avevano la cartoleria, i pennini più belli e tantissime altre cose. Ricordo che tenevano anche le bambole di cartone con i vestitini intercambiabili"!
In tempi più vicini la confetteria Cappelletti, 
"con la dolcissima signora Mirella" come cita Maura C.
Siamo quasi arrivati alla fine. 
L'attuale gioielleria Galessi. Il negozio Iana.
Ricordiamo le tre pelletterie di inizio via Matteotti, lato Piazza Garibaldi.
Marechiaro. Che era un bellissimo hotel. Siamo agli inizi del 1900.
E la cui ristrutturazione ha conservato molto bene la struttura dell'epoca.
Che aveva anche un negozietto di frutta e verdura.
Io potrei continuare. 
Mi avete citato Matt 7, Saglio sport, il Priante, il bar Motta, la copisteria Cavalleri, 
il fruttivendolo Songia e tantissimi altri. Mi ci vorrebbero tanti post. Davvero tanti.

Io mi sono commossa. Se riesco aggiornerò continuamente questo post sul mio Blog!
In moltissimi me lo hanno chiesto. I commercianti mi hanno dato la loro disponibilità.
In tanti su Facebook mi hanno raccontato. Hanno condiviso. 
Sono più di cento anni di storia.
Stretti e vissuti tra le due Piazze Principali di Cantù. 
Un enorme patrimonio di grandissimo valore!
Interrompo così. Perché continueremo a raccontare. Mi sono entusiasmata.
A far rivivere i nostri ricordi e con essi le emozioni che ci legano e ci permettono di sentire e provare appartenenza ad un luogo. Ed a trascriverli. In parte. Con sicure inesattezze. 
Ma con l'impegno di raffinare i dettagli. E aggiungerne di nuovi!
M come Matteotti. Via Matteotti in Cantù.
To be continued...
Marina Montorfano













martedì 9 dicembre 2014

M come Ma può bastare un grazie?

M come Ma può bastare un grazie?
Un'amica qualche giorno fa mi scrive.
"Ho un sacchettino per Me! Da parte di una persona che ti legge!"
"Ma dai! Per Me? Davvero?".
Solo l'idea mi aveva riempito di entusiasmo.
Mi precipito a ritirarlo. Un sacchettino pieno di farfalline colorate. Che carino!



Mi piace! Lo appoggio sulla quinta mensola della mia libreria.
Davanti ad una seconda fila di libri. Non a caso.
A misura di sguardo. Lo aprirò dopo. Con calma. Ma nel frattempo è lì. Mi dona allegria!
In attesa di potergli dedicare la mia attenzione.
Intanto mi compiaccio del pensiero che qualcuno che non conosco, aveva trovato tempo e volontà per fare qualcosa per Me.
Passo davanti al mio sacchetto con le farfalle. Parecchie volte. 
E sorrido.
Il semplice fatto che qualcuno avesse pensato a Me e avesse avuto premura di recapitarmi un dono, bastava per essere felice. E provare gratitudine.
Le bimbe si addormentano. Posso finalmente dedicarmi al mio regalo. Prezioso.
Perché è proprio per Me. Apro il sacchetto. Trovo un pacchettino. Bellissimo.





Che a sua volta da solo è talmente bello che ho creduto fosse esso stesso il dono.
Carta pregiata piegata e richiusa con estrema cura e attenzione.
Un fiore realizzato a mano. Bianco. Appoggiato sopra.
Un laccino naturale di chiusura che abbraccia delicatamente il pacchetto di forma cubica.
Un equilibrio meraviglioso. Raffinata eleganza. Minimale ma esclusivo. Lo osservo.
Lo prendo e lo riposo. Lo ammiro. Sorrido. Sono grata. E sono felice. Che bello!
Curato in ogni dettaglio. Esito ad aprirlo. Leggo il delicato bigliettino.
"Prodotto con amore"! Che emozione! Da "Piccolo Cuore"!
Pauline C! Che dolce e talentuosa che è! E assai generosa e gentile.
Io non la conosco. Non so chi sia. Ma so che mi ha donato qualcosa di magico.
Mi commuovo. Ha voluto recapitarmi, pur non conoscendomi, un dono, pensato e creato e realizzato con amore, per Me. Perché mi legge. 




Ma io me lo merito tanto affetto?
Infinita riconoscenza. Sento profonda gratitudine. Per te, Pauline. Dal grande cuore!
Un animo gentile. Una donna che ha voluto fare qualcosa per Me.
Che ha trovato un'amicizia in comune.
In grado di recapitare il suo dono. A Me!
Ma un grazie è sufficiente? A volte vorrei smettere di scrivere. Non so fare molto altro.
Ho enorme ammirazione per chi, come Paola invece, ha doti di grande manualità e creatività.
Che sanno veramente inventare e realizzare degli oggetti preziosi.
Dando vita alla fantasia ed alla magia dell'arte!
Mi decido ad aprire il mio pacchettino. Lo faccio con estrema cura.
La stessa con cui è stato confezionato.
E trovo una scatolina la più dolce che possa esistere. 
Mi stupisco.
Piena dia zuccherini. Cubetti perfetti. Con cuoricini piccini.



Regolari e profumati di colore rosa e viola. Sul bianco ottico dei cristalli di zucchero.
Mi emoziono ancora di più.
Perché quelle zollette sono proprio M as Me! 
Perché pur non avendomi mai incontrata, Pauline C. sembrava sapesse esattamente cosa mi potesse colpire al cuore e riempirlo di amore!
Un piccolo scrigno pulito e trasparente e lucido che contiene i colori delle mie bambine.
Bianco e rosa e viola.
Amo le linee perfette.
La luce rende tutto luccicante. Brillano ed emanano scintille di amore.
Mi commuovo ancora. Tengo tra le dita un quadratino.
Che meraviglia semplice e delicata e dolcemente intensa.
Mi inebria il profumo di dolcezza. Che sa di amore.
Sincero. Spontaneo. Semplice. Prezioso e meraviglioso!



Io credo agli intrecci speciali. Al caso che permette che questi incontri accadano.
Tolgo dalla scatoletta quattro zollette.
Sono sicura le mie bambine la mattina saranno piene di sorpresa nel trovarle sul tavolo per loro.
Due a testa!
E che sia Magia quel momento. Che lo vivano come solo i Bimbi sanno apprezzare i gesti e le cose piccine ma che hanno valore inestimabile.
Io quella sera mi sono sentita felice. Piena di amore. Coccolata da quella scatolina.
E avvolta da quella magia!
Tesoro prezioso che ha saputo scaldare una giornata ed un periodo comunque difficile.
E' arrivata inaspettata. Ma ha saputo riempire i miei occhi di luce.
Luminosa è Pauline C. che è magica.




Mi sento onorata. Mi legge. Mi ha dedicato questo grande gesto.
Le ho scritto. Chiedendo il permesso di poter raccontare questa bella Storia.
E la mattina successiva Seienne e Sedicimesenne erano inebriate dalla vista di quei cubetti brillantosi e scintillanti. Li hanno trovati sui loro cuscini.
Erano stupite ma piene di entusiasmo. Non sapevano bene cosa significassero o da dove venissero.
La piccola li ha presi e li ha messi subito in bocca.
Felice. Come solo chi si riempe la bocca di dolcezza. Spontanea e sicura che fossero cose buone!
Oltre che belle!
Con un sorriso pieno di gioia e di gratitudine per questa sorpresa di prima mattina.
Lei che è golosa e che apprezza ogni gusto zuccherino.
Che faccia piena di soddisfazione!



La grande li ha tenuti in mano. Non osando mangiarli.
Li ammirava come fossero degli oggetti preziosissimi.
Li teneva tra le manine. Apoggiate sul palmo.
Ha notato i due cuoricini e i due colori. Rosa e viola.
E continuava a chiedersi "Ma chi può averceli lasciati?".
"Tu cosa credi Vee"?
"Non lo so, ma sicuramente chi ce li ha donati ci vuole molto bene"!
"Credi?".
"Mama questi zuccherini possono essere solo un messaggio d'amore!".
"Grazie grazie grazie per questo amore"!
"A chi dici grazie, Amore mio?"
"A chi ce li ha donati!"
Ed io mi unisco nuovamente a questo grazie.
A Pauline C. che ci ha donato questo abbraccio, questa coccola, questo amore.
Che è inestimabile. Prezioso. Gesto di enorme gentilezza e generosità e amore.
Grazie Pauline C.!
Possa tu riuscire a far diventare il tuo talento e la tua passione, la tua professione principale!
Perché sei davvero bravissima a trasmettere amore con i tuoi doni preziosi e gentili!
E sarebbe come fare magie! E rendere le persone felici! E quale lavoro migliore!?!
Io ci credo. Con te. Perché adesso ti voglio un gran bene, Pauline!

M come Ma può bastare un grazie per un dono di così inestimabile valore?

Piena di gratitudine e riconoscenza,

M as Me



martedì 2 dicembre 2014

M come Mercoledì! Via Matteotti parte prima.

M come Mercoledì.
M come Matteotti. Mercoledì con Me in Via Matteotti.
Che è il "Corso", la "Vasca", la "Zona pedonale", il "Fulcro", il "Cuore" della città di Cantù.
E' l'arteria principale. E' il collegamento tra Piazza Garibaldi e Piazza San Rocco.
Da una parte guarda verso Como. Dall'altra ci porta a Milano.
E' la via dove una volta c'era moltissimo fermento.
La strada dei negozi, degli alimentari, del primo bar pasticceria.
E' stato il primo "centro commerciale" di Cantù!
Destinazione per lo "struscio" pomeridiano, serale e domenicale per decadi di cittadini di tutte le età.
Luogo di scambio, di commercio, di passeggio, di incontro, di apertura, di evasione.
Non esiste canturino che non abbia percorso questa strada su e giù a piedi almeno molte volte nella sua vita!
E', ancora oggi, nonostante la fisiologica decadenza degli ultimi anni, un punto nevralgico per la città di Cantù.
Ipoteticamente, metaforicamente, urbanisticamente, storicamente e forse anche socialmente,
via Matteotti divide ed unisce un'intera città e molte generazioni!
Io la trovo ancora piena di fascino. Nonostante davvero abbia perso un po' del suo sfarzo di inizio secolo e soprattutto la sua destinazione principale a luogo di aggregazione e ritrovo e shopping per tutti gli abitanti di Cantù fino agli Novanta, rimane la via principale in un centro abitato piuttosto vasto territorialmente ed è ancora un riferimento importante per tutti noi.


Negli anni si è modificata. Si è trasformata. Si è purtroppo forse troppo poco adeguata.
Ed ha subito la crisi economica soprattutto dell'ultimo periodo storico.
D'altro canto anche i cittadini di Cantù hanno magari preferito i grandi centri commerciali al coperto sacrificando la via Matteotti ed il centro storico in generale.
Non vorrei scrivere banalità ma ho osservato, abitando in centro da oramai 3 anni, che le colpe di questo cambiamento, che la Via ha riportato e sta vivendo, vadano attribuite sia ai commercianti che ai cittadini stessi. Ma soprattutto credo, alla trasformazione della società e dei centri urbani.
Non scriverò certo novità per nessuno!
Nei vari gruppi di discussioni in merito a questo argomento ce ne sono state parecchie, non arrivando a capo di nulla.
Da una parte si gira meno a piedi, meno in bicicletta e si vuole il parcheggio comodo, largo e gratuito.
E se è vero che in centro oggi quasi tutti i parcheggi sono a pagamento, a due passi (e a veri due-minuti-due a piedi dalla nostra bella Via Matteotti)ce n'è uno che offre i primi 45 minuti completamente gratuiti.
Parlo di quello sotto la piazza delle Stelle, in Corso Unità d'Italia.
E penso che camminare faccia bene a tutti.
E comunque anche quando si parcheggia nei centri commerciali non è che ci offrano il parcheggio davanti al negozio che ci interessa!
Però qui abbiamo in più l'occasione di stare all'aperto e di vivere il centro storico.
Anche quando piove il percorso è veloce, senza pozzanghere e con ampi marciapiedi percorribili per raggiungere la nostra zona pedonale. E tutto in piano. Che a Cantù non è scontato!
Di altri parcheggi intorno ce ne sono. La domenica sono gratuiti.
Ed ecco che qui potrebbero entrare in gioco i commercianti che per favorire il ritorno dei cittadini in centro potrebbero adeguarsi e rimaner aperti la domenica pomeriggio.
Non solo nel periodo natalizio.
Non so se sia fattibile, ma sarebbe sicuramente una delle possibilità di concorrenza attiva ai centri commerciali coperti.
Ultimamente via Matteotti ha perso la vivacità e l'attività fervente che per anni l'hanno caratterizzata.
Credo che soprattutto ci voglia volontà e collaborazione da parte della cittadinanza che sono sia i cittadini e che i commercianti stessi.
Sicuramente entrambe le categorie ne beneficerebbero.
E come sarebbe bello che le molte botteghe vuote tornassero a riempirsi ed ad offrire la loro merce!



Ma io sono positiva e sono certa che in un futuro la nostra Via riprenderà ad animarsi.
Come nelle occasioni di attività organizzate ed eventi.
In cui davvero Via Matteotti ritorna ad essere affollata e piena di gente.
Come negli anni d'oro. Il periodo storico non favorisce grande prospettiva nell'immediato.
Ma sopravvivendo alla crisi economica, si potrà godere ancora in un futuro che mi auguro prossimo, di una zona pedonale tranquilla e allo stesso tempo viva.
Percorro avanti e indietro questa via. Più volte al giorno.
Ci sono le corti restaurate. Ci sono i negozi storici.
Alcuni nuovi. Altri recenti ma che oramai sono parte della Via oramai dagli anni Ottanta.
La mia memoria personale parte dalla fine degli anni Settanta.
Però la mia Nonna, nativa di Badia di inizio secolo scorso, e canturina orgogliosa, mi ha sempre raccontato aneddoti ed episodi di una Via Mattotti esclusiva e popolare al tempo stesso che sento mia nonostante non me la ricordi direttamente prima di certo periodo.
Attraverso i suoi racconti, quelli di mio padre e quelli dei canturini che mi hanno dato l'opportunità di riprendere possesso di immagini e prospettive che avevo accantonato, ho ricostruito una via che negli anni ha subito cambiamenti ma che ha anche confermato essere importante per tutti ed amata.
Ringrazio i canturini dei gruppi Facebook "Sei di Cantù se..." e "Cantù in Foto".
Mi sono iscritta immediatamente ad entrambi e li seguo con entusiasmo e passione.
Gli abitanti della città di Cantù hanno permesso di rispolverare ricordi e aprire cassetti contenenti foto e dettagli che la memoria aveva accantonato.
E che altrimenti andrebbero persi!
E che bello che esista questa opportunità offerta dal Social Network più famoso del mondo, di ritrovare e riproporre e soprattutto condividere memorie più o meno recenti, di un vissuto cittadino che è valore aggiunto e motivo di orgoglio per noi e per la generazione che ci segue.
Sono mancata per moltissimi anni dalla mia città, ma ritornando ho sempre pensato a Via Matteotti e a quanto io abbia passeggiato per questa via! E mi sono sempre sentita "a casa" ripercorrendola.
Non sono nostalgica. Mi piace però fermare i ricordi. Ritrovarli ogni volta che ne sento il bisogno.
Osservarli. Analizzarli. Ri-viverli attraverso le parole di chi c'era.
Ritengo indispensabile poter accedere alla storia. Anche quella moderna. E renderla pubblica.
Per trovare le nostre origini. Per non perdere la strada.
E per poter andare avanti bisogna conoscere e ricordare e raccontare, e questo è proprio il caso di scriverlo, la strada percorsa!
Ieri ho chiesto nel gruppo di riunire e condividere nuovamente i ricordi!
Ed è stato veramente commovente vedere con quanto entusiasmo e partecipazione molte persone abbiano scritto e stiano raccontando.
Questa mattina mentre camminavo in Via Matteotti sorridevo e ripensavo ai miei anni da bambina quando in Piazza c'erano il Bennet e la Standa.
E mentre mamma faceva la spesa io correvo con papà in Via Matteotti. Non c'erano macchine.
Io me la ricordo sempre "isola pedonale".
E trovo questo un enorme privilegio. Ci porto le mie bambine con il monopattino o le bici.
E anche a piedi è bello vedere che giocano e corrono per la Via, mentre io curioso tra le vetrine o entro nei negozi per qualche commissione.
Rileggevo i vari commenti e ripensavo alle "vasche" del pomeriggio.
Quelle di me adolescente. Metà anni Ottanta.
Avanti e indietro per la Via.
Rifugiandoci nella pasticceria Colombo (che per Nonna rimaneva il Prutas!) e per le mie bimbe è Farina, a bere una cioccolata calda con la panna montata!



Via Matteotti era centro di vita sociale per tutti noi giovani di Cantù. E anche per gli anziani.
E chi è degli anni Settanta come me potrà confermarlo.
Il pub Le Colonne. La compagnia dei Portici. La via affollatissima.
Da veramente doverla percorrere "strusciando".
La domenica mattina dopo la messa non si poteva non fare un giro n Via Matteotti.
Il fermento ed il pulsare di questa via agli inizi e fino alla fine degli anni Novanta è stata incredibile.
Era l'ultimo decennio prima dell'arrivo dei Centri Commerciali che hanno in qualche modo cambiato il modo di vivere i centri storici.
Segno dei tempi. Ma anche di un'economia che non ha mai vissuto un periodo peggiore di quello degli ultimi anni.
Tutto ha sicuramente favorito a spostare e favorire altri luoghi, come punti di ritrovo.
Potremmo discutere se fosse meglio o peggio o cosa si potrebbe fare o non fare per restituire sfarzo e luce e vita a questa via. L'ho scritto prima.
Io credo che molto dipenderà dalle nostre scelte di vivere di più il centro, alla nostra preferenza di una vita più tranquilla in città. Meno spasmodica e industriale.
Con la possibilità di spostarsi senza auto. Girando a piedi o in bicicletta.
Ma anche da chi crederà all'adeguarsi al mercato.
Con un'offerta più flessibile. In armonia con la domanda.
Forse basterebbe adattarla e renderla accessibile alle esigenze del quotidiano degli abitanti di oggi, per poterla ri-animare.
Per far si che le persone si possano riavvicinare. E soprattutto permettere di ri-prendere vitalità.
E sfarzo. E attività. Per tutti.
Penso che la volontà e le possibilità ci siano per poter ricominciare a viverla.
E il primo passo è quello di non lamentarsi sempre di ciò che la città non offre.
Ma iniziare ad apprezzare le tante opportunità e le occasioni e i privilegi che invece ci offre.
E allora nel prossimo Mercoledì in mia compagnia, e se sarà necessario e vi farà piacere anche nel mercoledì successivo, ripercorreremo la nostra storica e preziosa Via Matteotti, scrigno di storie e di memorie.
Testimone di avvenimenti, di vita quotidiana, di baci ed abbracci.
E passeggiare per via Matteotti potrebbe tornare ad essere un Vizio.
Un'abitudine. Un appuntamento da non perdere. Una camminata che dopo le prime volte, diventa una piacevole abitudine.
E quando si dirà "ci si vede dopo", non bisognerà aggiungere altro.
Il luogo è la Via Matteotti. E la frequentano pensionati, giovani, studenti, famiglie.
E capiterà sempre e comunque di incrociare un volto amico.
Vorrei veramente tanto che per una volta potessimo davvero andare oltre alla polemica e alla facile critica ed arrivare diritti verso un'ipotetica passeggiata attraverso il tempo.
Ognuno con i ricordi che del proprio vissuto cittadino.
Con quelli che gli hanno riportato i nonni, gli zii, o i propri genitori.



Per far rivivere in questi giorni di festa una Via che ci ha dato e ci offre ancora moltissimo.
E che ha enormi potenzialità ancora da offrire a tutti i canturini e chi viene a trovarci.
Insomma, avremo l'occasione di passeggiare per Via Matteotti, ripercorrendo la storia.
Che è di Cantù. E che siamo noi. Tutti ed ognuno con la volontà di condivisone di un passato che non va dimenticato ma anzi, tramandato e di un presente che va vissuto, per poter raccontare!
E di cui andare orgogliosi!
Buona settimana, e ci vediamo mercoledì prossimo. In Via Matteotti!
Marina Montorfano
www.masme.it

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